Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola

Trentasei anni e cinque milioni di immigrati in più. Sta qui, ma non solo, la differenza tra la circolare di Sergio Mattarella quando nel 1990 era ministro dell’Istruzione e il decreto legge che Giorgia Meloni varerà nel Consiglio dei ministri di questa settimana sul tetto ai minori stranieri in classe. Per questo le parole della premier sulla circolare hanno sorpreso il Quirinale. Non che non si aspettassero l’insofferenza di Fratelli d’Italia e della maggioranza per il monito di lunedì ad Amatrice sulla «scuola aperta a tutti», ma un attacco così diretto e malizioso mancava da qualche mese dai radar che monitorano marette e marosi nel canale che divide Palazzo Chigi dal Quirinale. E martedì si è registrata tempesta.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Giorgia Meloni a Porta a Porta (Imagoeconomica).

Il botta e risposta a distanza sul tetto agli stranieri

Ma riassumendo. Scena uno: a Fenix, la festa dei giovani di FdI, la premier (i maligni dicono per allungare su Roberto Vannacci) annuncia un provvedimento per mettere un tetto del 30 per cento agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab. Scena due: all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice Mattarella ricorda che l’articolo 34 della Costituzione vuole le scuole aperte a tutti e attive nell’evitare la formazione di ghetti. Scena tre: nella tribuna di Bruno Vespa la leader di FdI ricorda che anche l’attuale Presidente da ministro varò una circolare per limitare il numero di stranieri in classe.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Cosa è cambiato dal 1990 al 2026

Allora vediamo le differenze tra Mattarella 1990 e Meloni 2026. Innanzitutto i numeri: allora gli stranieri in Italia erano poco più di 600 mila, ora sono 6 milioni. Ovvio che ora il tema è più presente. Seconda differenza: nel 1990 ci si limitò a diramare una circolare, per consigliare e indirizzare i presidi, non certo per obbligarli, tanto che l’indicazione di un massimo di cinque alunni stranieri per classe era indicata «ove possibile». E, soprattutto, mirava a non creare nelle scuole una sola classe o sezione in cui riunire tutti gli stranieri, perché quello sì sarebbe stato un ghetto. Ora le condizioni sono diverse, in alcune scuole (poche proporzionalmente e circoscritte ad aree ad alta densità di lavoratori stranieri) esiste il problema e va ovviamente affrontato. Magari al Quirinale avrebbero preferito un’ulteriore circolare o un disegno di legge più che un decreto che comunque non sarà applicabile che dal prossimo anno scolastico. Ma tant’è, ormai si è dato fuoco alle polveri, in un clima che ricorda quello dello scontro sulla tirata di orecchie del Presidente ai poliziotti che usano il manganello e quello del caso Garofani.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Sergio Mattarella con il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara ad Amatrice (Imagoeconomica).

Il vero senso del richiamo del Colle

Quel che preme al capo dello Stato, che ha chiaro di non essere in cima ai pensieri più affettuosi della premier, è che la campagna elettorale non travolga le persone e quindi che il nuovo testo non leda i diritti dei bambini e dei ragazzi. Dunque le sue parole di lunedì da Amatrice, se lette con attenzione, non erano altro che una serie di paletti da non superare per scrivere un provvedimento senza incorrere nella censura sua e della Consulta. È ovvio che la filosofia di Mattarella non è la stessa di quella di Meloni. Basta leggere la circolare del 90: «Gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze», la diversità culturale è una «quotidiana ricerca di dialogo». Ma il tema non è portare la premier dalla sua parte, è chiaro che un provvedimento sarà fatto e nessuno al Quirinale pensava di impedirlo. L’importante è scriverlo non come uno slogan ma come un tema delicato, senza cancellare il diritto allo studio di migliaia di bambini.