Nuovo attacco all’Iran, Trump non ha ancora deciso. Khamenei avverte: “Risposta sarebbe senza limiti geografici”

(Adnkronos) – Il Qatar e il Pakistan continuano a mediare nel tentativo di raggiungere un’intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran ed evitare un’escalation militare dopo le elezioni di midterm americane del 3 novembre. Da giorni si susseguono notizie secondo le quali il presidente americano, Donald Trump, starebbe pianificando di riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato. Sul punto è intervenuto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta. 

Trump non ha ancora “preso alcuna decisione” in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran, ha detto Rubio. “Il presidente non ha preso alcuna decisione. Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo”, ossia con la forza, “lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa”, ha sottolineato il segretario di Stato americano. “Il presidente degli Stati Uniti preferisce risolvere la questione in modo pacifico ma se abbiamo bisogno di fare una nuova operazione militare avremmo la capacità di farlo”, ha affermato nel corso del suo intervento ad Atlanta. “Il regime iraniano sta essenzialmente sostenendo che ‘a meno che non otteniamo ciò che vogliamo, distruggeremo l’infrastruttura energetica dell’intera regione’. Ci pensi un momento. Non è un comportamento normale”, ha detto Rubio. Gli Stati Uniti, ha scandito, “rimangono la potenza militare più altamente capace sulla Terra. Possiamo raggiungere obiettivi militari se lo desideriamo”. 

In merito alla lettera ricevuta dal vicepresidente degli Usa, Jd Vance, con l’offerta di un dialogo diretto, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezai, al canale tv iraniano Irib ha dichiarato: “Gli Stati Uniti hanno cambiato completamente tono. Il loro atteggiamento è cambiato radicalmente, e questo è un buon segnale che dimostra come il nostro popolo abbia conquistato la vittoria”. Rezai, che ha precisato di non aver ancora risposto alla lettera, ha inoltre affrontato la questione del programma nucleare iraniano, aggiungendo che Teheran non ha ancora deciso se apportare modifiche alla propria dottrina nucleare. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha messo in chiaro che non ci possono essere negoziati sul programma nucleare con gli Stati Uniti fino a che Washington non accetterà le richieste di Teheran, e fino ad allora lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso. 

Teheran “non riconosce al momento la necessità di incontri con rappresentanti degli Stati Uniti”, pur giudicando come “un passo positivo” la lettera del vice presidente Jd Vance con l’offerta di un dialogo diretto. Così, in un’intervista ad al Jazeera, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, spiegando anche che nel corso dei colloqui con i mediatori, il tempo necessario per l’eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz, nel caso di attuazione del piano avanzato da Teheran, è sceso da cinque a due giorni. 

Anche Araghchi ha subordinato colloqui diretti con gli Stati Uniti all’accettazione da parte della Casa Bianca delle condizioni poste da Teheran ed ha detto di “non escludere la possibilità di un attacco. Siamo preparati per tutti gli scenari. Abbiamo migliorato le nostre armi e affrontato le nostre vulnerabilità, messo alla prova nuove armi. Le nostre forze sono al più alto livello di prontezza”. “L’Iran non si arrenderà – ha avvertito – Continueremo a essere fermi e a resistere e supereremo questa fase difficile con le nostre capacità”. 

“Le nostre condizioni – ha chiarito – includono il sollevamento delle sanzioni imposte dopo il memorandum di Islamabad e la riduzione delle forze Usa nella regione, il sollevamento dei caveat sul petrolio e lo scongelamento di tutti i nostri asset, inclusi quelli in Qatar”. Teheran chiede anche il riconoscimento delle rotte dello Stretto di Hormuz discusse dall’Iran con l’Oman. “Riaprire lo Stretto di Hormuz con le nostre condizioni apre la strada alla ripresa dei negoziati con Washington sulle questioni rilevanti”, ha aggiunto, rendendo noto che un suo consigliere è in Qatar per proseguire le consultazioni con i mediatori che includono anche la seconda fase di un piano di pace, quindi il programma nucleare di Teheran. L’offerta di dialogo Usa è quindi giudicata positivamente, “ma se l’intento di Washington è quello di seminare discordia, non sarebbe altro che l’ennesimo errore da parte loro”, ha ammonito. 

Intanto l’ayatollah Mojtaba Khamenei, secondo quanto riferiscono le agenzie Irna e Tasnim, ai vertici delle forze armate della Repubblica islamica ha impartito l’ordine che “qualsiasi livello e tipo di minaccia deve ricevere una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche”. Khamenei ha indicato nella “preparazione intelligente al combattimento per affrontare con forza i nemici” uno dei requisiti della “massima deterrenza”, avvertendo che “se i nemici dovessero nuovamente lanciare attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro conclusione”. 

La Guida suprema ha inoltre ordinato di aggiornare l’elenco degli obiettivi militari affinché “ogni tipo di risorsa materiale e immateriale del nemico americano-sionista sia alla portata delle forze armate”, chiedendo il rafforzamento della capacità di intelligence militare, lo sviluppo della difesa nazionale sul piano della “dottrina” e delle “tattiche” e l’impiego di nuove tecnologie per potenziare le capacità di difesa e di sicurezza. 

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