Domenico Napoli, ex SLO Salernitana: Tutto iniziò con il post di Bologna

A Salerno ha ricoperto un incarico importante, un vero e proprio collante tra società e tifoseria in grado di risolvere situazioni anche delicate in nome di quel confronto costruttivo che è sempre stato alla base del suo lavoro. Un anno fa, un po’ a sorpresa, la società decise di non riconfermarlo e oggi, pur impegnato in tante attività, segue con immutato affetto la squadra del cuore. La redazione di Cronache  ha avuto il piacere di intervistare Domenico Napoli, ex SLO della Salernitana che ha avuto la possibilità di conoscere da vicino il patron Danilo Iervolino. Proprio per questo il suo parere è ancora più interessante e attendibile. Di seguito le sue dichiarazioni:
Da tifoso ed ex dirigente che idea si è fatto di questo momento disastroso della Salernitana?
“Premetto che, da quando hanno deciso di interrompere il mio rapporto lavorativo con il club, ho deciso di seguire con un minimo di distacco emotivo le vicende di casa granata senza entrare nel merito di certe dinamiche. Ovviamente poi nelle vene scorre sangue granata e non posso fare a meno di vivere questa fase delicata con enorme dispiacere. C’è una cosa che mi ha dato particolarmente fastidio in queste settimane: leggere critiche nei confronti delle settemila persone che hanno deciso di sottoscrivere l’abbonamento. Io penso che la passione del popolo salernitano sia un patrimonio di inestimabile valore, un qualcosa da fare invidia anche a piazze di caratura internazionale. E’ un sentimento che va oltre ogni cosa, che prescinde da categorie e società”.
Eppure sembra che gli attuali dirigenti granata non si rendano conto di quanto sia grande il patrimonio d’entusiasmo e d’amore che hanno ereditato da quel lontano 31 dicembre del 2021 a oggi…
“Da ex dirigente posso dire che il cavalluccio marino evidentemente fa innamorare eminenti professionalità che, travolte dalla visibilità garantita da una piazza del genere, cambiano completamente atteggiamento e modus operandi. Io dico che a tutti piace fare il selfie per strada con i tifosi o immortalarsi sotto la curva dopo una vittoria, però poi in pochi sono in grado di riconoscere e affrontare i problemi. Sarà il potere della fama…”
Quando faceva parte della società avrebbe mai immaginato un ridimensionamento del genere?
“Assolutamente no. Personalmente nutro ancora fiducia incondizionata nei confronti del presidente Iervolino, soprattutto per le grandi disponibilità economiche di cui dispone e che ha messo a disposizione della Salernitana nel corso del tempo. Lo conoscevo già prima che intraprendesse l’avventura con la Bersagliera, poi è arrivato quel famoso 31 dicembre e ci siamo ritrovati a condividere l’esperienza a tinte granata. Mi avrebbe fatto piacere un confronto più diretto e costante senza intermediari che si sovrapponevano, ma è andata così e non ho alcuna intenzione di fare polemiche. Faccio una metafora: è come se il proprietario guardasse le vicende di casa granata con un binocolo al contrario. Per noi la Salernitana è amore incondizionato, per lui è una delle tante aziende. Molte scelte o dinamiche dipendono da come gli raccontano le cose. Alcuni binocoli sono durati anni, altri sono arrivati da poco. Se dai fiducia ai tuoi dipendenti è normale che ti fidi delle loro versioni”.
Però, se dopo 4 anni alcuni personaggi sono ancora lì o si punta su gente non di calcio, la colpa è di chi li sceglie…
“Torniamo al discorso fatto prima. La Salernitana è una formica nelle innumerevoli attività imprenditoriali di un uomo di successo come lui. Io ho vissuto molte dinamiche, ho sempre visto un proprietario che ha investito e che si fidava dei suoi interlocutori non potendo essere fisicamente presente sul posto con una certa costanza. Se, per andare in trasferta, gli fanno prenotare un jet da 250 posti per ospitare 26 tesserati è colpa sua che spende e accetta o di chi glielo ha proposto?”.
Lui vuole cedere, ma non ci sono acquirenti e non investe. Il pubblico protesta, ma allo stadio sono in 12-13mila. Come si esce da questo labirinto ricco di ostacoli?
“Mi sembra di vivere un incubo, credetemi fa davvero male vedere una piazza con potenzialità enormi vivere una fase così caotica. E’ come se il club si fosse chiuso in un fortino vivendo una realtà parallela. Siamo retrocessi in quel modo con la Sampdoria e c’era chi, come me,andava sotto la curva a prendersi un sediolino in testa e chi diceva “state tranquilli, tanto la sospendono e non succede nulla”. Ma come non succede niente? Stavamo andando in serie C e c’erano migliaia di persone ferite che stavano soffrendo. Tutto quello che accade sembra insensato, un giorno potrebbero dedicare uno speciale sulla Salernitana intitolandolo “Mistero”.
Quindi lei assolve il proprietario?
“Non si tratta di assolvere o di condannare, ma di ragionare in modo freddo senza farsi prendere dalla passione. Immaginate questa scena: mentre a Iervolino comunicano cosa sta accadendo in casa granata lui sta organizzando contemporaneamente un incontro d’affari da decine e decine di milioni di euro. O pensate che solo gli indonesiani del Como abbiano una squadra di calcio che seguono a distanza perchè presi da mille cose? Insisto su un concetto: tutto sta a cosa gli viene riferito. Potremmo dire che sbaglia la scelta degli uomini? Forse sì. E  se mi chiedi perchè chi sbaglia sia ancora al proprio posto ti rispondo allo stesso modo di prima: è un mistero!”.
