Dopo il passo indietro della presidente Barbara Floridiae degli altri componenti provenienti dall’opposizione, si sono dimessi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai anche i componenti di centrodestra. La senatrice del M5s ha parlato di un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa»: ebbene, i membri provenienti dalla maggioranza denunciano qualcosa di analogo. Ma da parte del centrosinistra.
I componenti di centrodestra: «Commissione occupata dalla sinistra»
«Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare». È quanto hanno dichiarato i membri del centrodestra dimissionari, definendo «anomalo» che «il presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica». L’opposizione, spiegano, ha «sfruttato in maniera vergognosa» questa legge, impedendo alla tv di Stato di avere un presidente nonostante sia stato designato già da tempo» dal suo cda.
«Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione», affermano poi i componenti della maggioranza: «Per quanto ci riguarda siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente, a dare in tempi rapidi un presidente alla Rai e riprendere il ciclo di audizioni che le dimissioni della presidente Floridia e dei componenti delle opposizioni in Vigilanza hanno interrotto. Non sarà questa messa in scena ad impedire che la Rai possa tornare finalmente ad essere libera e pluralista».
Per anni il caldo è stato raccontato come un’emergenza ambientale. Oggi però è diventato anche una variabile economica. L’ondata di calore che a fine giugno ha investito gran parte dell’Europa, con temperature superiori ai 40 gradi in Francia e nuovi record nel Regno Unito e in Svizzera, ha messo sotto pressione gli ospedali e rallentato cantieri, logistica, agricoltura, industria e trasporti, mostrando quanto il cambiamento climatico possa influenzare la competitività europea.
Temperature estreme in Italia (foto Ansa).
Un tema che – appunto – si scalda nel momento meno favorevole per Bruxelles. L’Unione europea è impegnata a difendere la sua industria dalla concorrenza cinese, a negoziare il futuro dei dazi con gli Stati Uniti e a rilanciare una politica capace di recuperare terreno rispetto alle altre grandi economie. Ma mentre il dibattito resta concentrato su commercio e sussidi, un altro fattore sta già entrando nei bilanci delle imprese: il costo del caldo.
Cool box distribuite e turni anticipati al mattino
L’impatto è ormai visibile sul campo. In Germania per esempio DHL ha distribuito oltre 111 mila cool box ai portalettere, complete di asciugamani refrigeranti, polsini rinfrescanti e protezioni contro i raggi UV. Diverse aziende del settore delle costruzioni hanno anticipato l’inizio dei turni alle prime ore del mattino per evitare le ore più calde della giornata, mentre Thyssenkrupp Steel Europe ha rafforzato le misure di protezione dei lavoratori negli impianti siderurgici con acqua e pause supplementari.
Vietato il lavoro all’aperto nelle ore centrali
Altro che interventi straordinari, stanno diventando parte dell’organizzazione ordinaria del lavoro. Anche i governi iniziano a cambiare approccio. In Italia diverse Regioni hanno introdotto ordinanze che vietano il lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata durante gli episodi di caldo estremo. La misura nasce per tutelare la salute dei lavoratori, ma ha inevitabilmente effetti sulla produzione, soprattutto nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura e della logistica. La questione, però, è più profonda. Per la prima volta il caldo viene analizzato non soltanto dai climatologi, ma anche da economisti, assicurazioni, banche e investitori.
Operai al lavoro sotto il sole cocente a Torino (foto Ansa).
Oltre i 30 gradi la produttività inizia a crollare
Secondo un’analisi di Allianz Trade dedicata all’economia tedesca, oltre i 30 gradi la produttività del lavoro diminuisce mediamente di circa il 3 per cento per ogni grado aggiuntivo, mentre il fabbisogno energetico cresce di circa l’1,2 per cento per alimentare sistemi di climatizzazione e raffrescamento.
Entro il 2030 l’Italia potrebbe perdere 147 miliardi di Pil
Sono numeri che fanno cambiare la prospettiva. Il caldo, oltre a un rischio sanitario o ambientale, diventa un costo di produzione. Nello scenario elaborato da Allianz Trade, se le ondate di calore degli ultimi anni dovessero trasformarsi nella nuova normalità, entro il 2030 la Germania potrebbe perdere fino a 131 miliardi di dollari di prodotto interno lordo. Le stime diventano ancora più pesanti per il resto d’Europa: fino a 240 miliardi per la Francia, 147 miliardi per l’Italia e 120 miliardi per la Spagna. Per alcune economie particolarmente esposte il costo complessivo potrebbe arrivare a valere tra il 5 e il 7 per cento del Pil nel corso del decennio.
Flash mob contro la “cooling poverty” a Napoli (foto Ansa).
Per questo Allianz Trade definisce ormai il caldo estremo un rischio economico strutturale. La questione non riguarda più soltanto la frequenza delle ondate di calore, ma anche la capacità delle economie di adattarsi a condizioni climatiche che stanno diventando permanenti.
Il nostro Paese parte da una posizione più fragile
L’Italia è tra le economie europee più esposte agli effetti economici del caldo estremo. Non solo perché il Mediterraneo è uno degli hotspot del cambiamento climatico, ma perché una parte rilevante del sistema produttivo nazionale continua a dipendere da attività svolte all’aperto o in ambienti difficili da climatizzare.
Il famoso bar Baratti & Milano in piazza Castello chiuso per un blackout dovuto al grande caldo estivo (foto Ansa).
Edilizia, agricoltura, turismo, logistica e piccola manifattura rappresentano ancora una quota significativa del valore aggiunto italiano. Sono comparti nei quali il caldo incide sul benessere dei lavoratori oltre che sulla riduzione delle ore effettivamente lavorabili, sull’aumento dei consumi energetici e sulla compressione dei margini aziendali. Secondo una stima citata da Reuters, durante l’ondata di calore di fine giugno un milione e mezzo di lavoratori italiani poteva essere esposto a condizioni di rischio, tra operai, agricoltori e corrieri.
La tutela dei lavoratori è necessaria, ma non basta
La risposta dei governi si concentra, per ora, soprattutto sulla tutela dei lavoratori. È una scelta necessaria, ma non sufficiente. Le ordinanze che sospendono le attività nelle ore più calde limitano il rischio sanitario, senza eliminare quello economico. Ogni ora di lavoro persa, ogni cantiere rallentato e ogni raccolto rinviato incidono sulla produttività complessiva del sistema.
La stessa conformazione delle città contribuisce ad aggravare il problema. Gran parte del patrimonio edilizio europeo è stato progettato per trattenere il calore durante l’inverno, non per disperderlo in estate. Le ondate di caldo degli ultimi anni hanno così evidenziato un limite infrastrutturale che fino a poco tempo fa appariva secondario.
