Rheinmetall Italia, la nomina che rischia di creare un caso tra Roma e Berlino

C’è una poltrona che da qualche giorno tiene banco nei palazzi romani e sulla quale si starebbe esercitando una certa pressione politica. È quella di amministratore delegato di Rheinmetall Italia, controllata del colosso tedesco della Difesa con quartier generale a Düsseldorf. A occuparsene con particolare insistenza, secondo indiscrezioni che circolano negli ambienti industriali, sarebbe un esponente della maggioranza di governo, intenzionato a trovare una nuova sistemazione a un manager di sua fiducia.

Rheinmetall è uno dei protagonisti del riarmo europeo

La questione sarebbe probabilmente rimasta confinata alle consuete schermaglie sulle nomine se non riguardasse un gruppo come Rheinmetall, diventato uno dei protagonisti del riarmo europeo. A guidarlo è Armin Papperger, ingegnere classe 1963, manager che nel 2024 è finito persino nel mirino dei servizi russi. Un complotto per assassinarlo, sventato dalle intelligence americana e tedesca, si inseriva nella campagna di guerra ibrida attribuita al Cremlino contro l’industria europea della difesa, impegnata a sostenere militarmente l’Ucraina.

Rheinmetall Italia, la nomina che rischia di creare un caso tra Roma e Berlino
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Rheinmetall Italia, la nomina che rischia di creare un caso tra Roma e Berlino

Papperger ha investito molto anche nei rapporti con l’Italia, promuovendo insieme con Leonardo la nascita di Lrmv, Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, joint venture con sedi a Roma e La Spezia destinata a svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo della nuova difesa terrestre europea. Un’operazione industriale che lo ha portato a intensificare i rapporti con Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, nominato da Palazzo Chigi e considerato una delle figure sulle quali il governo punta per accompagnare la nuova stagione dell’industria europea della difesa.

Rheinmetall Italia, la nomina che rischia di creare un caso tra Roma e Berlino
Lorenzo Mariani, ad di Leonardo (foto Imagoeconomica).

I due si conoscono da tempo e godono di reciproca stima. La collaborazione tra i rispettivi gruppi poggia dunque anche su un rapporto personale consolidato, che la scelta del prossimo amministratore delegato di Rheinmetall Italia potrebbe tuttavia mettere alla prova.

Gualdaroni, uomo considerato vicino al ministro Crosetto

Il nome attorno al quale si starebbe lavorando è infatti quello di Carlo Gualdaroni, già uomo forte del precedente consiglio di amministrazione di Leonardo e considerato vicino al ministro della Difesa Guido Crosetto. Il suo allontanamento dal gruppo pubblico, avvenuto soltanto di recente, è stato accompagnato da una buonuscita superiore ai 7 milioni di euro. Una cifra che rende quantomeno singolare l’ipotesi di un suo rapido ritorno sulla scena, questa volta attraverso la porta di un’azienda tedesca.

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Roberto Cingolani con Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

Chi raccoglierà l’eredità di Ercolani, atteso da Sparkle?

Non sarebbe peraltro il primo tentativo di ricollocazione. Un’operazione analoga, tentata recentemente in Elettronica, società nella quale lavora già il figlio di Gualdaroni, non avrebbe avuto successo. Adesso la partita si sarebbe spostata su Rheinmetall, dove l’ex manager di Leonardo potrebbe raccogliere l’eredità di Alessandro Ercolani, figura di peso e molto apprezzata a Palazzo Chigi, destinato secondo le indiscrezioni al vertice di Sparkle.

Rheinmetall Italia, la nomina che rischia di creare un caso tra Roma e Berlino
Alessandro Ercolani con Giorgio Mulè di Forza Italia (foto Imagoeconomica).

La società del gruppo Tim, il cui controllo sta per passare a Mef e Retelit, rappresenta un asset strategico nelle telecomunicazioni internazionali, grazie a una rete proprietaria in fibra ottica di oltre 600 mila chilometri, che comprende anche i cavi sottomarini transoceanici attraverso i quali transita una parte rilevante del traffico mondiale dei dati.

Rapporti tutt’altro che idilliaci tra l’ex dirigente e Leonardo

Il problema, però, non è soltanto quello di trovare una nuova occupazione a Gualdaroni. A preoccupare sarebbero soprattutto i rapporti tutt’altro che idilliaci tra l’ex dirigente e Leonardo, proprio mentre la società italiana e Rheinmetall sono impegnate a costruire una collaborazione industriale di grande rilievo.

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Un carro armato della Rheinmetall (foto Imagoeconomica).

Una sua eventuale nomina rischierebbe così di introdurre un elemento di tensione in un’intesa sulla quale Roma e Düsseldorf hanno investito parecchio. E non è detto che Palazzo Chigi apprezzerebbe una scelta capace di mettere in difficoltà un rapporto costruito con pazienza da Mariani e Papperger.

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Il ministro della Difesa Guido Crosetto (foto Ansa).

Negli ambienti politici e industriali c’è già chi parla del rischio di uno sgarbo istituzionale. Anche perché sarebbe curioso che, dopo aver pagato oltre 7 milioni di euro per separarsi da un manager, Leonardo se lo ritrovasse dall’altra parte del tavolo in una delle sue alleanze più importanti.

Vinceranno le sollecitazioni politiche o gli equilibri industriali?

La decisione spetta ora ai vertici tedeschi di Rheinmetall ed è attesa a breve. A Berlino e Düsseldorf dovranno valutare se assecondare le sollecitazioni che arriverebbero da Roma oppure privilegiare gli equilibri industriali. Del resto, non tutte le poltrone da occupare sono necessariamente poltrone da assegnare.