NOCERA SUPERIORE — Per anni le tensioni sarebbero rimaste confinate nelle stanze della scuola, affidate a verbali, comunicazioni interne, memorie sindacali e segnalazioni. Ora, però, una parte consistente del personale dell’Istituto Comprensivo “Fresa-Pascoli” chiede che la vicenda esca definitivamente dall’ambito interno e venga sottoposta all’esame delle istituzioni. Al centro della contestazione vi è la gestione della dirigenza scolastica e, più in generale, un modello organizzativo che la rappresentanza sindacale e alcuni lavoratori descrivono come sempre più accentrato, conflittuale e distante dai principi di partecipazione che dovrebbero caratterizzare la scuola pubblica. La richiesta è netta: un’ispezione amministrativa e gestionale a tutto campo da parte degli organi competenti, accompagnata dalla valutazione della permanenza dell’attuale assetto dirigenziale. IL CASO CHE HA FATTO ESPLODERE LA TENSIONE Uno degli episodi più recenti riguarda un intervento pronunciato da una docente durante una seduta del Collegio dei Docenti. Secondo la ricostruzione contenuta nella memoria presentata dalla rappresentanza della lavoratrice, l’intervento sarebbe nato dall’esigenza di chiedere chiarimenti su alcuni cambiamenti intervenuti nella governance dell’istituto e sulle cosiddette “gravi criticità” precedentemente comunicate al personale. La docente sostiene di non aver contestato le prerogative del dirigente nella scelta dei propri collaboratori, ma di aver chiesto esclusivamente un confronto sui motivi e sulle modalità delle decisioni assunte. Da qui nasce una questione che va ben oltre il singolo episodio: quanto spazio deve avere il dissenso professionale all’interno di un Collegio dei Docenti? La rappresentanza sindacale contesta inoltre la ricostruzione contenuta nel verbale della seduta, ritenendola non pienamente corrispondente a quanto accaduto e chiedendone la rettifica. È una questione delicata, perché il verbale di un organo collegiale non è un semplice resoconto giornalistico: deve consentire di ricostruire con precisione ciò che è avvenuto e garantire la corretta rappresentazione delle posizioni espresse. DAL DISSENSO AL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE La vicenda assume ulteriore rilievo perché, secondo quanto denunciato dalla rappresentanza sindacale, l’intervento critico della docente avrebbe rischiato di trasformarsi in una questione disciplinare. Ed è proprio questo passaggio a preoccupare maggiormente il personale. Il problema, infatti, non sarebbe soltanto quello di stabilire chi abbia ragione sul singolo episodio, ma di comprendere quale clima si sia instaurato all’interno dell’istituto. Se un docente teme che una critica espressa in un organo collegiale possa trasformarsi in un procedimento disciplinare, il confronto rischia di essere sostituito dal silenzio. E una scuola nella quale il personale rinuncia a parlare per paura delle conseguenze è una scuola che perde una parte essenziale della propria funzione democratica. UNA STORIA DI CONFLITTI CHE VIENE DA LONTANO La rappresentanza dei lavoratori richiama anche episodi precedenti. Tra questi viene ricordato un confronto avvenuto mesi prima, nel quale una docente avrebbe ricevuto un’espressione ritenuta offensiva da parte della dirigenza, dopo un acceso scambio con una componente dello staff. La lavoratrice ha contestato quella ricostruzione e ha sostenuto di aver reagito a modalità comunicative percepite come autoritarie e intimidatorie. Anche in questo caso, più che il singolo episodio, ciò che emerge è la denuncia di un deterioramento progressivo delle relazioni professionali. ORGANI COLLEGIALI: IL CUORE DELLA CONTESTAZIONE Il dossier predisposto dalla rappresentanza sindacale allarga però il campo. Tra le contestazioni vengono indicate presunte anomalie nella gestione degli organi collegiali, con riunioni rinviate, difficoltà nel confronto e contestazioni relative alla verbalizzazione delle posizioni espresse durante le sedute. Particolare attenzione viene riservata a una votazione nella quale, secondo la documentazione richiamata dai lavoratori, sarebbe stato tentato di riportare nominativamente i docenti contrari a una deliberazione. La questione non è marginale. In una scuola democratica il dissenso non può diventare una schedatura. La