L’Iran sta valutando la possibilità di attaccare obiettivi militari statunitensi in Europa, qualora Donald Trump intensificasse il conflitto contro la Repubblica Islamica. Lo scrive il Financial Times citando due fonti interne al regime di Teheran. Sono da poco terminati i 60 giorni di cessate il fuoco previsti – ma solo in parte rispettati – dal memorandum d’intesa firmato in Pakistan a metà giugno e crescono i timori di un’escalation, che potrebbe riguardare non solo il Medio Oriente.

Tra i possibili obiettivi ci sono basi in Bulgaria e a Cipro
Le fonti del Ft hanno spiegato al quotidiano che le forze di Teheran hanno preso in esame possibili raid contro asset Usa in Paesi dell’Europa sud-orientale come la Bulgaria, che a luglio ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi. Anche Cipro figurerebbe tra i potenziali obiettivi di rappresaglia in caso di una nuova offensiva Usa: a marzo un drone iraniano ha colpito una base britannica sull’isola. Le stesse fonti del Financial Times hanno indicato che le forze iraniane hanno anche valutato la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello stretto di Hormuz, se il conflitto dovesse intensificarsi. A luglio i pasdaran hanno minacciato il Regno Unito per l’utilizzo da parte degli Stati Uniti di siti militari britannici, affermando che «qualsiasi base utilizzata per lanciare un attacco contro il territorio iraniano sarà considerata un obiettivo legittimo». Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Teheran avrebbe usato questi due mesi di tregua per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni.