La piazza gli ha chiesto di andare via, cosa dobbiamo aspettarci dalla conferenza stampa indetta a sorpresa da Pagano?
“Uno dei mali di questo club è che spesso ci si dimentica che, per regolamento, deve essere lo SLO a interagire con i tifosi e a fare da tramite tra ambiente e società. Qui invece tutti parlano con tutti, basta avere i numeri di telefono giusti e ci si espone in prima persona senza magari avere in mente la soluzione reale ai problemi. So che sono stati esposti striscioni, ho letto che c’è stata unità da parte di tutte le componenti della tifoseria e mi risulta maggiore sinergia tra il mondo ultras e il Centro di Coordinamento. Sono convinto che bisognerebbe evitare di dividersi in tante anime e che sia opportuno essere compatti e portare avanti una linea comune senza divisioni che non servono a nulla. Fatta questa premessa dico che lo strappo tra la proprietà e la città parte da lontano. Da quel post Bologna che evidentemente ha lasciato il segno. Parlai con gli ultras all’esterno della tribuna, manifestarono la volontà di colloquiare con il presidente. Qualcuno era arrabbiato, all’orecchio del patron arrivò qualche parolina poco gradita e ci può stare che un imprenditore non abituato a questo tipo di pressione possa avere un attimo di titubanza. Io so che non sarebbe successo nulla e che c’erano i presupposti per ragionare insieme, ma altri fecero scelte diverse e mi dovetti adeguare. Da lì si è interrotto il dialogo e purtroppo oggi la situazione è precipitata”.
C’è chi dice che in fondo a Iervolino stare in C senza spese folli non dispiaccia. In fondo non è che per il caso Sampdoria abbiano fatto tutte queste battaglie a tutela del club e della gente…
“Non sono d’accordo. Al presidente, alla sua famiglia e ai suoi affetti più cari piaceva molto venire la domenica allo stadio a vedere la Salernitana in serie A. La tribuna autorità era gremita, il contesto garantiva visibilità e prestigio. Non scherziamo: ma l’avete vista la serie C attuale? 20 anni fa era una vera e propria B2, con un calcio di alto livello e partite che divertivano il pubblico. Oggi è uno spettacolo deprimente sotto il profilo tecnico, a nessun proprietario può far piacere vedere la propria squadra competere così in basso. Forse anche in questo caso è stato mal consigliato. Se parti per il ritiro con 30 calciatori, ne vanno via venti e ne arrivano altri 14 è un problema di budget o di programmazione? Non mi sembra che la dirigenza attuale abbia dovuto convivere con il fardello di contratti pesanti ereditati dalle stagioni precedenti. Gli errori commessi non sono imputabili a chi caccia i soldi e si fida dei dipendenti. Un anno fa hanno dato 800mila euro a Sepe per rescindere il contratto per poi avere un problema portiere per tutto l’arco della stagione. E’ colpa di Iervolino?”.
C’è qualche sassolino dalle scarpe che vuole togliersi?
“Io so soltanto che mi fu comunicato che non rientravo nel programma del dottor Pagano, persona con cui in un secondo momento è nato un rapporto di rispetto. Conosco la piazza e avevo in mente una serie di proposte da fare alla società non tanto per risolvere le questioni di campo, ma per tentare di ricucire lo strappo con una tifoseria che va coinvolta in modo differente. Al momento non ho avuto ancora questa opportunità. Negli anni scorsi sono state dette e scritte tante cose, alcune delle quali non vere. Ricordate Catanzaro? Fui accusato di aver portato la squadra sotto la curva a cospetto di 4-500 persone inferocite per la sconfitta e per la classifica. Nessuno ha detto che le forze dell’ordine mi fecero i complimenti per come ho gestito la situazione, visto che quello “sfogo” sugli spalti evitò qualsivoglia problematica di ordine pubblico all’esterno. E poi lo sputo (ad Adelaide, ndr)…niente di vero! Un caso estremamente ingigantito. La verità è che mi voltai e, oltre ai calciatori, non c’era nessuno: nè direttore sportivo, nè allenatore, nè altri dirigenti. Chi mi conosce sa che non ho mai voluto ergermi a protagonista, ma che ho sempre lavorato dietro le quinte per amore dei colori granata e per profondo rispetto del mio incarico”.
Lei crede al detto popolare “se va via chi se la prende?”
“Faccio un ragionamento ampio. Salerno, a mio avviso, potenzialmente è tra le prime dieci piazze italiane per passione e partecipazione. Non c’è un solo salernitano che non abbia a cuore le sorti del cavalluccio marino, c’è la provincia Sud  che è legata ai colori granata e sono migliaia i supporters che vivono in altre regioni o nazioni e che partecipano attivamente alle trasferte. Secondo me il nostro bacino d’utenza supera le 500mila unità. E’ un brand vendibile, un marchio forte, un prodotto appetibile. Secondo me dovremmo valorizzare maggiormente il territorio. Quando l’Atalanta venne a giocare a Salerno un loro dirigente mi confessò che molti tifosi erano venuti in trasferta per godersi Paestum e le costiere nel fine settimana. Perchè non battere anche su questo tasto, visto che abbiamo delle bellezze naturali tra le migliori del mondo? Poi c’è il discorso dei bilanci. Leggerli è difficile, non a caso è stato scelto un commercialista di spessore come Pagano. Un interlocutore seriamente interessato a rilevare la Salernitana dovrebbe avviare una due diligence seria. Perchè se ti offrono la società a zero euro, ma i costi di gestione sono elevatissimi può risultare un affare non conveniente. Io mi auguro che una soluzione si trovi, in un senso o nell’altro. 7000 abbonamenti dopo tre anni tremendi, ma di che parliamo?”
Gaetano Ferraiuolo

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