possibilità di esprimere una posizione diversa dalla maggioranza costituisce infatti uno degli elementi fisiologici della vita collegiale. La verbalizzazione deve garantire trasparenza, non diventare — secondo l’accusa dei lavoratori — uno strumento percepito come intimidatorio. PTOF, RIUNIONI E SICUREZZA: LE ALTRE CONTESTAZIONI Nel dossier vengono inoltre riportati episodi relativi alle modalità di svolgimento di alcune riunioni collegiali. Tra questi viene citata una seduta collegata a un concerto musicale all’interno di un luogo storico cittadino, nella quale il personale sostiene che non vi sarebbero state condizioni adeguate per un confronto approfondito sul Piano dell’Offerta Formativa. Un altro episodio riguarda una riunione svolta durante un periodo caratterizzato da un’importante manifestazione natalizia, con la presenza di musicisti all’interno o nelle immediate vicinanze degli spazi utilizzati dal personale. I lavoratori parlano di problemi di sicurezza, riservatezza e disagio per alcuni partecipanti. Sono circostanze che, proprio perché contestate, meritano di essere verificate e non semplicemente archiviate come conflitti interni. ALUNNI FRAGILI E DOCENTI DI SOSTEGNO Ancora più delicato è il capitolo relativo alla gestione degli alunni con disabilità e con disturbi specifici dell’apprendimento. La documentazione sindacale sostiene che in alcune fasi dell’anno scolastico sarebbe stata limitata la possibilità per il personale di ricevere informazioni e indicazioni necessarie alla corretta presa in carico degli studenti più fragili. Viene inoltre contestato l’utilizzo dei docenti di sostegno per la copertura di altre classi in caso di assenza dell’alunno seguito. Sono questioni che non possono essere ridotte a una disputa tra lavoratori e dirigenza. Quando è coinvolto un alunno fragile, il tema diventa immediatamente quello della qualità del diritto all’istruzione e dell’inclusione. Ed è proprio per questo che le eventuali irregolarità devono essere accertate con documenti, verifiche e controlli istituzionali. LA FRATTURA SULLE RELAZIONI SINDACALI Il dossier dedica ampio spazio anche ai rapporti tra dirigenza e rappresentanza dei lavoratori. Vengono contestate alcune disposizioni relative alla fruizione dei permessi brevi, alla copertura delle assenze, all’organizzazione dell’orario e alla distribuzione delle materie oggetto di confronto sindacale. La rappresentanza sostiene che alcune decisioni sarebbero state assunte unilateralmente, sottraendo materie che, secondo la loro interpretazione della disciplina contrattuale, avrebbero dovuto essere oggetto di confronto o contrattazione. A ciò si aggiungono, sempre secondo la documentazione raccolta, richiami alle possibili conseguenze penali della diffamazione rivolti nel contesto delle polemiche interne.Anche qui la domanda è semplice: dove finisce il legittimo esercizio del ruolo dirigenziale e dove comincia la compressione del diritto alla critica? È esattamente il tipo di domanda alla quale un’ispezione indipendente potrebbe dare una risposta. I SOCIAL DELLA SCUOLA E LA GUERRA DELLE PAROLE Un capitolo particolarmente controverso riguarda la comunicazione istituzionale e i contenuti pubblicati sui canali social riconducibili alla scuola. Nel dossier vengono richiamate pubblicazioni contenenti riferimenti a ruoli tradizionali della donna, posizioni fortemente critiche sulle questioni di genere e contenuti di carattere bellico o militare utilizzati anche nel contesto di polemiche pubbliche. Secondo la documentazione sindacale, tali pubblicazioni avrebbero contribuito ad alimentare un’immagine dell’istituzione scolastica distante dal principio di neutralità e inclusione che dovrebbe contraddistinguere la comunicazione di una scuola pubblica. Su alcuni di questi episodi sarebbero inoltre intervenute associazioni esterne con formali contestazioni. Anche in questo caso, tuttavia, sarà necessario distinguere con precisione tra opinioni personali, comunicazione istituzionale e responsabilità dell’amministrazione scolastica. LA QUESTIONE DELLA LAICITÀ Tra le contestazioni più delicate compare anche quella relativa a un’iniziativa religiosa rivolta agli studenti. Secondo la documentazione prodotta, l’iniziativa sarebbe stata successivamente modificata a seguito di una formale contestazione