È morto Ratko Mladic, leader militare condannato per genocidio per i crimini commessi durante la guerra nell’ex Jugoslavia come comandante dei serbo-bosniaci, su tutti il massacro di Srebrenica del 1995. Aveva 84 anni. Il decesso è avvenuto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia.

I crimini di guerra, la latitanza e l’arresto
Nato a Božanovići, oggi Bosnia ma all’epoca Croazia, Mladic era figlio di un partigiano comunista, che sarebbe stato poi ucciso dagli Ustasha. Dopo aver scalato i ranghi dell’Armata Popolare Jugoslava, ricoprì la carica di capo di stato maggiore delle forze armate dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina durante la guerra in Bosnia, rendendosi responsabile dell’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, e anche del massacro di Srebrenica, compiuto assieme alle forze paramilitari di Arkan. Accusato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, Mladic fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 15 anni di latitanza, e successivamente estradato all’Aja: il processo a suo carico, iniziato l’anno successivo, si era concluso nel 2017 con la condanna all’ergastolo, poi confermata anche in appello nel 2021. Poche ore prima della morte era stata respinta l’ultima richiesa di scarcerazione per Mladic, che durante la detenzione era stato colpito da diversi ictus.

