Il bullshitter seriale in politica e il pericolo sottovalutato delle cazzate

On bullshit ( letteralmente “stronzate”, ma anche “cazzate”) è un testo del filosofo statunitense Harry G. Frankfurt uscito nel 1986, ma ripubblicato in Italia (Rizzoli) nel 2005 e più recentemente ripreso in diverse piattaforme e blog filosofici. Probabilmente perché dire cazzate, ossia parlare a vanvera, spacciare dati fasulli, inventarsi congiure e complotti, è diventata pratica diffusa e linguaggio quotidiano. Anche nei conversari privati, ma soprattutto nell’ambito del discorso pubblico. Dove più delle celebrities e vipperia assortita, sono i politici a segnalarsi. Uomini e donne, leader e peones con uguale propensione a sparare cazzate. La sola differenza è che a destra si esagera senza ritegno e in modo più aggressivo. Mentre a sinistra, come al centro, c’è più compostezza e le cazzate sono perlopiù “buoniste”.

Il bullshitter seriale in politica e il pericolo sottovalutato delle cazzate
Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

L’opinione pubblica ormai si è seduta al “bar sport”

Certo è che da Matteo Salvini a Elly Schlein, passando per Carlo Calenda e Matteo Renzi, non manca mai la cazzata del giorno. Le ragioni le elencheremo dopo avere riassunto il carattere fondamentale delle “cazzate” e chiarito che, come ha scritto Frankfurt, bisogna distinguere il “dire stronzate” dal semplice mentire. Per il fatto che «un bugiardo fa deliberatamente un’affermazione falsa (quindi, conoscendo egli stesso la verità), mentre colui che dice una stronzata (“bullshitter“, in inglese) è semplicemente disinteressato alla verità stessa». Può sembrare questa una differenza di poco conto, ma in realtà è centrale per capire perché il dire cazzate sia diventata una categoria politica. Sorta di narrazione obbligata, di concessione a una opinione pubblica che si è seduta al “bar sport”. Assuefatta all’obbligo del “cazzeggio” che ormai da anni regna sovrano in tivù e sui social, ma anche sui più importanti quotidiani d’informazione.

Non siamo consapevoli del danno procurato

Vero è che l’autorevole Treccani ha sdoganato le “cazzate” (definendole «chiacchiere senza costrutto, che si fanno tra amici specialmente per ammazzare il tempo») e che Umberto Eco ha definito il “cazzeggio” in modo «affettuoso e indulgente». Ma è altresì vero, citando il filosofo, che se «uno dei tratti salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate in circolazione» la cosa ben più preoccupante è che «tendiamo a dare per scontata questa situazione… Di conseguenza, non abbiamo una chiara consapevolezza del danno che procurano».

Il bullshitter seriale in politica e il pericolo sottovalutato delle cazzate
Umberto Eco (Imagoeconomica).

Le cazzate sono a geometria variabile: ce ne sono d’ogni tipo. Donald Trump è stato ed è ancora un grande interprete del genere. Che le ha dette così grosse (dal pizzagate attribuito a Hillary Clinton alla «falsa nascita negli Usa» di Barack Obama) da arrivare all’assalto di Capitol Hill. Come dire: attenti a ridere di Salvini che dichiara guerra alla Germania sui social. Perché forse fa più ridere e meno danni il ministro Nello Musumeci che ha chiesto di intervenire sulla Costituzione, citando un improprio articolo 119, dove andrebbe esplicitamente scritto che l’Italia è «una Repubblica marinara».

Il Superbonus di Conte, i dati di Meloni, il gender

Ma cazzate sono anche il «milione di posti di lavoro» che secondo Giusppe Conte ha creato il Superbonus, o i dati che quotidianamente scodella la premier Giorgia Meloni; o, guardando agli Usa, il conflitto sul gender scatenato dal governatore della Florida Ron De Santis contro la Disney. Ma, aggiunto che il luogo massimo dove senatori e deputati postano cazzate a mansalva è Twitter (X), e che solo Sergio Mattarella e Mario Draghi non praticano il genere, ci sono almeno tre questioni importanti da evidenziare.

Il bullshitter seriale in politica e il pericolo sottovalutato delle cazzate
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La prima è perché si producono e circolano tante cazzate e cazzari di successo. Detta con brutale sintesi, è il «potere dell’algoritmo», denunciato dal co-fondatore del The Global Disinformation Index Daniel J. Rogers. Cioè un modello di business tossico, il cui movente principale è catturare l’attenzione del pubblico: «La verità non è da nessuna parte in questo calcolo: l’unica metrica che l’algoritmo premia è il coinvolgimento, e si scopre che la disinformazione e la teoria del complotto sono il foraggio perfetto per questa amplificazione algoritmica».

Per i politici l’importante è essere persuasivi

In altre parole i politici dicono cazzate non perché ci credano o siano disinformati (cosa questa che peraltro accade spesso), ma perché funzionano, sono convincenti, persuasive. Veri o falsi che siano i numeri che danno, o realistiche le promesse che lanciano, a loro importa solo impressionare il pubblico. Mentre il mentitore deve conoscere la verità per poterla meglio nascondere o contraffare, il “bullshitter” non fa uso alcuno della nozione di verità. Per questo motivo, riprendendo Frankfurt, «la stronzata è un nemico della verità più grande della menzogna».

Le stronzate non vengono percepite come un tradimento

E qui si pone la seconda questione. Perché le cazzate che vengono dette, quando poi smascherate, non producono reazioni ? Se guardiamo infatti alle promesse elettorali della Meloni sull’immigrazione e sull’abolizione delle accise, ora che è al governo si stanno rivelando pure illusioni. Però il nulla di fatto non viene percepito come un tradimento e non si traduce, secondo i sondaggi, in perdite di consensi. Sul medio periodo si vedrà. Ma intanto è evidente che le cazzate hanno un forte impatto nell’immediato: fanno boom ma rapidamente svaniscono.

Il Google effect e la digital amnesia sono sempre incombenti. Nel contempo il pubblico di appartenenza e riferimento, essendo sempre più polarizzato e identitario, non vuole e non può più dissociarsi, sconfessare il proprio leader. Leadersimo e tribalismo ossia personalizzazione estrema e acritica adesione al capo tribù, come già scritto su Lettera43, sono i due driver dominanti nella contesa politica.

Vana fatica nel cercare di ristabilire la verità

C’è infine una terza drammatica conseguenza nel non valutare la pericolosità sociale delle “stronzate”: il diffondersi dell’idea che sia impossibile sapere come stanno veramente le cose. Dunque che sia vana fatica cercare di ristabilire la verità e che qualsiasi critica o analisi intellettuale sia legittima, e vera, solo se persuasiva. È su questo terreno che cazzate epocali, siano esse teorie aberranti (il suprematismo bianco) o cretinate cosmiche (le scie chimiche) acquistano una qualche scellerata legittimità. In mancanza di puntali confutazioni anche le cose più inverosimili e le storie più improbabili a forza di ripeterle diventano credibili. Plausibili come il sospetto che sia vicino il futuro immaginato dallo scrittore di fantascienza Theodore Sturgeon, dove «il 90 per cento di tutto sono cazzate». E che la minaccia più grande per la nostra civiltà, per riprendere un pensiero di Carlos Ruiz Zafon, autore del best seller L’ombra del vento, non sia la bomba atomica bensì un eccesso di banalità e sciocchezze che «trasformano la realtà in una volgare barzelletta».