Export di armi, così la Cina in Africa riempie il vuoto lasciato da Russia e Occidente

Dai blindati ai missili antiaerei, dai camion ai droni armati. La Cina amplia le forniture militari all’Africa e occupa gli spazi aperti dalle difficoltà della Russia e dalla rottura dei rapporti tra i governi del Sahel e i partner dell’Occidente. Prezzi competitivi, equipaggiamenti più sofisticati e assistenza tecnica sostengono l’espansione di Pechino, che ha superato Mosca nelle consegne di grandi sistemi d’arma all’Africa subsahariana. Un risultato ottenuto mentre la guerra in Ucraina assorbe una parte delle disponibilità dell’industria militare russa.

Interrotta la cooperazione militare con la Francia

Il cambiamento emerge dagli arsenali di Mali e Burkina Faso. Come raccontato dal South China Morning Post, ad aprile quattro veicoli identificati come sistemi antiaerei cinesi Yitian-L sono comparsi in un convoglio maliano. Cinque mesi dopo, la presidenza del Burkina Faso ha diffuso immagini di una prova a fuoco e di un’ispezione degli equipaggiamenti. Nei filmati sono stati riconosciuti un radar mobile di sorveglianza e un lanciatore di missili terra-aria della famiglia Sky Dragon, prodotta dalla cinese Norinco. Entrambi i Paesi hanno interrotto la cooperazione militare con la Francia e subito restrizioni all’assistenza statunitense. Alla ricerca di sostegno contro le insurrezioni jihadiste, hanno affiancato al sostegno militare russo gli acquisti di equipaggiamenti cinesi.

Export di armi, così la Cina in Africa riempie il vuoto lasciato da Russia e Occidente
Un lanciatore di missili terra-aria della famiglia Sky Dragon.

Tra il 2024 e il 2025 il Burkina Faso ha ricevuto anche mezzi cinesi per le operazioni terrestri: veicoli di supporto di fuoco, trasporto truppe, lanciarazzi e semoventi con cannone-mortaio. Ad agosto, la Costa d’Avorio ha mostrato droni armati Wing Loong II, acquistati da Catic, società statale cinese esportatrice di prodotti aeronautici. Sistemi avanzati affiancano così forniture più tradizionali, che secondo gli analisti rappresentano ancora la maggior parte delle consegne per volume.

Difesa aerea integrata, sorveglianza e sistemi d’attacco

La diffusione di radar, missili e apparecchiature per la guerra elettronica porta le aziende cinesi nella difesa aerea integrata, nella sorveglianza e nei sistemi d’attacco. D’altronde, diversi governi non riescono a ottenere dagli Stati Uniti o dall’Europa droni equivalenti a quelli cinesi. E all’offerta industriale delle aziende della Repubblica popolare si aggiunge la disponibilità politica a vendere a clienti dai quali i fornitori occidentali mantengono maggiori distanze.

Export di armi, così la Cina in Africa riempie il vuoto lasciato da Russia e Occidente
Elicotteri della Catic, società statale cinese esportatrice di prodotti aeronautici (foto Ansa).

Secondo il Sipri, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma, nel quinquennio 2021-2025 la Cina ha fornito il 22 per cento delle importazioni di grandi sistemi d’arma dell’Africa subsahariana, raggiungendo 23 Stati. La Russia si è fermata al 12 per cento, la Turchia all’11. Sull’intero continente, compreso il Nord Africa, gli Stati Uniti restano primi con il 19 per cento, davanti a Pechino al 17 e a Mosca al 15. Alla diffusione delle forniture si aggiunge ora l’ampliamento dell’offerta verso sistemi più sofisticati. A vantaggio della Cina anche i costi d’acquisto più bassi e l’offerta di manutenzione, tanto che tra i clienti figurano anche Paesi che mantengono buone relazioni con Stati Uniti ed Europa.

Non solo armi: formazione di 6 mila soldati africani

Le vendite si inseriscono in una cooperazione militare più estesa. All’ultimo Forum Cina-Africa, Xi Jinping ha annunciato un miliardo di yuan di assistenza militare e la formazione di 6 mila militari africani. Esercitazioni, pattugliamenti e rapporti tra accademie accompagnano dunque gli acquisti degli armamenti. La base di Gibuti, aperta nel 2017 in posizione strategica vicina allo stretto di Bab el-Mandeb, sostiene la presenza navale cinese. La protezione di cittadini, cantieri e investimenti accresce intanto il peso della sicurezza nelle relazioni con il continente.

Export di armi, così la Cina in Africa riempie il vuoto lasciato da Russia e Occidente
Xi Jinping durante il Forum di cooperazione Cina-Africa del 2024 (foto Ansa).

Sul piano economico, Pechino ha un peso assai rilevante in tutta l’Africa. Nel 2025, l’interscambio ha raggiunto 348 miliardi di dollari: 225 miliardi di esportazioni cinesi e 123 di acquisti dall’Africa. Alle richieste di riequilibrio, la Cina ha risposto estendendo dal primo maggio a 53 Paesi africani l’accesso a dazio zero, già concesso dal dicembre 2024 a 33 Paesi meno sviluppati. Resta escluso Eswatini, unico partner diplomatico africano rimasto a Taiwan.

Restano strategiche le infrastrutture collegate alle risorse. Il rilancio della ferrovia Tanzania-Zambia, concordato nel 2025 per circa 1,4 miliardi di dollari, rafforza l’accesso del bacino minerario dell’Africa centrale all’Oceano Indiano. Rame, cobalto e litio alimentano la produzione di batterie e veicoli elettrici. L’Africa è anche un mercato per le tecnologie verdi su cui Xi punta per ri-orientare la crescita cinese. Per fare un esempio: secondo il centro studi britannico Ember, le importazioni africane di pannelli solari dalla Cina sono aumentate del 60 per cento nei 12 mesi fino a giugno 2025.

Export di armi, così la Cina in Africa riempie il vuoto lasciato da Russia e Occidente
Un’esposizione di armi, con diversi modelli cinesi, in Sud Africa, a Pretoria (foto Ansa).

Reti mobili, centri dati e servizi cloud ampliano intanto la cooperazione digitale. A marzo, i colossi Huawei e Mtn hanno rinnovato gli accordi sull’ammodernamento delle infrastrutture. Alla cooperazione sulle reti si affianca quella sui sistemi militari, dove radar, droni e apparati di guerra elettronica richiedono assistenza tecnica e formazione continuative. Norinco ha già aperto un ufficio regionale a Dakar e un centro per riparazioni e ricambi in Nigeria. Tra le rotte delle materie prime e le nuove esigenze di sicurezza, Pechino occupa gli spazi lasciati vuoti da altri nella difesa degli Stati africani.