Reuters, citando l’International Energy Agency, ricorda che la diffusione dei climatizzatori in Europa resta nettamente inferiore rispetto alle altre grandi economie avanzate. A seconda dell’indicatore utilizzato, gli impianti sono presenti in circa un quinto del patrimonio edilizio europeo oppure in circa un quarto delle abitazioni, contro livelli vicini al 90 per cento negli Stati Uniti e in Giappone (Reuters, 25 e 26 giugno 2026).
Forte aumento di domanda per i climatizzatori in Europa
Questo ritardo si traduce in un doppio costo. Da una parte rende più difficile mantenere livelli elevati di produttività durante le ondate di calore; dall’altra obbliga famiglie e imprese ad accelerare investimenti che avrebbero potuto distribuire su un periodo molto più lungo. Non a caso, nelle ultime settimane, i maggiori produttori mondiali di climatizzatori hanno registrato un forte incremento della domanda in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Per aziende come Samsung, LG, Midea e Mitsubishi Electric il mercato europeo rappresenta ormai una delle principali aree di crescita.
Emergenza caldo a Milano (foto Ansa).
La capacità di adattarsi al clima diventa un vantaggio competitivo
Per decenni la competitività industriale è stata misurata attraverso indicatori ormai consolidati: costo del lavoro, prezzo dell’energia, pressione fiscale, innovazione, produttività e accesso ai mercati internazionali. Oggi bisogna aggiungere una nuova variabile. La capacità di adattarsi alle temperature estreme sta diventando un vantaggio competitivo tanto quanto la digitalizzazione o l’efficienza energetica. Le imprese che investiranno in edifici più efficienti, reti elettriche resilienti, impianti meno energivori e una diversa organizzazione dei turni potranno limitare le perdite di produttività e contenere l’aumento dei costi. Chi rimarrà fermo rischia invece di subire un progressivo deterioramento dei margini proprio mentre cresce la concorrenza internazionale. È il motivo per cui Allianz Trade parla sempre più spesso di economia dell’adattamento. Adeguarsi al clima diventa una componente della politica industriale e della competitività nazionale.
Un dazio che nessuno può ridurre attraverso accordi commerciali…
La metafora del dazio non è soltanto giornalistica. Un dazio aumenta il costo di produrre e vendere un bene, riduce i margini delle imprese e rende meno competitiva un’economia rispetto ai concorrenti. Il caldo produce effetti sorprendentemente simili. Riduce le ore lavorabili, rallenta la produzione, aumenta il consumo di energia, impone nuovi investimenti e modifica l’organizzazione del lavoro. Con una differenza sostanziale. I dazi possono essere negoziati, ridotti o eliminati attraverso accordi commerciali. Le temperature record no.
Il cartello dei dazi (Ansa).
Per questo la sfida europea non consiste solo nel gestire l’emergenza dell’estate 2026. La vera partita si giocherà nei prossimi anni, quando gli investimenti destinati all’adattamento climatico determineranno una parte crescente della capacità produttiva dei Paesi. Se l’Europa continuerà a considerare il caldo come un semplice fenomeno meteorologico, rischierà di affrontare il prossimo decennio con uno svantaggio competitivo destinato ad ampliarsi anno dopo anno. Il cambiamento climatico sta già riscrivendo il costo di fare impresa.
Il prossimo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran inizierà il 18 luglio. Lo riferisce l’emittente saudita Al-Hadath, citando una fonte di alto livello. Al momento non è stato indicato dove si terranno i nuovi colloqui. Ma è altamente probabile che la sede sia ancora Doha, in Qatar. In alternativa c’è il Pakistan, l’altro Paese mediatore. Come riferito dal portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed al-Ansari, le discussioni indirette tra Usa e Iran, che proseguiranno dopo i funerali di Ali Khamenei, hanno permesso alle due parti di avanzare su alcune questioni relative al memorandum d’intesa di Islamabad, basandosi sui risultati del vertice del Lago di Lucerna.
Poco meno di due settimane. È il tempo che le forze di maggioranza hanno a disposizione per riuscire a trovare l’intesa sul tema delle preferenze, prima che la proposta di legge elettorale passi all’esame della Camera.
Il centrodestra ancora diviso sulle preferenze
La data da cerchiare sul calendario è quella del 14 luglio, una settimana dopo rispetto all’iniziale ipotesi del 7 luglio prevista per l’avvio delle votazioni. Un rinvio che dai banchi del centrodestra dicono essere logistico, dovuto alle difficoltà nel raggiungere il Parlamento a causa dei lavori sulla tratta ferroviaria verso Roma, ha ribadito il ministro meloniano Luca Ciriani, ma che in realtà appare come un tentativo di guadagnare ancora qualche giorno per riuscire a sciogliere il nodo dell’accordo. E infatti Matteo Salvini ha messo in chiaro, piccato, che non ci sono cantieri programmati e che i deputati e i senatori non avranno difficoltà a raggiungere la capitale. La verità è che il vertice degli sherpa di questa settimana non ha prodotto i risultati sperati. Fratelli d’Italia punta i piedi sulle preferenze, Forza Italia e Lega sono contrari a modificare un testo già frutto di compromessi. Nonostante le divergenze ancora non appianate, «non c’è alcuna intenzione da parte nostra di spaccare il centrodestra», assicurano dalle file del partito di Meloni. Anche in questo caso «un punto di equilibrio si troverà», con l’obiettivo di arrivare all’approvazione della proposta alla Camera entro la fine del mese.
Matteo Salvini (foto Ansa).
Il muro delle opposizioni contro lo spettro del premierato
Non ci stanno le opposizioni, per le quali anche se venissero inserite le preferenze non si risolverebbe l’impianto di una legge considerata sbagliata nel principio, a partire dal punto che andrebbe a sancire l’indicazione del nome del premier sulla scheda. Il presidente del M5s Giuseppe Conte lo ha detto a chiare lettere: «La loro proposta nasconde un premierato, siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale». Dello stesso avviso il leader di Avs Nicola Fratoianni, che in una recente intervista televisiva ha parlato di tentativo di «introdurre in Italia il premierato senza fare la riforma della Costituzione». E così anche i dem, con la capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera Simona Bonafè che in una nota ha rimarcato: «Non hanno avuto il coraggio di portare avanti il premierato perché erano consapevoli che i cittadini l’avrebbero bocciato e ora tentano di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso una legge ordinaria, modificando la legge elettorale».
