Salerno: Per il credito di 13,8 milioni, problemi?

di Alfonso Malangone*

Il mancato riconoscimento, da parte del Consiglio di Stato, di un credito del Comune per 13,8 milioni è stato variamente spiegato e commentato in Città. In verità, sotto l’aspetto legale, c’è poco da dire: una Sentenza si può pure criticare, ma si deve applicare. Sotto quello contabile-finanziario, invece, qualche cosa è giusto aggiungere alle diverse interpretazioni offerte da quotidiani e web per approfondire i possibili effetti di questa vicenda sugli equilibri del Bilancio e sull’altezza del Disavanzo di Amministrazione. In verità, trattandosi di materia complessa e ostile, sebbene sia comprensibile che almeno i cronisti siano stati sbrigativi, è di certo insopportabile che i cittadini non siano messi nella condizione di riflettere consapevolmente su una criticità che potrebbe incidere sull’imposizione locale, già adesso molto elevata in ambito nazionale. Con questo obiettivo, sono di seguito esaminati i punti sui quali molto si è parlato, ma poco si è detto: natura del credito; presenza di una copertura per il mancato incasso; riflessi sul Disavanzo. Non sono critiche, sono solo osservazioni liberamente confutabili da chiunque avesse elementi idonei a dimostrarne l’inaffidabilità. Saranno offerte le scuse. Prima di approfondire, è comunque necessaria una premessa. Dal 2011 al 2015, nel rispetto di una Legge allora in vigore, le spese di gestione e manutenzione del Palazzo di Giustizia furono sostenute dal Comune con l’integrazione di un contributo del competente Ministero. Dal 2015, invece, l’incombenza venne posta direttamente a carico dello Stato. Il totale della spesa per i cinque anni fu originariamente quantificato dall’Ente in 24,4 milioni. Il Ministero lo riconobbe per il minore importo di 16,7 milioni, eliminando alcune voci ritenute non coerenti, e dispose il riconoscimento di un contributo al 40%, pari a 6,7 milioni, Il Comune contestò la riduzione e chiese l’aumento del contributo di altri 13,8 milioni (fonte: Sentenza). Dopo un lungo contenzioso, il Consiglio di Stato ha respinto il reclamo confermando sia l’altezza della spesa riconosciuta, sia l’entità del contributo corrisposto. Detto questo, si può procedere. NATURA DEL CREDITO. Su questo primo punto sono stati espressi due orientamenti in evidente contrasto. Alcuni hanno sostenuto che il credito sia di fatto agganciato a ‘un debito bancario’ a suo tempo assunto per pagare i fornitori, altri lo hanno ritenuto semplice posta contabile relativa a prestazioni accertate ma non pagate. In verità, nella Sentenza del Consiglio di Stato si parla di una tabella ‘rendicontata’ dal Comune. Quindi, è lecito pensare che sia valida la prima tesi e che davvero furono pagati i fornitori facendo ricorso al sistema bancario, viste le condizioni dell’Ente già a quella data. Così, al credito di 13,8 milioni si deve contrapporre un equivalente debito nell’ambito della complessiva esposizione finanziaria che, a fine 2025, è stata di 349,4 milioni (fonte: Bilancio). Ovviamente, adesso il mancato recupero impedisce il rimborso di quel debito costringendo a trovare fonti alternative. E, questo sarebbe un problema. L’altro orientamento, come detto, esclude esborsi specifici presupponendo che il credito sia stato a quel tempo quantificato valorizzando attività svolte all’interno della struttura operativa Comunale. Se fosse valida questa tesi, però, il mancato recupero potrebbe non obbligare a trovare altre coperture solo in presenza di una precisa condizione: il Bilancio deve essere in Avanzo di Amministrazione. Con l’attuale Disavanzo, prodotto da spese eccedenti il totale di tutti i crediti contabilizzati, compreso quello in discussione, i soldi ritenuti non sborsati per quelle attività sono stati poi certamente