esterna. Viene inoltre denunciata la mancata predisposizione di adeguate attività alternative per gli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica. Anche su questo punto la richiesta del personale è chiara: non una guerra ideologica, ma una verifica del rispetto delle regole della scuola pubblica e della libertà di scelta degli studenti e delle famiglie. IL NODO DELLA NUOVA COLLABORATRICE Altro elemento di forte tensione riguarda l’avvicendamento nello staff dirigenziale avvenuto nel corso dell’anno scolastico. Secondo quanto denunciato, il cambiamento avrebbe generato forti malumori perché non sarebbe stato adeguatamente discusso con il corpo docente e perché, a detta dei lavoratori, sarebbero mancati alcuni atti formali immediatamente reperibili attraverso i canali istituzionali. La questione dovrà naturalmente essere verificata attraverso gli atti amministrativi effettivamente adottati. Ma proprio questo è il punto: se esistono documenti, devono essere accessibili; se le procedure sono corrette, devono poter essere dimostrate. OLTRE CENTO ALUNNI IN MENO: UN CAMPANELLO D’ALLARME Nel frattempo, secondo i dati richiamati dalla rappresentanza, l’istituto avrebbe perso oltre cento alunni nell’arco di un anno. Un dato che, se confermato, meriterebbe una seria analisi.Una scuola non è soltanto il luogo nel quale si amministrano orari, circolari e organici. È una comunità che vive della fiducia delle famiglie. Quando quella fiducia si incrina, il calo delle iscrizioni può diventare il sintomo più evidente di una crisi molto più profonda. NON È PIÙ UNA QUESTIONE PERSONALE Ed è qui che la vicenda assume una dimensione più ampia. Non si tratta più, almeno secondo la rappresentanza dei lavoratori, del conflitto tra una docente e un dirigente, né della contrapposizione tra una parte del personale e lo staff di presidenza. Sul tavolo ci sono governance, trasparenza, relazioni sindacali, collegialità, inclusione, comunicazione e qualità del clima lavorativo. Questioni che non possono essere risolte con una circolare o con un ulteriore scambio di accuse. LA RICHIESTA: «ADESSO SERVE UN’ISPEZIONE» La comunità educante e la rappresentanza sindacale chiedono quindi alle istituzioni competenti un accertamento complessivo. Non una visita formale. Non un’indagine limitata a un singolo episodio. Ma una verifica amministrativa, gestionale e organizzativa a 360 gradi, capace di esaminare gli atti, i verbali, le relazioni sindacali, l’organizzazione didattica, la gestione degli alunni fragili e le procedure adottate dalla dirigenza. E chiedono che, all’esito degli accertamenti, vengano valutate anche le conseguenze sull’incarico dirigenziale, compresa la possibilità di un trasferimento qualora ne ricorrano effettivamente i presupposti previsti dalla normativa. LA SCUOLA NON È UN FEUDO La frase che attraversa l’intera vicenda è una sola: la scuola pubblica non appartiene a chi la dirige. Il dirigente ha responsabilità precise e poteri altrettanto precisi. Ma quegli stessi poteri convivono con organi collegiali, rappresentanze sindacali, diritti dei lavoratori, libertà di espressione e soprattutto con il primario interesse degli studenti. Per questo le accuse contenute nel dossier dovranno essere verificate. Ma dovranno essere verificate davvero. Perché se sono infondate, un’ispezione servirà a ristabilire la verità e a restituire dignità a chi è stato eventualmente accusato ingiustamente. Se invece una parte delle contestazioni dovesse trovare conferma, sarà necessario intervenire. Quello che non è più accettabile, sostengono i lavoratori, è che tutto rimanga sospeso in una zona grigia fatta di segnalazioni, memorie, verbali contestati e conflitti che si trascinano da mesi. La richiesta, dunque, non è una sentenza anticipata. È un accertamento. Ed è proprio questo che oggi la comunità scolastica chiede allo Stato: entrare nell’istituto, leggere gli atti, ascoltare le persone, verificare i fatti e assumersi la responsabilità delle proprie conclusioni. Perché una scuola pubblica può sopportare un conflitto. Può sopportare una critica. Può persino attraversare una stagione difficile. Quello che non può permettersi è il silenzio istituzionale davanti a una comunità che chiede di essere ascoltata.
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