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
Lo spettro della batosta referendaria
«Qualsiasi riforma non c’entra con le elezioni dell’anno prossimo, una cosa non nega l’altra», tiene a precisare a Lettera43 un senatore di Fratelli d’Italia, convinto che «la riforma si farà». Quando? Ancora presto per dirlo. Dopo l’approvazione in Senato nel giugno 2024, il disegno di legge sul premierato è attualmente assegnato in commissione Affari costituzionali alla Camera. Di un’ipotesi di calendarizzazione nemmeno l’ombra. La frenata, secondo l’opinione diffusa tra i partiti di minoranza, sarebbe dovuta al colpo politico subito dal governo con la sconfitta al referendum sulla giustizia dello scorso marzo. Motivo per cui, ha spiegato la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga in un’intervista a La Repubblica, «il disegno di riforme istituzionali della destra è fallito» e si tenta ora di «far passare un premierato di fatto». Una narrazione, questa, respinta dai meloniani. «Se c’è una cosa che non ci spaventa è il confronto con l’elettorato», ha spiegato ancora il parlamentare FdI, pur ammettendo che sulla cosiddetta madre di tutte le riforme «c’è un iter complesso, soprattutto se i tempi sono quelli che abbiamo visto per la riforma della giustizia dove abbiamo dovuto affrontare un ostruzionismo pesantissimo». Il ragionamento da fare per il centrodestra, comunque, è un altro: se è vero che l’esito del referendum sulla giustizia «ha dimostrato che il centrosinistra è competitivo», allora «non si capisce perché non si appoggi questa proposta di legge elettorale. Siamo a fine legislatura e ci poniamo il tema di garantire alla futura legislatura altrettanti anni di governo». Insomma, le priorità sono evidenti: prima si cambiano le regole del gioco, poi si fa il resto. Sempre che ce ne sia il tempo.
L’ultima Supermedia Agi/Youtrend, realizzata sulla base di nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti dal 18 giugno al primo luglio da sei istituti, evidenzia un ulteriore balzo di Futuro Nazionale, che ha guadagnato un punto netto in due settimane, portandosi così al 5,9 per cento. Bene anche il Movimento 5 stelle, mentre perdono consensi Fratelli d’Italia e Partito democratico.
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
Stavolta a perdere terreno è soprattutto Fratelli d’Italia
A differenza delle indagini precedenti, a fare le spese dell’ascesa di Roberto Vannacci non è principalmente la Lega, bensì FdI: il partito di Giorgia Meloni perde infatti lo 0,6 e scende a 27,6 per cento. Male anche il Pd, che cala al 21,3 per cento (-0,4). Buona la performance del M5s, che sale al 13,4 per cento (+0,7). Forza Italia è stabile al 7,9 per cento. Lieve calo (-0,1) per Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,3 per cento. Appena sotto la Lega (6,2 per cento, -0,3). Oltre a FI sono stabili anche Azione (3 per cento) e Italia Viva (2,3 per cento). Seguono +Europa all’1,5 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1). Da prendere con le molle il dato del Partito Liberal Democratico, rilevato solo da due istituti sui sei e dato all’1,5 per cento.
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Per quanto riguarda le coalizioni, il centrodestra cala al 42,8 per cento (record negativo dall’insediamento del governo), mentre continua ad aumentare il vantaggio il campo largo, dato avanti di due punti (44,8 per cento).
Davanti ai fedeli che assiepavano la basilica gremita per la ricorrenza della festività della Madonna delle Grazie, patrona del Sannio, il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha annunciato di essere malato, chiedendo ai presenti a pregare per lui. «Spero di farcela», ha detto con la voce rotta per l’emozione. Dopo qualche attimo di silenzio è scoppiato un applauso di incoraggiamento per l’ex ministro.
L’ex ministro e sindaco di Benevento, Clemente Mastella, annuncia in lacrime: “A tutti chiedo di pregare per me. Anche io sono malato, spero di farcela”.@PolitikosItpic.twitter.com/vCdGbj3Ayr
Donald Trump torna ad attaccare la Nato. «Gli Stati Uniti spendono più di qualsiasi altro Paese, e con un ampio margine, per garantirne la protezione, senza trarne alcun vantaggio», ha affermato il presidente sul suo social Truth elencano le spese per gli Stati Uniti e alcuni altri Paesi, fra cui l’Italia. «Stati Uniti 999 miliardi di dollari, Regno Unito 90,5 miliardi, Francia 66,5 miliardi, Italia 48,8 miliardi, Polonia 44,3 miliardi. Le cifre degli altri Paesi, inclusa la Germania, sono molte più basse», ha evidenziato.
Tutti i componenti di opposizione, compresa la presidente Barbara Floridia, si sono dimessi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. «È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari», ha scritto su Facebook Floridia, senatrice del M5s.
«Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore», ha aggiunto Floridia. «Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari».
Barbara Floridia (Imagoeconomica).
Floridia: «Vigilanza Rai ostaggio dal governo»
Nel suo lungo post, la senatrice pentastellata ha scritto anche di «boicottaggio sistematico» della commissione di vigilanza, «tenuta in ostaggio da chi governa» e «artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone». E poi: «La misura è colma. Manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai».
La dichiarazione dei capigruppo di opposizione
«Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act. Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza». Lo dichiarano i capigruppo di opposizione nella Commissione di Vigilanza Rai Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Maria Elena Boschi (Iv), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (Avs): «Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. Le nostre dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera, autonoma e realmente pluralista».
Giovedì pomeriggio lo zoccolo duro dei tifosi della Lazio torna a scendere in piazza contro la gestione Lotito. L’appuntamento è alle 17.30 a Ponte Milvio. Il corteo si dirigerà verso piazzale Ankara, proprio sotto la curva Sud dello Stadio Flaminio, al grido dello slogan: «La libertà è una conquista». La giornata si concluderà con interventi e musica fino a notte inoltrata. Chissà se sul palco o in strada si scorgerà qualche tifoso vip oltre a Tommaso Paradiso, la cui presenza è già stata confermata – come Angelo Mellone o Pino Insegno. L’obiettivo degli organizzatori è superare le 20 mila presenze per quella che si preannuncia come la più grande manifestazione di dissenso della storia delle tifoserie italiane.
