Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Mojtaba Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica, ha concesso al governo di Teheran «determinati poteri» in merito ai colloqui di pace con Washington. «I nostri avversari non possono costringere l’Iran alla resa attraverso un conflitto. Ci opponiamo fermamente alle loro menzogne e alle loro pretese eccessive. In questo percorso, dobbiamo impegnarci a rafforzare la resilienza della popolazione, facendoci carico delle sue preoccupazioni e dei suoi timori», ha detto Pezeshkian durante un incontro con i governatori provinciali a Teheran. Questo mentre Benjamin Netanyahu continua a fare pressione su Donald Trump per la ripresa degli attacchi dopo le elezioni di midterm.

L’Iran ha proposto agli Stati Uniti un piano in sette punti
Le dichiarazioni di Pezeshkian arrivano a stretto giro da quelle del ministero degli Esteri sulla disponibilità di Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz entro due giorni, anziché nei sette previsti, se Washington accetterà le sue condizioni. «L’Iran ha proposto agli Stati Uniti un piano in sette punti e ha ascoltato le prospettive della controparte. Sono state scambiate delle opinioni e la nostra proposta, riguardo a questo percorso diplomatico, rimane sul tavolo», ha spiegato il portavoce del ministero Esmaeil Baghaei, invitando gli Usa alla «prossima mossa». Le questioni indicate comprendono la fine del blocco navale Usa, lo sblocco delle risorse finanziarie iraniane e le modalità di gestione del traffico marittimo.
Negoziati a Doah, gli Usa hanno avanzato tre proposte
Il 31 ottobre nuovi negoziati indiretti si sono svolti a Doha, in Qatar. In una recente intervista alla tv di Stato, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale Mohsen Rezaei ha rivelato che gli Stati Uniti hanno avanzato tre proposte per la definitiva fine delle ostilità e la riapertura di Hormuz. Una è stata bocciata, un’altra è stata giudicata più favorevole, mentre una terza conterrebbe ancora punti controversi. Teheran non intende avviare negoziati diretti finché Washington non avrà soddisfatto le sue condizioni.
