C’è una partita che si gioca tra il Quirinale e il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Al centro c’è Marco Delogu, fotografo, curatore e presidente dell’Azienda speciale PalaExpo. Il suo nome, secondo fonti vicine al dossier, sarebbe tra quelli presi in considerazione per la direzione artistica del museo, ruolo vacante da fine giugno dopo la fine del mandato di Francesco Stocchi.

Lo zampino di Giovanni Grasso
A sostenere la sua candidatura sarebbe in particolare Giovanni Grasso, portavoce e consigliere per la Stampa e la Comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il rapporto tra i due ha un precedente documentato. Nel 2020 Grasso partecipò come autore a Le Piazze \[in\]visibili, progetto culturale ideato e curato proprio da Delogu e promosso dal ministero degli Esteri. L’iniziativa coinvolse fotografi e scrittori nella rappresentazione delle piazze italiane durante il lockdown. Delogu, del resto, conosce bene i circuiti culturali della Capitale. Nel 2002 ideò FotoGrafia, il festival internazionale di Roma, sviluppato durante l’amministrazione di Walter Veltroni. Nel 2004, alla terza edizione, la manifestazione veniva presentata come un progetto fortemente voluto dall’allora sindaco: alla direzione artistica c’era proprio Delogu. Un percorso proseguito attraverso numerose iniziative espositive, fino al PalaExpo, alla cui presidenza è stato nominato nel giugno 2022.

Il pasticcio della mostra di Damien Hirst
Ma è proprio nella gestione di quest’ultima istituzione che, secondo quanto riferiscono fonti interne, sarebbe maturata una vicenda destinata a pesare sul dibattito intorno alla sua possibile candidatura. La storia comincia con un annuncio di quelli che fanno notizia nel mondo dell’arte contemporanea: Damien Hirst, uno degli artisti britannici più conosciuti a livello internazionale, sarebbe arrivato al Palazzo delle Esposizioni con una grande mostra. Il 23 marzo scorsoArtribune ne raccontava i dettagli. L’esposizione, prevista dal 19 ottobre 2026 e affidata alla curatela di Mario Codognato, avrebbe dovuto presentare oltre 80 opere tra installazioni, sculture e dipinti. L’annuncio arrivava mentre Roma Capitale destinava più di 35 milioni di euro al sistema PalaExpo per il triennio 2026-2028.

Il problema della copertura economica
Poi sarebbero cominciati i problemi. La mostra non avrebbe avuto una copertura economica sufficiente per essere realizzata secondo il programma annunciato. Per trovare le risorse necessarie, Delogu avrebbe contattato lo scorso luglio alcunisponsor privati dell’ente, chiedendo loro di anticipare una parte delle sponsorizzazioni previste per gli anni successivi. Un’operazione che avrebbe consentito di finanziare l’esposizione utilizzando oggi risorse inizialmente destinate alla programmazione futura. Gli sponsor, riferiscono le stesse fonti, avrebbero manifestato una disponibilità iniziale. Ma quando la questione è arrivata all’interno dell’azienda, pare che siano emerse contestazioni sulla sostenibilità dell’operazione. A sollevare obiezioni sarebbero stati in particolare la vicepresidente Ivana Della Portella e il consigliere Mino Dinoi, entrambi componenti del consiglio di amministrazione di PalaExpo. Si dice che i due abbiano contestato la possibilità di anticipare finanziamenti destinati agli esercizi successivi per sostenere una mostra già annunciata. La vicenda si è conclusa con la cancellazione dell’esposizione di Hirst di cui ormai si sono perse le tracce. E su cui Delogu non è mai intervenuto pubblicamente, neppure con una nota o un semplice comunicato. È su questo passaggio che la vicenda PalaExpo incrocia quella del MAXXI.

Il nodo dei criteri di selezione
Delogu ha costruito gran parte della propria carriera professionale nella fotografia, ma ha diretto festival e curato progetti espositivi, oltre a guidare un ente che gestisce Palazzo delle Esposizioni, MACRO e altri spazi culturali romani. La sua eventuale candidatura alla direzione artistica del MAXXI aprirebbe dunque una questione sui criteri della selezione, sulle competenze richieste (che necessitano anche una certa conoscenza del mondo dell’arte) e sull’esperienza maturata nella programmazione delle mostre.