Lotito ha di che preoccuparsi, perché si sa il consenso dei tifosi è strettamente legato a quello elettorale. E lui eletto al Senato con Forza Italia (e per di più in vista delle Politiche del 2027) dovrebbe saperlo bene…
L’unica brutta sorpresa potrebbe arrivare dal cielo. Nel senso di rovesci. Dopo il gelo tra Palazzo Chigi e Donald Trump, al ricevimento per l’Independence Day organizzato a Villa Taverna, residenza ufficiale dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta, alla fine parteciperà mezzo governo: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello del Made in Italy Adolfo Urso. Giorgia Meloni no, non è attesa. Qualcuno però scommette che potrebbe affacciarsi al party con il favore delle tenebre, al ritorno da Padova dove interverrà al congresso della Uil. La premier però ha inviato la sorella Arianna e da Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano. Diserteranno invece il barbecue a stelle e strisce i leader delle opposizioni, a partire da Elly Schlein (ci sarà però una mini-delegazione del Pd) che nella tarda mattinata di giovedì si è presentata al convegno di Federmanager. Forfait anche per Giuseppe Conte, Bonelli & Fratoianni, Carlo Calenda e pure Roberto Vannacci. Matteo Renzi deve ancora sciogliere la riserva. Vedremo…
La festa dell’Independence Day del 2025 (Ansa).
Al convegno Aepi c’è Alma Manera, e alla cena il marito Petrecca
Mercoledì, nella cornice della Terrazza Caffarelli in Campidoglio, sontuosa serata della Confederazione Aepi (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese), guidata da Mino Dinoi, per il premio Le Eccellenze del Made in Italy. Iniziativa nata «con l’obiettivo di valorizzare personalità, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo produttivo che, nei rispettivi ambiti, contribuiscono a diffondere i valori del Made in Italy, simbolo riconosciuto di qualità, cultura, innovazione e tradizione».
La cerimonia di premiazione è stata condotta da Alma Manera, attrice, cantante e conduttrice di Rai Radio 1. Presente anche il marito Paolo Petrecca, ex direttore di Rai Sport.
Paolo Petrecca e Alma Manera (da Instagram).
Colosseo, si ride da morire con Dario Argento
Ridere con Dario Argento. L’idea è venuta a Csc – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, con la rassegna “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e poi Freaks (1932) di Tod Browning. A chiudere questo itinerario sarà Opera (1987) di Dario Argento, definito come «vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza». E Argento introdurrà la proiezione nella serata di martedì 14 luglio.
A Cinevillage c’è Rocco Siffredi
Parlare di cultura con Rocco Siffredi? A Roma si può: dal 6 luglio al 6 settembre Villa Lazzaroni ospita la terza edizione di Cinevillage, la rassegna estiva organizzata da Agis Lazio che, anno dopo anno, si è ritagliata un ruolo sempre più centrale nella programmazione culturale della Capitale. Nel parco del VII Municipio la manifestazione sarà aperta da un incontro con Rocco Siffredi, in occasione della proiezione di Blue, film di Eleonora Puglia.
Perquisizioni personali, informatiche e locali tra Terni, Roma e Orvieto a carico di Stefano Bandecchi, sindaco del capoluogo umbro e della relativa Provincia, dell’imprenditore Roberto Biagioli e di un funzionario provinciale. Ipotizzati i reati di corruzione propria e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: le perquisizioni avvengono nel contesto di un’indagine riguardante un appalto per la manutenzione stradale e la compravendita dell’Orvietana Calcio.
L’affidamento dei lavori e la vendita dell’Orvietana
Nello specifico, le perquisizioni di cui sono stati oggetto il fondatore di Alternativa Popolare e le altre due persone riguardano la procedura di affidamento dei lavori pubblici di messa in sicurezza e ripristino della strada provinciale n. 12-Bagnorese, che era stata interessata da una frana. I lavori sono stati concessi dalla Provincia di Terni in affidamento diretto al Gruppo Biagioli perché l’importo (150 mila euro) è inferiore alla soglia oltre la quale il codice degli appalti impone lo svolgimento di una gara.
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).
A distanza di quattro giorni dall’affidamento dell’appalto, Biagioli ha ceduto l’Orvietana Calcio a Unicusano (dunque a Bandecchi). Una circostanza ritenuta sospetta, considerata anche la tempistica. L’ipotesi è che, in sostanza, la ditta di Biagioli abbia ottenuto i lavori in cambio della cessione della società calcistica a Bandecchi: l’Orvietana è stata poi fusa con Ternana Futsal per la creazione della Nuova Ternana 1925, club che chiederà alla Figc l’iscrizione al campionato di Serie D.
Bandecchi è già a processo per evasione fiscale
Nuovi guai quindi per Bandecchi, già a processo a Roma per evasione fiscale in quanto accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro.
Utilizzando droni lanciati da navi della cosiddetta flotta ombra, negli ultimi 18 mesi la Russia ha condotto una campagna di sorveglianza dei siti nucleari e militari di diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito e Francia. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’International Institute for Strategic Studies, che ha rilevato 144 episodi verificatisi a partire dalla fine del 2024.
La Russia ha agito con «sostanziale impunità»
Secondo i ricercatori del think tank, Mosca ha agito con «sostanziale impunità», cogliendo alla sprovvista e disorientando le autorità di tutta Europa. Droni russi sono stati ripetutamente avvistati droni sopra numerose basi militari del Vecchio Continente, tuttavia nessun velivolo a pilotaggio remoto è stato catturato o abbattuto dalle forze armate occidentali, rivelando una falla strategica nelle difese aeree della Nato.
Regno Unito, Francia e non solo: i principali episodi
Tra i siti che sono stati sorvegliati dai droni russi figurano la base britannica della Raf a Lakenheath, nel Suffolk (che si stava predisponendo per ospitare armi nucleari statunitensi), e la base francese per sottomarini nucleari di Île Longue, in Bretagna. Incursioni di droni si sono verificate poi nei mesi di novembre e dicembre 2025 sopra le basi aeree di Kleine-Brogel, in Belgio, e di Volkel, nei Paesi Bassi, dove sono stoccate armi nucleari Usa aviolanciabili. Altri incidenti includono una serie di avvistamenti di droni avvenuta in Danimarca nel settembre 2025, che hanno costretto alla chiusura dell’aeroporto di Copenaghen e di altri scali del Paese. A dicembre del 2025 quattro droni sono stati avvistati mentre sorvolavano una nave della Marina irlandese in direzione della costa del Paese, la sera successiva alla visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Numerosi gli incidenti registrati in Germania. Come sottolinea l’International Institute for Strategic Studies, gli avvistamenti sono diminuiti da quando, nel corso di quest’anno, le marine europee hanno iniziato a sequestrare le navi della flotta ombra di Mosca.
La Corte di giustizia dell’Ue (Curia) ha respinto l’impugnazione proposta da Google e dalla sua società madre Alphabet contro la maxi multa di circa 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante del motore di ricerca Google Search nell’ambito del sistema operativo Android.
