Celano (Forza Italia): «Mai accusato la CGIL di finanziare i facinorosi»

In relazione al comunicato diffuso da Antonio Apadula, segretario generale della CGIL di Salerno, ritengo necessario ribadire, ancora una volta, il significato delle mie dichiarazioni, che sono state oggetto di una lettura strumentale e profondamente distante da quanto ho inteso esprimere.

Non ho mai affermato che la CGIL finanzi persone che scendono in piazza per compiere atti di violenza o devastazione. Ho condannato con fermezza gli episodi di violenza verificatisi nel corso della manifestazione, ribadendo un principio che dovrebbe essere condiviso da tutti, senza distinzioni politiche: il diritto di manifestare è sacrosanto, ma non può mai trasformarsi in una giustificazione per la violenza, il vandalismo o la distruzione.

Ho, al contempo, espresso comprensione per le proteste pacifiche di quelle categorie che, in un contesto internazionale particolarmente complesso, subiscono le conseguenze di una congiuntura economica difficile e avvertono l’esigenza di far sentire la propria voce. Manifestazioni e mobilitazioni che interessano diversi Paesi dell’Europa occidentale, anche sotto governi di orientamento socialista, dimostrano come il disagio sociale non possa essere ignorato, ma debba trovare espressione attraverso forme di partecipazione democratica e civile.

Quanto al sostegno economico della CGIL alle organizzazioni studentesche, ho semplicemente richiamato una circostanza riportata da diversi organi di informazione, distinguendo chiaramente tale scelta da qualsiasi ipotesi di finanziamento di soggetti responsabili di violenze. La mia frase, nella sua formulazione, era palesemente costruita come un’enumerazione di concetti distinti, non come un’accusa nei confronti del sindacato di sostenere i facinorosi.

Non vi è stata, dunque, alcuna ambiguità da chiarire, né alcuna accusa da ritrattare. Ho già precisato più volte, anche attraverso i miei canali social, il senso delle mie parole. Dispiace constatare che, nonostante queste ripetute precisazioni, si continui a proporre un’interpretazione che finisce per attribuirmi affermazioni mai pronunciate.

La mia perplessità riguarda un altro aspetto, del tutto legittimo sul piano del confronto politico e sindacale: l’opportunità che un’organizzazione come la CGIL destini risorse economiche al sostegno di una specifica componente del mondo studentesco, quella dei collettivi, anziché, semmai, promuovere iniziative rivolte alla generalità degli studenti.

Si tratta, peraltro, di una scelta che considero legittima, ma che non ritengo necessariamente riconducibile alle finalità che, a mio avviso, dovrebbero caratterizzare prioritariamente l’azione di un sindacato. I collettivi studenteschi rappresentano realtà organizzate, spesso connotate da orientamenti ideologici ben definiti e frequentemente presenti alle manifestazioni promosse dalla stessa CGIL. È proprio questa specificità a rendere legittimo interrogarsi sull’opportunità di destinare loro risorse provenienti da un’organizzazione che rappresenta lavoratrici e lavoratori con sensibilità e orientamenti differenti.

Avrei ritenuto maggiormente condivisibile, ad esempio, che una parte di tali risorse fosse destinata a valorizzare il merito, attraverso incentivi agli studenti più meritevoli, oppure a integrare borse di studio in favore di ragazze e ragazzi provenienti da famiglie con un ISEE più basso. Sarebbe stato un modo concreto per sostenere il diritto allo studio, offrendo opportunità a chi dimostra impegno e a chi incontra maggiori difficoltà economiche.

È questa la distinzione che ho inteso porre al centro del dibattito: una cosa è condannare senza esitazioni chi commette violenze; un’altra è riconoscere il diritto di chi protesta pacificamente a manifestare il proprio disagio; altra ancora è esprimere una valutazione critica sulle scelte di finanziamento operate da un’organizzazione sindacale. Confondere deliberatamente questi piani significa alterare il contenuto di una posizione politica e sottrarsi al merito della discussione.

Non contesto alla CGIL il diritto di compiere le proprie scelte, né metto in discussione la legittimità del sostegno economico alle organizzazioni studentesche. Rivendico, invece, il diritto di giudicare tali scelte non condivisibili e di proporre un diverso impiego delle risorse, maggiormente orientato al sostegno concreto del merito e delle famiglie in difficoltà.

Il confronto democratico si fonda proprio sulla possibilità di esprimere opinioni differenti, senza che ogni critica venga trasformata in un’accusa o in un tentativo di delegittimazione.

La mia posizione è chiara e non necessita di ulteriori interpretazioni: nessuna indulgenza verso la violenza, rispetto per chi manifesta pacificamente e piena legittimità di dissentire dalle scelte del sindacato. Mi auguro che si possa finalmente discutere nel merito delle questioni sollevate, senza attribuirmi dichiarazioni che non ho mai fatto.

Roberto Celano

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