Fai una lista di nomi. Dentro ci metti quelli dei leader dell’industria dell’intelligenza artificiale. Tipo Sam Altman, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Dario Amodei e via dicendo. Poi aggiungine due di fantasia: facciamo Susan Millner e Craig Dalton. Secondo un sondaggio condotto nel luglio 2026 su 5.403 adulti dalla Harvard Kennedy School, più della metà degli uomini ti dirà di conoscere anche loro. Tra le donne, quattro su 10. Il bluff funziona perché nessuno vuole essere il solo o la sola a non sapere. Come quelli che a cena dicono di aver letto il libro di cui parlano tutti. L’importante è dimostrare di essere sul pezzo. D’altronde, il vero capolavoro del falso è spingere le persone a vantarsi di averlo capito.
In quello che al momento è il settore più potente del Pianeta, il bluff è una competenza trasversale. Un ingegnere di OpenAI è stato arrestato con l’accusa di aver nascosto una microspia in una sala riunioni dell’azienda. Davanti ai parlamentari britannici, Anthropic dice che le regole dovrebbero essere vincolanti, mentre OpenAI assicura di non correre al ribasso sulla sicurezza.
Zuckerberg ha rifiutato un rallentamento concordato dell’industria
Zuckerberg spiega al Financial Times che Meta è arrivata alla frontiera e che l’IA si costruisce con «normali guardrail», senza essere una macchina che fa di testa sua. Ha già respinto un rallentamento concordato dell’industria, sostenendo che la responsabilità spetta ai singoli laboratori. Insomma, in pochi giorni l’industria riesce a sostenere tutto e il contrario di tutto.

Liam Byrne, presidente della commissione parlamentare che ha convocato le aziende, voleva proprio mettere in luce quanto divergano le loro posizioni. La contraddizione, tuttavia, è solo apparente. Chiedere regole può servire a presentarsi come responsabili, contestarle a evitare rallentamenti. In entrambi i casi il risultato non cambia. Si vende meglio.
I ricercatori di criptovalute temono i progressi dell’IA
Forse non bluffa il capo dei servizi di sicurezza britannici, che sostiene che l’intelligenza artificiale potrebbe essere usata per sviluppare nuove armi biologiche. Forse non bluffano alcuni ricercatori di criptovalute che temono che i progressi dell’IA possano un giorno compromettere la crittografia su cui si regge la blockchain, consentendo furti difficili da prevenire.

Qualcuno arriva addirittura a suggerire di cominciare, con calma, a pensare alla modalità bunker. Sono timori, non certezze. Ma l’ironia è difficile da ignorare. La blockchain era nata per sostituire la fiducia con la matematica, per non dover credere a nessuno, e se anche le ipotesi matematiche vacillano resta in piedi l’unica cosa che si voleva eliminare, cioè fidarsi di qualcuno.
La sfiducia stessa può diventare un mercato
Zuckerberg, però, ha un asso nella manica. La sfiducia stessa può diventare un mercato. «La maggior parte dei motivi per cui le persone potrebbero non fidarsi dell’azienda può portare a innovazioni tecnologiche molto produttive», ha detto al Financial Times. Per convincerci, promette l’arrivo di Muse Confidential VM, una versione futura del suo assistente in cui dati e conversazioni sarebbero del tutto inaccessibili all’azienda.

L’impegno arriva mentre alcuni utenti accusano già la versione attuale di Muse di accedere o condividere informazioni private senza permesso. C’è però un altro guaio. Zuckerberg stesso ammette che i modelli sono già capaci di affrontare problemi matematici avanzati, ma non hanno ancora abbastanza buon senso per essere assistenti personali affidabili. Un’intelligenza che dimostra teoremi eppure non sa rispondere a un reclamo è la fotografia più onesta di dove siamo.
L’intelligenza artificiale sta iniziando a divorare se stessa
Infine un paradosso squisitamente tecnico, perché l’IA sta iniziando a divorare se stessa. Con il web inondato di slop, cioè i contenuti spazzatura generati automaticamente per fare clic, i nuovi modelli rischiano di produrre risposte via via più povere e degenerate. Per non parlare delle implicazioni reali di tutto questo.

Per esempio, nei tribunali americani alcuni avvocati sono stati sanzionati per aver presentato memorie infarcite di sentenze inesistenti. In materia di salute, uno studio pubblicato ad aprile 2026 su Nature Medicine, condotto su 1.298 persone dall’Università di Oxford e da altri ricercatori, ha mostrato che, in 10 scenari clinici sperimentali, chi utilizzava chatbot arrivava a una diagnosi corretta in meno del 34,5 per cento dei casi, senza ottenere risultati migliori di chi cercava informazioni con altri mezzi. Eppure, nonostante gli scandali recenti e passati, da Cambridge Analytica alle vicende che coinvolgono gli agenti autonomi di OpenAI, a tutti noi viene chiesta sempre la stessa cosa. La formula non cambia. Stavolta è diverso. Fidatevi.