Perché Google è stata multata
Nel 2018, la Commissione aveva adottato una decisione in cui aveva concluso che la società aveva imposto, segnatamente con accordi di preinstallazione e condizioni di licenza di talune applicazioni, la precedenza del suo motore di ricerca Google Search e del suo browser Chrome sui dispositivi mobili funzionanti con il sistema operativo Android, anch’esso proposto da Google. La società aveva quindi presentato ricorso, che ora la Curia ha respinto stabilendo che il tribunale che ha comminato l’ammenda non ha commesso alcun errore di diritto nel valutare gli effetti anti concorrenziali delle condizioni di preinstallazione previste dagli accordi Android.
Il Vaticano ha scomunicato latae sententiae i quattro vescovi lefebvriani Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier e Alfonso de Galarreta, che li ha consacrati a Écône, in Svizzera, in assenza di mandato pontificio e «contro la volontà del Sommo Pontefice», così come Bernard Fellay, che ha partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come co-consacrante.
La nota del Dicastero per la Dottrina della Fede
«Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 1 CIC 2021», si legge in una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede, firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández. Fellay, avendo aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica prevista dal can. 1364 1 CIC 2021. Il Vaticano poi avverte: «Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X». Questo vale anche per i chierici. La nota sottolinea inoltre che i sacramenti amministrati «illecitamente», penitenza e matrimonio «sono invalidi». Nella comunicato si legge anche: «La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi. Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X».
Oggi 2 luglio è il giorno del party per l’Independence Day a Villa Taverna. Dopo le recenti tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni, nel governo si era fatta strada l’ipotesi – poi accantonata – di disertare l’evento che si terrà (con due giorni di anticipo sulla festività Usa) nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, incarico attualmente ricoperto da Tilman J.Fertitta. La presidente del Consiglio non dovrebbe esserci, ma buona parte del suo governo sì, a partire dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la sua presenza «a testa alta e schiena dritta». Assente invece quasi tutta l’opposizione. Ecco chi ci sarà (e chi no).
Antonio Tajani (Ansa).
A Villa Taverna ci sarà mezzo governo, ma non la premier Meloni
Al ricevimento di Villa Taverna sarà presente mezzo governo italiano. Oltre a Tajani sono attesi i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto, così come Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio e Giuseppe Valditara. Ci saranno anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente del Senato Ignazio La Russa, che prenderà la parola dal palco.
Matteo Salvini intento a mangiare un hamburger a Villa Taverna durante una festa degli anni passati (Ansa).
Meloni nel pomeriggio sarà a Padova per il congresso della Uil: un buon pretesto per dare forfait. Ma comunque una Meloni a Villa Taverna ci sarà: la sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia. Restando alla maggioranza, atteso anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.
Arianna Meloni (Ansa).
Assenti i leader del campo largo, Renzi invece non mancherà
Assenti tutti i leader del campo largo: la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte (sarà al Circolo Canottieri Napoli a presentare il suo libro), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. I dem manderanno in rappresentanza Francesco Boccia, capogruppo al Senato, mentre Lorenzo Guerini sarà presente come presidente del Copasir. Restando all’opposizione, Carlo Calenda quest’anno non è stato nemmeno invitato. Assente pure il segretario di +Europa Riccardo Magi. Non ci sarà per un impegno familiare Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera. Chi, invece, c’è sempre andato – da premier e senatore – è non mancherà neanche nel 2026 è Matteo Renzi. Assieme al leader di Italia Viva parteciperà alla festa la fedelissima Maria Elena Boschi. E Futuro Nazionale? Risultano invitati Roberto Vannacci e Laura Ravetto: l’ex generale sarà impegnato a Bruxelles, mentre l’ex leghista risponderà presente, come l’anno scorso.
OpenAI avrebbe proposto al governo degli Stati Uniti di cedere una quota del 5 per cento della società, secondo quanto riportato dal Financial Times. Una mossa che vorrebbe allentare le crescenti pressioni politiche di Washington. La partecipazione avrebbe un valore di circa 42,6 miliardi di dollari, dopo che la startup ha chiuso a marzo un round di finanziamento da record con una valutazione post-money di 852 miliardi di dollari. Il ceo Sam Altman ha sostenuto che dare al pubblico una partecipazione finanziaria nell’azienda sia il modo migliore per condividere i benefici dell’IA. Avrebbe suggerito una quota di tale entità nei primi colloqui con l’amministrazione Trump nell’ambito di un accordo più ampio in base al quale Washington potrebbe detenere il 5 per ceno in altre delle principali società di sviluppo di IA statunitensi tramite una società veicolo – ma non è chiaro se tali società sarebbero disposte a farlo.
Almeno 13 persone sono morte e 86 sono rimaste ferite in una serie di attacchi russi su Kyiv nella notte tra l’1 e il 2 luglio 2026. Lo ha comunicato il servizio statale di emergenza dell’Ucraina e lo riporta Ukrainska Pravda. Degli 86 feriti, 70 sono ricoverati in ospedale. La Russia ha lanciato decine di missili da crociera e balistici sulla capitale durante l’attacco, che ha visto anche massicci attacchi di droni in diverse regioni. Sono stati distrutti edifici residenziali e incendiati palazzi multipiano. È stato anche danneggiato un hotel nel centro della città.
In Italia c’è ormai un campionato di podcast, vodcast, chiamiamoli un po’ come si vuole, insomma dei video distribuiti online dove vengono intervistati o messi a confronto personaggi più o meno famosi. E, in chiusura di stagione 2025-26, si possono tirare le somme.
I picchi con Vannacci vs Renzi e l’intervista a Meloni
Lo scudetto, senza alcun dubbio e in maniera netta, lo vince Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra. Le ultime 10 puntate in chiaro (perché loro fanno anche contenuti extra a pagamento e riservati agli abbonati) hanno raggiunto una media di 884 mila visualizzazioni ciascuna su YouTube, con i picchi del dibattito tra Roberto Vannacci e Matteo Renzi (2,3 milioni), dell’intervista a Giorgia Meloni (1,9 milioni) e dello scontro tra Giuseppe Cruciani e Saverio Tommasi (1,3 milioni).
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).
