di Peppe Rinaldi
AGROPOLI_ La vicenda che stiamo per raccontare riguarda una parabola amministrativa che offre l’ennesimo saggio di come il business dell’accoglienza degli stranieri sappia saldarsi, non di rado e con geometrica precisione, alle patologie della lottizzazione e del sottopotere. Chiuso nel marzo del 2026 il Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di località Moio – aperto a suo tempo dalla società leader del settore, Ermes Accoglienza, con il patrocinio della politica locale e poi bloccato per irregolarità edilizie – , la macchina del profitto sembra non si sia arrestata: si è semplicemente riposizionata. Il nuovo epicentro dell’affare si sposta in località Acqua di Gorga, nel cuore della zona agricola agropolese, all’interno di un fabbricato rurale riconducibile alla famiglia di un noto personaggio pubblico locale, l’avvocato Domenico Gorga, presidente di Agropoli Cilento Servizi. In un arco temporale strettissimo, quasi sconosciuto agli esseri umani normali – tra il 16 e il 29 luglio 2026, 13 giorni in tutto – l’immobile subisce una metamorfosi degna di un numero di prestigio, detto quasi con ammirazione: grazie a un semplice accatastamento, una struttura rurale nata come villetta isolata si scompone magicamente in quattro appartamenti residenziali per ospitare la bellezza di 96 persone. Posto che siano 100 anziché 96, sarebbero 25 persone per appartamento, un piccolo-grande formicaio, tra l’altro. A calpestare il suolo della scena ritroviamo una filiera di evidente rilevanza pubblica, e cioè: un ingegnere consigliere comunale (già sotto i riflettori per certe abilità nel modellare alcuni vincoli cimiteriali), lo stesso avvocato Gorga e un presunto regista, occulto o distratto, cioè un altro ingegnere, in questo caso pubblico dipendente del Comune. Ora, la documentazione consultata da questo giornale farebbe emergere una serie di anomalie.
Il «simil-collaudo»
Nella pratica presentata a luglio 2026 si dichiara di allegare il “certificato di collaudo statico”, il famigerato documento obbligatorio per legge da depositare al Genio Civile. Vai poi a vedere meglio e, in realtà, negli allegati non trovi traccia di tale collaudo; compare, invece, un diverso “certificato di idoneità statica” apparentemente mutuato dalla normativa sui vecchi condoni edilizi del 1985. Una «mistificazione» documentale che scambia un documento obsoleto per una certificazione strutturale moderna, aggirando surrettiziamente i controlli sulla sicurezza? Impossibile non chiederselo. Sulla carta, poi, i titoli edilizi parlavano chiaro: un permesso del 2008 per un fabbricato rurale e un successivo passaggio nel 2021 per ridurlo ad unica abitazione. Stop. Nel 2026, senza alcuna variante o titolo abilitativo idoneo (stando ai documenti visionati da questo giornale), l’immobile viene frazionato in quattro unità distinte ma l’operazione di accatastamento non ha avuto – perché non poteva averlo – alcun valore sanante in quanto il Catasto assolve solo a funzioni fiscali e non autorizza mutamenti di destinazione d’uso o volumetrie. Saremmo, allora, di fronte a una lottizzazione abusiva consumata nel ventre della zona agricola di Agropoli, cioè in una fattispecie ipotetica sanzionata, in genere, con durezza dalla legge (se e quando intervenga)? Ci si chiede, ancora, questo: la frammentazione in quattro nuclei autonomi ha permesso di eludere i rigorosi e obbligatori controlli di prevenzione incendi per le strutture collettive ad alta densità di ospiti? Se così fosse, il profilo di rischio per l’incolumità dei 96 futuri occupanti verrebbe a trovarsi barattato con la velocità della messa a reddito dell’immobile.
Come si arriva a un milione e mezzo all’anno
Va precisato che ogni straniero «vale» 40 euro al giorno (se non ci fossero state le sacrosante riduzioni dei costi pro capite al giorno per immigrato, imposte qualche anno fa dall’allora ministro degli Interni, il fascista e razzista Salvini, staremmo ancora parlando di circa 100 euro) ed essendo previste nell’immobile circa 100 persone, come si arrivi a un milione e mezzo all’anno di danaro pubblico, è un calcolo facile facile. Quindi, il quadro di tutta questa solidarietà e accoglienza di chi, da un lato, si dispera per la disperazione dei vari transumanti del mondo e, dall’altro, di chi scalpita perché non vede l’ora di pagarci le pensioni, si chiude con un sopralluogo compiuto a settembre scorso proprio dal Comune. Il pubblico funzionario – pare sia lo stesso che nel 2008 aveva autorizzato l’edificio originario – riesce nell’impresa di non scorgere alcuna anomalia: né il collaudo inesistente, né lo stravolgimento volumetrico, né l’abusivismo edilizio in agguato. Ci sarebbe stato, poi, anche un sopralluogo della Prefettura e, dall’esito di questo, si capirà dove la cosa potrà andare a parare. Delle «corrispondenze biunivoche» tra le imprese del business degli stranieri e il personale dipendente delle prefetture (non solo a Salerno) sappiamo già molto: ma, come si dice, non si finisce mai di imparare.
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