Bartolozzi e il caso-Almasri: la decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione

La Corte costituzionale ha accolto parzialmente il conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma sul caso di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, imputata per aver reso false dichiarazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla liberazione del generale libico Osama Almasri, avvenuta a gennaio del 2025. «In virtù del principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato», a fronte della sollecitazione della Camera, il Tribunale dei ministri «avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non ha ritenuto di configurare», in capo a Bartolozzi, «una possibile responsabilità per concorso» nei reati attribuiti a Nordio. In quel caso, il Tribunale avrebbe dovuto chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere anche nei confronti dell’ex capo di gabinetto. E la Procura di Roma avrebbe dovuto comunicare le valutazioni del Tribunale alla Camera, «in modo da porla in condizioni di eventualmente promuovere conflitto di attribuzione nei confronti dell’autorità giudiziaria».

Bartolozzi e il caso-Almasri: la decisione della Consulta sul conflitto di attribuzione
Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).

False dichiarazioni: la Consulta nega lo scudo a Bartolozzi

La Corte costituzionale ha invece escluso che servisse un’autorizzazione a procedere per il diverso reato di false dichiarazioni, relativamente alle dichiarazioni rese da Bartolozzi al Tribunale dei ministri il 31 marzo 2025. «Non è stata infatti condivisa la tesi della Camera, secondo cui l’obbligo di chiedere l’autorizzazione a procedere sancito dall’articolo 96 della Costituzione per i reati attribuiti a un ministro nell’esercizio delle sue funzioni si estenderebbe anche ai reati compiuti da un terzo e semplicemente connessi a quelli ministeriali, come – in ipotesi – dichiarazioni false realizzate allo scopo di occultare la responsabilità di un ministro» spiega la Consulta, che di fatto nega lo scudo a Bartolozzi. Eventuali esigenze di riservatezza su fatti appresi da persone senza funzioni ministeriali, precisa la sentenza, possono essere tutelate, se la legge lo consente, «attraverso lo strumento dell’opposizione del segreto di Stato».