Fedez ha parlato di «una stagione che ci ha dato grandi soddisfazioni, tutta in discesa rispetto alla prima, nella quale io non ero in forma e facevo fatica a stare in piedi. Al nostro tavolo si è seduto un parterre di un certo tipo, ma abbiamo sempre mischiato l’alto e il basso, la politica, i complotti, le sciocchezze e le cose oscene. Peraltro certi abbinamenti, come Cruciani vs Tommasi, ci sono stati suggeriti nei commenti dagli utenti, a noi non erano venuti in mente. Torneremo a settembre con la stagione regolare, ma in estate non ci fermiamo: ci saranno video per i soli abbonati (già prodotti oltre 60 contenuti a pagamento su Pulp podcast, ndr), a partire da Lirio Abbate che ci parla di Massimo Carminati, e poi Paolo Ruffini con i suoi amici, eccetera».
Al secondo posto, molto staccati, Rapone e Tinti con Tintoria
Un dominio assoluto, quello di Fedez. Soprattutto in confronto alla fase di stanca che gli altri podcast di interviste stanno vivendo. Al secondo posto c’è Tintoria, di Stefano Rapone e Daniele Tinti, ma staccatissimi a 257 mila visualizzazioni medie su YouTube per ciascuna delle ultime 10 puntate.
Va male Passa dal Bsmt di Gianluca Gazzoli, a quota 191 mila visualizzazioni a puntata, ma che, senza il recente botto con Alessandro Barbero, sarebbe a una media di 157 mila (e d’altronde ormai i personaggi interessanti da “intervistare”, per modo di dire, scarseggiano).
A 181 mila visualizzazioni medie a puntata è Fuori di Cabello, ultimo arrivato con Victoria Cabello. Mentre One more time di Luca Casadei è a 158 mila visualizzazioni.
Giacomo Poretti (di Aldo, Giovanni e Giacomo) continua a stentare con Poretcast, a 90 mila visualizzazioni medie a puntata per le ultime 10 distribuite su YouTube, e pure Alessandro Cattelan, nonostante ospiti spesso illustri, non si schioda dalle 88 mila visualizzazioni a puntata per Supernova.
È un genere, quello del vodcast con intervista, che continua a venire preso d’assalto un po’ da tutti. C’è per esempio il neonato Tutto in piazza, con Ivan Zazzaroni, che ha circa 31 mila visualizzazioni a puntata.
E che dire del trio dei più potenti giornalisti musicali, Luca Dondoni (La Stampa), Paolo Giordano (il Giornale) e Andrea Laffranchi (Corriere della sera), che ormai da tempo si diletta con il podcast Pezzi dentro la musica, e che nelle ultime 10 puntate con interviste (quelle al Festival di Sanremo non valgono) ha raggiunto ben 1.847 visualizzazioni medie a puntata. Citofonando a qualche condominio, probabilmente, avrebbero avuto audience più alte.
Dopo una collana e diverse antologie per Delos Digital, Franco Ricciardiello cura un Urania Speciale dedicato al solarpunk
Tra i maggiori promotori del solarpunk in Italia, insieme a Francesco Verso, Giulia Abbate, Silvia Treves, Romina Braggion, Franco Ricciardiello si è distinto per aver curato una serie di antologie di ragguardevole qualità, uscite negli anni per Delos Digital, a cui si aggiunge ora un volume di Urania Speciale, intitolato Solarpunk Nuovi sguardi sul domani. Tra gli autori che sono inclusi troviamo Giulia Abbate, Silvia Treves, Romina Braggion e lo stesso Franco Ricciardiello, e poi Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Lorenzo Davia, Irene Drago, Fulvio Gatti,... - Leggi l'articolo
Nuove avventure per i mutanti di Charles Xavier, che se la vedranno con un nemico apocalittico
La seconda stagione della serie animata X-Men ’97 arriva oggi su Disney+ con i primi tre episodi dei nove che accompagneranno il pubblico ogni mercoledì fino al 12 agosto. La serie, creata da Beau DeMayo, è stata al centro di alcuni terremoti produttivi con lo showrunner licenziato da Marvel dopo la stesura della sceneggiatura di questa seconda stagione, modificata in seguito all'allontanamento di DeMayo da Matthew Chauncey, già sceneggiatore della serie Marvel What If…?, che è subentrato nel ruolo di capo della writing room. Come lasciato intuire... - Leggi l'articolo
Il memorandum sottoscritto da Rai con F2i e MFE – MediaForEurope per una possibile operazione di aggregazione tra Rai Way e EI Towers è scaduto senza il raggiungimento di «una base negoziale condivisa e idonea» e, pertanto, il matrimonio è saltato. Lo ha reso noto la Rai, spiegando che «le parti hanno svolto approfondite attività di analisi e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell’ipotizzata operazione». Come si legge in una nota, durante la riunione del cda l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha confermato l’impegno «a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti».
Rai Way e EI Towers: le società del “matrimonio” saltato
Rai Way è una società per azioni del gruppo Rai: possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai e ha il compito di gestirla e mantenerla. EI Towers, proprietaria dell’infrastruttura di rete necessaria alla trasmissione del segnale del Gruppo Mediaset, di cui faceva parte, è detenuta al 60 per cento da F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali) e al 40 per cento da MFE – MediaForEurope, holding internazionale con attività di broadcast in Europa, controllata da Fininvest.
È tutta colpa dell’establishment, signora mia. Destra e sinistra, per una volta unanimi, hanno finalmente trovato il vero colpevole di tanti loro guai, cattive politiche, leggi aggirate, norme rallentate e addirittura urne tradite: è l’establishment. Se ne sono dette certe in poche ore sia Elly Schlein, in ordine di apparizione, sia Giorgia Meloni.
Elly Schlein (Imagoeconomica).
Come sono cambiati i celeberrimi poteri forti
È tutta colpa del fattore E, cioè di chi resta quando le elezioni cambiano la maggioranza di governo, di chi regge la baracca quando la politica fibrilla ma non brilla, di chi frena quando la velocità impressa è da Formula 1. Un tempo si chiamavano ‘poteri forti’ e sapevano tanto di grandi gruppi industriali, ma ora di quella struttura economica poco è rimasto in Italia. Poi si è visto il nemico nei capi di gabinetto dei ministeri, e allora vai di spoils system. Silvio Berlusconi, ad esempio, disse che arrivato a Palazzo Chigi non aveva trovato il volante. Fu irriso dal centrosinistra ma poi fu proprio il ministro Franco Bassanini a introdurre la legge per la sostituzione dei vertici dei ministeri. Da qualche decennio anche la magistratura è considerata establishment ovviamente, perché resta, non passa con cadenza quinquennale come le legislature. Chi frequenta i palazzi del potere, poi, se non è mai riuscito a toccare palla, vede nel Quirinale il regista di tutti i poteri forti. Un Colle che tornerà nel ragionamento…
Silvio Berlusconi alla scrivania mentre firma il contratto con gli italiani a Porta a Porta nel 2018 (Ansa).
