Da mesi parliamo del dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte per la guida del centrosinistra, ma il vero filo (giallo)rosso sul quale si discute il futuro del campo largo è quello tra Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd, e Paola Taverna, vicepresidente del M5s. Vicinissimi ai rispettivi leader di partito, hanno il compito di tessere la delicata trama delle primarie che, annunciate da mesi, potrebbero trasformarsi radicalmente per via delle new-entry.
I nomi in campo per contendersi la leadership
La svolta a questa narrazione è stata impressa da Avs (Alleanza Verdi Sinistra), lanciando l’ipotesi di un loro candidato da sottoporre al giudizio dei primaristi. Inevitabilmente, come nel domino, anche nelle altre forze della coalizione è sorto il desiderio di marcare il territorio, al punto che si fa sempre più concreta la suggestione di una corsa a sei. Né Conte né (soprattutto) Schlein hanno precisamente in pugno le varie componenti dei rispettivi partiti; figuriamoci quelle di un cartello così eterogeneo. Da qui l’idea di misurarsi sul campo, anche per poi regolare i rapporti futuri sulla base del consenso effettivo.

La carica dei centristi
Sponsorizzato da Romano Prodi, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini è pronto a scendere in campo alla guida di Più Uno, progetto nato per rappresentare la componente cattolica. A questa si affianca quella centrista di stampo laico, che potrebbe riconoscersi in Giorgio Gori, il quale però al momento sta ben defilato dalle primarie (occhieggia alla segreteria del Pd, nel caso di tracollo di Schlein). L’attendismo di Gori va a vantaggio di Alessandro Onorato, assessore della Giunta Gualtieri e coordinatore di Progetto Civico Italia, che il 5 e 6 settembre terrà i suoi Stati Generali ad Agrigento. L’affollamento al centro si traduce anche nella probabile candidatura di Riccardo Magi, leader di +Europa, ma dalle parti dei riformisti l’ago della bilancia è sempre e comunque Matteo Renzi, abilissimo a confondere le acque: un giorno fa filtrare l’intenzione di volersi candidare in prima persona, ma il successivo continua a lavorare sul progetto legato a Silvia Salis, alter ego annunciata della Schlein.
Tra Schlein e Salis si fa largo “Betta” Piccolotti
Lo scontro diretto Schlein-Salis da tempo solletica la fantasia dei media – più ancora che dei militanti – perché dalla contesa tra due modi piuttosto diversi di incarnare la leadership femminile uscirebbe la sfidante della vera partita: quella contro Giorgia Meloni. Eppure le protagoniste potrebbero essere più di due. Benché non vi siano conferme ufficiali – ma anzi un estremo riserbo – si fa largo la voce che la candidata di Avs possa essere Elisabetta “Betta” Piccolotti, parlamentare in carica e certamente una delle figure di maggior spicco del sodalizio rossoverde. La seconda suggestione riguarda un’esterna: Francesca Albanese, controversa relatrice delle Nazioni Unite sulla Palestina. Quest’ultima ha sempre negato l’intenzione di entrare in politica, recentemente glielo ha proposto anche Alessandro Di Battista, ma il suo profilo continua a essere di grande interesse. Anche per ragioni extrapolitiche.
L’etichetta di “moglie di”
Piccolotti , come noto, è sposata con Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e co-leader di Avs, che certamente metterà il suo nome sul tavolo della coalizione. Se le opzioni fossero due (c’è anche la wild-card dei Verdi, che Angelo Bonelli pare non voglia usare personalmente), Piccolotti sarebbe in pole position e bisognerebbe prepararsi a gestire il solito maschilismo di chi – anche e soprattutto tra colleghi giornalisti – si riferisce a lei come alla «moglie del leader», elemento biografico oggettivo, ma che in un Paese profondamente maschilista allude al sospetto di nepotismo.

Dai movimenti studenteschi al Parlamento
Classe ’82, Piccolotti è politicamente attiva fin dai tempi dei movimenti studenteschi, è stata portavoce dei giovani di Rifondazione Comunista, ha fatto gavetta a livello locale nella sua Foligno sostenuta da Sel (consigliera comunale, assessora e vicesindaca), fino a entrare in Parlamento nel 2022, dopo il ricalcolo dei voti che ha assegnato ad Avs delle schede erroneamente attribuite ai competitor. Anche in quell’occasione, ha dovuto sudare sette camicie: altro che strada in discesa. Molto efficace nella comunicazione (d’altra parte, è il suo mestiere), ha saputo valorizzare al meglio la sostanza delle sue numerose battaglie politiche: istruzione, cultura, università, diritti, lavoro, salari, ecologia, parità di genere, legalità e antifascismo. Insomma, un profilo completo per sfidare Schlein a tutto campo, soprattutto tra i giovani, e magari per allargare il tiro a chi non è particolarmente entusiasta delle prospettive di questo centrosinistra al momento poco propositivo.

L’ipotesi secondo turno
Il recente scatto in avanti di Avs sui contenuti può essere di enorme aiuto per Piccolotti, anche per qualche considerazione statistica. Oggi Alleanza Verdi Sinistra è il terzo partito della coalizione con il 6,4 per cento, mentre il Pd sta poco sopra il 21 per cento e il M5s fluttua intorno al 13. Questo, però, è il consenso dei partiti, non certo quello dei singoli. E Schlein, eletta dai primaristi dopo aver nettamente perso la sfida congressuale nei circoli dem contro Stefano Bonaccini, lo sa molto bene. Guardando l’appeal personale dei leader, in prima fila c’è Conte, che infatti fa i salti di gioia nel vedere che le primarie si allargano ad altri contendenti: potendo contare su una probabile maggioranza relativa, la strada dell’avvocato del popolo per arrivare al traguardo si accorcia notevolmente. Schlein ribatte chiedendo il doppio turno, che invece aiuterebbe lei: una volta arrivata al ballottaggio, anche da seconda, come leader del partito più rilevante le sarebbe più facile trovare gli accordi necessari per imporsi. Taruffi e Taverna ne stanno discutendo e il punto di caduta potrebbe essere proprio il ballottaggio, ma con l’aggiunta del voto online da sempre molto caro al M5s. Tutto questo arzigogolato ragionamento, però, non tiene conto della possibile terza incomoda: Piccolotti. Tanto radicale nei contenuti quanto moderata nei toni, potrebbe ridisegnare i traballanti equilibri della coalizione.

