spesi per altre finalità. In sostanza, le due tesi confondono solo le idee poiché il risultato è identico e pone lo stesso problema: l’incasso dei 13,8 milioni è necessario e va sostituito con altre entrate. In merito, qualcuno ha parlato della copertura offerta da fondi di accantonamento costituiti per contrastare tali eventi. In verità, su questo davvero non si può essere d’accordo. FONDI A COPERTURA. L’accantonamento non è un cassetto nel quale si mettono dei soldi per fronteggiare i mancati incassi. E’ la semplice quantificazione di un limite contabile da rispettare nell’utilizzo dei crediti per l’offerta di prestazioni e servizi. Cioè, serve a frenare la propensione alla spesa ed evitare di squilibrare il Bilancio laddove dovessero mancare le entrate, in tutto o in parte. In sostanza, il fondo consente di compensare – contabilmente – una mancata riscossione ma non a sanare – finanziariamente – le conseguenze dell’assenza dei soldi in cassa obbligando, di fatto, a ricorrere a risorse sostitutive. Sull’argomento si può anche aggiungere di più: l’accantonamento per crediti dubbi non è previsto dalle norme con riferimento ai contributi e non sembra sia stato calcolato in Bilancio, salvo errore, mentre gli altri fondi per causali applicabili presentano a fine 2025 saldi inadeguati (fonte: Bilancio). Così, sarebbero davvero utili dei chiarimenti sulle effettive conseguenze della mancata riscossione dei 13,8 milioni sul Debito e sul Disavanzo. Per questo, un’ultima riflessione è opportuna. DEBITO E DISAVANZO. In termini sintetici, il Disavanzo misura il Debito sostenuto senza copertura o. meglio, è l’esposizione verso il sistema finanziario non fronteggiabile con gli incassi di ogni e qualsiasi entrata. Spiegare a parole, può trarre in inganno, un esempio può chiarire. Un commerciante si può definire accorto quando, vendendo la merce a credito per 1.000 euro e temendo di non incassarne 400 da alcuni clienti ‘ballerini’, decide di limitare il riacquisto di merce presso i fornitori entro la quota ritenuta esigibile. Quindi, per stare tranquillo, ricompra fino a 600. Diversamente, correrebbe il rischio di un doppio danno: la perdita in tutto o in parte dei 400; l’obbligo di mettere i suoi soldi, o di ricorrere alla Banca, per pagare le fatture non coperte dai mancati incassi. In questo esempio potrebbe essere un azzardo acquistare oltre i 600 e fino a 1.000. Già: “e se decidesse di andare oltre i 1.000”? Bene, il Disavanzo è proprio questo: l’Ente ha impegnato ogni risorsa disponibile in Bilancio e, a fine 2025, anche 100,5 milioni in più. Un importo che non ha copertura e che si deve recuperare riducendo l’esposizione bancaria della quale il Disavanzo indica la quota insostenibile. Di fatto, con i numeri di fine 2025, per essere finanziariamente sopportabile l’indebitamento avrebbe dovuto essere di circa 248,9 milioni e non di 349,4 (349,4-100,5). Rispetto alle tante parole di questi giorni sull’argomento, sono di certo più chiare quelle pronunciate anni fa da un politico di Lecce: “…esiste un deficit in quanto con milioni di crediti dichiarati esigibili, ma che tali non sono, abbiamo finanziato spese certe ricorrendo a debiti che non riusciamo a pagare…”. Punto. Alla fine della fiera, sul mancato incasso dei 13,8 milioni potrebbero davvero non mancare i problemi. Cioè, come si giri e come si volti, la faccenda è maledettamente seria. Poi, ci può essere chi si dichiari in disaccordo dimenticando, forse, che la Ragioneria non è materia che ammetta elasticità e che un fenomeno presenta due aspetti che non possono essere confusi: l’economico-patrimoniale e il finanziario. Diversamente, si può andare a sbattere. Salerno ha bisogno di amore. *Ali per la Città P.S.: si fa salvo ogni errore.

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