Tra i guardiani della macchina e l’attività di lobbying
«Ovvio che c’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi. Io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere 40 anni… ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione». Parola di Elly Schlein. Che forse vede qualche remora alla sua leadership anche nel suo stesso partito. Infrangere il tabù della destra al Quirinale «per un certo establishment sarebbe terribile». Parola di Giorgia Meloni. Che governa da quattro anni e ha cambiato più di tanti altri esecutivi capi di gabinetto e grand commis di Stato. Dunque dove sta la verità? Come spesso succede sta nel mezzo. Perché nessuno Stato, nemmeno quegli Stati Uniti in cui la Casa Bianca si svuota letteralmente a ogni cambio di presidente, può reggere senza la sapienza e l’esperienza di chi sovrintende a meccanismi e soprattutto a regole che non devono essere cambiate per garantire i cittadini a prescindere dal colore politico del governo di turno. Ma è anche vero che a volte i diversi gruppi di potere mettono in campo attività di lobbying, o anche solo di puro ostruzionismo per non perdere privilegi e peso.
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Schlein e Meloni dunque hanno trovato il vero colpevole o vedono fantasmi dietro le tende? Chi ha l’ambizione di guidare un Paese deve saper sfruttare l’establishment senza farsi sfruttare e condizionare. Facile non è, ma magari sarà proprio una donna a riuscire là dove tanti uomini anche assai scafati hanno fallito. I prossimi tre anni saranno cruciali.
Mentre il termometro segna nuovi picchi e l’estate europea si conferma sempre più un test di resilienza urbana, la comunicazione industriale entra a gamba tesa nel dibattito climatico. Lo fa Byd con una campagna stampa nazionale dal messaggio lineare, quasi disarmante: il riscaldamento globale è senza confini, le regole per affrontarlo molto meno. Una frase che funziona come headline e come dichiarazione di posizionamento: «Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri». Tradotto nel linguaggio della transizione energetica, il punto è noto ma oggi assume un peso diverso: la decarbonizzazione dei trasporti è ormai una priorità condivisa, ma la sua implementazione continua a muoversi su binari divergenti tra Europa, Stati nazionali e amministrazioni locali. Il risultato è un ecosistema regolatorio non sempre coerente, dove la velocità dell’innovazione industriale si scontra con la lentezza — e la frammentazione — delle norme.
Campagna Byd crisi climatica (Byd).
Il paradosso della mobilità sostenibile
Il messaggio di Byd si inserisce in una fase in cui la transizione energetica è al centro di tutte le agende politiche, ma anche di una crescente tensione tra apertura dei mercati e protezione delle filiere industriali. Da un lato, l’obiettivo dichiarato è accelerare l’adozione dei veicoli a basse emissioni. Dall’altro, tra dazi, incentivi selettivi e regolamentazioni differenziate, il mercato dell’auto elettrica appare sempre più segmentato. È qui che la campagna alza il livello del confronto: se le emissioni non conoscono confini, sostiene il ragionamento, anche le soluzioni dovrebbero poter circolare senza barriere artificiali. Una tesi che intercetta un tema politico prima ancora che industriale, ovvero la governance della transizione.
Il nodo urbano: Roma e le nuove ztl
Il discorso scende poi sul terreno più concreto della mobilità urbana, dove la transizione ecologica si traduce in regolamenti, accessi, permessi e contributi. Il caso romano è emblematico. L’aggiornamento delle regole sulle zone a traffico limitato ha introdotto nuove condizioni economiche anche per i veicoli elettrici dei non residenti. Una misura che, pur inserita in logiche di gestione del traffico e sostenibilità urbana, finisce per generare un effetto collaterale evidente – la riduzione della convenienza d’uso proprio dei mezzi a zero emissioni. È il classico cortocircuito delle politiche locali, la sostenibilità come obiettivo e la sostenibilità come vincolo amministrativo, due piani che non sempre si sovrappongono.
La strategia industriale: transizione sì, ma graduale
Sul piano industriale, Byd non si limita alla dimensione valoriale del messaggio. Il secondo asse della campagna è tecnologico e porta a un prodotto preciso, il sistema DM-i Super Hybrid. Si tratta di una soluzione che si colloca nel segmento dei plug-in hybrid, ma con un’impostazione diversa rispetto agli ibridi tradizionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo la dipendenza dal motore termico, mantenendo però la flessibilità necessaria per i lunghi spostamenti. In termini di posizionamento, la logica è quella del “due in uno”: guida elettrica nella quotidianità urbana e autonomia estesa quando serve. Una configurazione che intercetta una domanda reale del mercato europeo, ancora diviso tra spinta all’elettrico puro e necessità infrastrutturali non del tutto mature.
Il punto politico
Al di là della tecnologia, il cuore della campagna è politico. Non nel senso istituzionale, ma nel senso di governance della transizione. La tesi implicita è che l’efficacia della decarbonizzazione non dipenda solo dalla qualità delle tecnologie disponibili, ma dalla loro capacità di diffondersi senza attriti regolatori e senza discontinuità territoriali. In questo quadro, la frammentazione normativa diventa un fattore di rallentamento strutturale. E la mobilità elettrica, invece di essere un mercato unico, rischia di trasformarsi in una somma di mercati locali con regole differenti. Il messaggio finale è quello che Byd sintetizza nel proprio claim: costruire un futuro sostenibile non dovrebbe avere confini. Una formula che, letta nel contesto attuale, funziona tanto come dichiarazione industriale quanto come provocazione politica. Perché la transizione energetica è ormai una traiettoria irreversibile, ma non ancora un sistema coerente. E finché regolazione, infrastrutture e industria non procederanno alla stessa velocità, il rischio è che l’obiettivo resti condiviso solo nei principi, ma meno nella sua attuazione concreta. In altre parole: il clima non aspetta. Le regole, sì.
La Corte dei conti della Lombardia ha assolto Carla Barone, Francesco Rosata e Maurizio De Luca, tre funzionari del Comune di Milano imputati in uno dei processi sull’urbanistica. Impiegati allo sportello edilizia, erano accusati di danno all’erario per aver autorizzato la costruzione dei due grattacieli residenziali Park Towers tramite una procedura che qualificava l’intervento come il rifacimento di due magazzini preesistenti.
