Allah akbar, Dio é grande!

Salvatore Memoli

Molti europei giustamente hanno paura degli immigrati che si comportano male, di coloro che aggrediscono cittadini normali e poliziotti, senza motivo e con cattiveria. Sono episodi che si consumano in molte città dell’Europa. Alcuni immigrati diventano aggressivi ed impropriamente premettono le loro malefatte con il grido di ” Allah Akbar”, consumando infamanti delitti, ai danni d’indifesi cittadini. Molti attacchi sono destinati alle forze dell’ordine altri sono consumati ai danni di cittadini, di chiese ed immagini sacre. Vengono commesse azioni di violenza che trovano impreparate le persone costrette a subire. Chi sono questi immigrati che sprigionano tanta violenza e cosa li determina in comportamenti delittuosi che non li aiuterà mai ad inserirsi nei contesti sociali dove vivono? Il recente grave delitto consumato ai danni di un giornalista salernitano ad opera di un giovane clandestino di nazionalità tunisina ci aiuta a capire che le motivazioni di condotte gravi non hanno nessuna giustificazione in ideologie politiche né tantomeno religiose legate alle origini etniche. Al di là dei contesti particolari dove vengono consumate azioni di violenza, la causa scatenante non può essere attribuita alla religione, in particolare all’Islam. Anche invocare il nome di Allah, ripetendo l’espressione ” Allah Akbar”, tradotta letteralmente ” Dio é il più grande!”, risulta un richiamo fuori luogo, privo di valore spirituale, perché tale espressione, normalmente, viene collegata ed usata solo per l’inizio della preghiera islamica. Premettere un’invocazione che ha forte contenuto di fede ad azioni di gravità sociale e con conseguenze letali, non appartiene al corredo del corretto praticante della fede islamica.Nell’Islam, l’omicidio ingiustificato è considerato uno dei peccati maggiori e più gravi in assoluto. Nel Corano ( il riferimento è alla Surah Al-Ma-idah, 5:32) si legge:A) uccidere un innocente equivale a uccidere tutta l’umanità. B) salvare una vita equivale a salvare l’intera umanità. Chi commette un omicidio intenzionale senza una giusta causa legale va incontro alla condanna divina e alla punizione nell’al di là. Questo insegnamento si applica sia ad atti individuali di violenza, sia ad atti di terrorismo. Tali atti sono violazioni dirette dei precetti coranici. Appare quindi riduttivo e privo di giustificazione un atto violento contro l’umanità o la singola persona e chi lo compie non potrà mai ricevere sostegno o condivisione oppure, peggio, trovare legittimazione nel Corano. Sia chiaro che avere radici in aree geografiche che praticano l’Islam non vuol dire essere un fedele. Come avviene anche in altre religioni, la pratica religiosa è altro dalla conoscenza infantile di precetti, ai quali ci s’ispira ma le cui determinazioni vanno lette con competenza da professionisti che ne rapportano il dato fattuale alla vicenda contestuale e personale. Persiste in Italia ed in Europa una condizione di clandestinità degli immigrati che é causa destabilizzante di condotte sociali, molte delle quali, senza trovare mai giustificazioni di nessun tipo, sono all’origine dell’abbrutimento dei comportamenti individuali. Continuare a mantenere ai margini della società migliaia di persone contribuisce ad uno scontro di convivenza che é reso incomprensibile ed ingiustificato da rifiuti sociali ed assenza di prospettive di un’integrazione culturale, lavorativa e totale della persona. Il violento ricorda le sue origini etniche e rafforza con il distinguo la sua disapprovazione del mondo che lo circonda e lo rifiuta.In un certo senso é doppiamente condannato: dalle sue radici culturali e religiose che disapprovano il suo comportamento e dalla condanna sociale e morale di chi subisce la sua violenza.La violenza dell’immigrato clandestino é disperazione tanto quanto la sua adesione a interpretazioni deviate dell’Islam, in nome del quale si porta la violenza nel mondo. É una scelta individuale fermamente condannata da tutte le autorità teologiche dell’Islam e da tutti i praticanti dell’Islam che si recano in moschea quotidianamente e comunitariamente, in nome di Allah che rifiuta ogni violenza. Troppi episodi di violenza che scaturiscono da condotte di immigrati di fede islamica non potranno mai essere confusi con i comportamenti sani dei credenti dell’Islam che condannano i loro connazionali e ne sentono il peso del giudizio generale del mondo occidentale.Alla Akbar resta un’invocazione di pietà religiosa che invita ad aprirsi a Dio e nel suo nome coltivare i precetti che non prevedono mai l’offesa delle persone. Le comuni radici etniche, il fatto di essere cresciuti secondo gli insegnamenti dell’Islam, non possono legittimare i comportamenti terroristici o asociali di chi ha voltato le spalle alla fede ed alla sua cultura e cade in comportamenti che tutti condannano. Il mondo dei disperati non é mosso da Dio-Allah, né il distinguo apporta un utile al mondo islamico. Al contrario rende dannato il criminale che subisce la condanna generale ed, in particolare, dell’Islam in tutto il mondo.

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