Ceuta, speranza perduta per i messaggeri della speranza

Laura Scermino

«In un mondo oscurato da guerre e ingiustizie, anche lì dove tutto sembra perduto, i migranti e i rifugiati si ergono a messaggeri di speranza. Il loro coraggio e la loro tenacia è testimonianza eroica di una fede che vede oltre quello che i nostri occhi possono vedere e che dona loro la forza di sfidare la morte nelle diverse rotte migratorie contemporanee…..in modo particolare, migranti e rifugiati cattolici possono diventare oggi missionari di speranza nei Paesi che li accolgono….Speranza intesa come promessa di un presente e di un futuro in cui sia riconosciuta la dignità di tutti come figli di Dio. In tal modo migranti e rifugiati sono riconosciuti come fratelli e sorelle, parte di una famiglia in cui possono esprimere i loro talenti e partecipare pienamente alla vita comunitaria..”(cfr. LEONE PP. XIV). Il Papa ha riconosciuto,quindi, nei migranti l’incarnarsi della speranza,sentire che appartiene a chi desidera,e si desidera sempre ciò che non si ha!E quanto più non si ha tanto più la speranza è grande ed ardita la sfida per vederla esaudita e soddisfatta. Speranza che tuttavia per molti resta disperata o conduce alla morte. Migranti:molto si è detto ed ancor di più si è scritto con parole che si focalizzano su di un unico punto:l’accoglienza o meno, che come un caledoscopio ci rimanda alla miriade di riverberi che da esso si diramano. Da ultimo,a fine luglio l’arrivo in massa di circa 60 mila persone,adulti e bambini,dal mare del Marocco sulle sponde di altra terra marocchina,Ceuta,ma dal Medioevo territorio della Spagna,verso cui guarda, sta seminando uno scompiglio “negli affari esteri”. Senza voler fare politica internazionale formulando ipotesi e processi alle intenzioni, né demagogia cristiana sull’apparente non operosità dei santi manifestati propositi,lapidario è un fatto, migliaia di persone,quale un fiume in piena,hanno “osato” entrare in un territorio politicamente straniero,guadagnandosi per ciò l’appellativo di irregolari,ovvero,indesiderati e meritando, per la conseguente ragione, di essere “rispediti”allo Stato mittente. Ed ecco che il rimpatrio immediato disposto dal governo spagnolo è stata la diga per arginare questo improvviso fiume umano mentre la previdente e lungimirante (!) sospensione del patto Schengen da parte dell’Italia, quella per bloccarne i rivoli.Proporzione che non regge,attesa la distanza territoriale, e che per questo ha attirato le ragionevoli critiche estere. Purtroppo dopo tutte le piene non resta che il fango ed i suoi detriti,nelle spalle sollevate invocanti discolpa per una situazione subita e da gestire con “risolutezza”,nelle storie dietro a molti dei nomi che resteranno sconosciuti se non nei numeri associati alla morte,nello sguardo spaurito,perso,scioccato di tantissimi bambini non accompagnati chiamati a vivere un’esperienza che urla loro la parola abbandono e solitudine.E dove c’è abbandono,solitudine non c’è amore, né carità, né fraternità. Una chimera,dunque, la sintesi del vivere cristiano:AMA IL PROSSIMO TUO in una strada intrapresa che sfugge all’accoglienza,alle invocate porte aperte,per una più autentica condivisione che non significa prescindere da una regolamentazione. E penso alle parole di Primo Levi: Se questo è un uomo….assistendo impotenti ad una disumanità,che si ripresenta ora in un tempo ora in un altro,ora in punto ora in un altro del mondo,la stessa cui il nostro sguardo si sta abituando,perché diffusa,e per cui il nostro cuore meno si turba, sollevato dal nostro amor proprio e trincerato nei nostri sicuri “confini”. La questione “disumana” fa scalpore e per questo si fa volano della politica,i cui portavoce rappresentano costi e benefici delle loro scelte,ovviamente, per il bene comune. Comune si, ma, non a molti e non per tutti. L’art.2 della Costituzione,come tanti altri articoli, si svela essere un miraggio,un traguardo che in vero non si vuole attuare:La Repubblica che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo …e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,economica e sociale.Eppure la detta previsione,“GIUSTA” sembra sancita,dunque,per superare i confini territoriali per ritrovarsi in quelli biologici.Essa è stata concepita per l’UOMO non per il cittadino. Certo è che l’uomo,in sé, è la condizione imprescindibile per essere destinatari della prevista tutela,la vita dunque in ogni sua dignitosa manifestazione dovrebbe essere sempre protetta “ad ogni costo”,bene primario in luogo della sovranità territoriale che non può integrare il limite nel quale i diritti si riconoscono ed hanno ragione di esistere tanto quanto è inconfutabile che il sole splende in egual modo per tutti,dono che non si può arginare né dividere. A memoria di un piccolo grande uomo di Dio,Francesco che 800 anni fa ne aveva testimoniato nel suo dolcissimo cantico,l’essenza,nell’armonia del Creato,che è di tutti e per tutti,senza se e senza ma. E se solo riflettessimo che niente è nella nostra esclusiva e definitiva disponibilità,sotto il nostro sicuro controllo,vita compresa,ci sentiremmo più fedeli gestori dei “doni” che abbiamo avuto e dei ruoli che ricopriamo che “proprietari”. Pertanto sarebbe auspicabile una cooperazione concreta tra gli Stati,più fortunati, per “gestire” il problema Immigrati in luogo dell’evitamento dello stesso con il sollevare muri fisici che si fondano su quelli etici,rammentando che i muri posti su di un percorso hanno sempre una doppia faccia che, a seconda del punto di vista, può essere traguardo o partenza.

L'articolo Ceuta, speranza perduta per i messaggeri della speranza proviene da Le Cronache.