L’accusa aveva quantificato in 312 mila euro il danno erariale
Le Park Towers, tra i primi edifici a finire sotto inchiesta, sono due torri alte 81 e 59 metri: ospitano 113 appartamenti e, affacciati sul Parco Lambro, sorgono nel quartiere di Crescenzago, nordest della città. Il complesso, realizzato dalla società immobiliare Bluestone, comprende anche un terzo edificio più basso, di due piani. L’accusa sosteneva che il mancato utilizzo delle procedure previste in caso di nuove costruzioni avesse causato un danno erariale di 312 mila euro per la casse di Palazzo Marino, dovuto al mancato incasso degli oneri di urbanizzazione, ovvero i contributi economici che i costruttori devono pagare a ogni Comune per compensare l’impatto che i nuovi edifici hanno sul contesto urbano.
I tre funzionari rimangono impitati in un altro processo per le Park Towers
Barone, Rosata e De Luca restano rimangono imputati in un altro processo sempre riguardante le Park Towers, dove sono accusati di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso con l’imprenditore immobiliare Andrea Bezziccheri, il progettista Sergio Francesco Maria Asti e Roberto Verderio, rappresentante legale di una delle aziende coinvolte. A metà giugno il primo dei processi penali sull’urbanistica a Milano, riguardante un altro palazzo autorizzato con procedure simili, si è concluso con l’assoluzione in primo grado di tutti gli imputati.
Donald Trump ha dichiarato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran, ripresi – seppur in modo indiretto – in Qatar, «sono stati ottimi», aggiungendo poi che la denuclearizzazione della Repubblica Islamica «sta procedendo bene». Il presidente Usa ha anche dichiarato che l’Iran è stato «corretto» nel rispettare i termini del memorandum d’intesa siglato il 17 giugno. «Credo che abbiano fatto molta strada. Li abbiamo colpiti molto duramente la scorsa settimana. Penso che stiano facendo bene», ha detto il tycoon ai giornalisti, prima di partire per il North Dakota. Trump ha anche sottolineato che il prezzo del petrolio è più basso oggi rispetto all’inizio dell’operazione Epic Fury.
La versione di Teheran
Non è però chiaro a quali incontri si riferisca Trump. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Garibabadi, in Qatar per negoziati tecnici indiretti con la delegazione Usa, ha dichiarato che Teheran e Washington hanno istituito gruppi di lavoro affrontare nel dettaglio i punti del memorandum d’intesa, sottolineando però che il lavoro degli esperti non è ancora iniziato. «Le consultazioni per fissare la data e il luogo delle trattative nell’ambito di questi gruppi di lavoro proseguono tramite i mediatori e, una volta soddisfatte le condizioni necessarie, i negoziati inizieranno formalmente», ha affermato Garibabadi.
Il seguito dell’esame della nuova legge elettorale alla Camera è slittato al 14 luglio. È quanto viene riferito al termine della conferenza dei capigruppo a Montecitorio. La riunione era stata convocata proprio sul timing del testo, approdato il 26 giugno in Aula per la discussione generale: in base al calendario della Camera era stato ipotizzato che le votazioni potessero nel vivo dalla prossima settimana. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale è fissato per lunedì 6 luglio.
Dalla tradizione agricola all’innovazione tecnologica, passando per il benessere animale e l’economia circolare. È questa la visione che anima Fagianeria, il nuovo progetto di Cirio Agricola, realtà che con quasi un secolo di storia rappresenta oggi la più grande stalla d’Italia e un punto di riferimento nella produzione lattiero-casearia nazionale. Il nome Fagianeria richiama un luogo ricco di storia, vale a dire il territorio in cui, nel 1753, l’architetto Luigi Vanvitelli progettò un casino di caccia destinato all’allevamento dei fagiani. Oggi quel nome diventa il simbolo di una nuova iniziativa imprenditoriale che guarda al futuro dell’agricoltura, con l’obiettivo di coniugare qualità, sostenibilità e innovazione.
Filiera Bianca, il cuore del modello produttivo integrato
Al centro del progetto c’è Filiera Bianca, il modello produttivo sviluppato da Cirio Agricola che integra tutte le fasi della produzione in un sistema chiuso e completamente controllato. Dalla coltivazione dei terreni alla produzione dei foraggi, dall’allevamento delle bovine di razza Frisona alla trasformazione del latte in prodotti lattiero-caseari, ogni passaggio è gestito internamente, assicurando tracciabilità, sicurezza e qualità lungo tutta la filiera. L’obiettivo è proporre al mercato una gamma di prodotti premium che valorizzano il Made in Italy attraverso un approccio produttivo fondato sulla responsabilità ambientale e sulla valorizzazione delle risorse. La filiera chiusa consente infatti di mantenere il controllo completo dei processi, garantendo al consumatore un prodotto autentico e trasparente.
Filiera Bianca (Cirio Agricola).
Dalla campagna all’energia, i sette pilasti del sistema
Il modello Filiera Bianca si fonda su sette pilastri che rappresentano le diverse fasi del ciclo produttivo. Si parte dalla campagna, dove vengono coltivati i terreni destinati alla produzione dei foraggi che alimentano le bovine. Segue l’alimentazione, studiata attraverso razioni bilanciate e controllate, elemento fondamentale per garantire la qualità del latte. Un ruolo centrale è riservato alle Frisone, allevate in ambienti progettati per assicurare il massimo benessere animale. Le stalle robotizzate sono dotate di sistemi di ventilazione e illuminazione, ampie aree di riposo e tecnologie dedicate al monitoraggio costante della salute degli animali. Tutte le bovine sono iscritte all’albo genealogico nazionale e l’allevamento è certificato secondo il protocollo CreNBA, che attesta elevati standard di benessere e biosicurezza.
Filiera Bianca (Cirio Agricola).
Dal benessere degli animali nasce un latte di categoria superiore, che viene trasformato direttamente nel caseificio aziendale in una gamma di prodotti lattiero-caseari. In questo modo il valore costruito lungo tutta la filiera viene preservato fino al prodotto finale, mantenendo saldo il legame tra tradizione casearia e innovazione produttiva. A completare il modello è la produzione di energia da fonti rinnovabili, che permette di chiudere il ciclo secondo i principi dell’economia circolare. Il recupero delle risorse e la riduzione dell’impatto ambientale rappresentano infatti un elemento strategico del progetto, confermando come sostenibilità economica e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo.
Filiera Bianca (Cirio Agricola).
Un nuovo modello di agricoltura per il futuro del Made in Italy
Con Fagianeria e il modello Filiera Bianca, Cirio Agricola propone così una nuova interpretazione dell’agricoltura contemporanea, un sistema integrato in cui innovazione tecnologica, benessere animale, qualità delle produzioni e tutela dell’ambiente diventano parte di un’unica visione imprenditoriale. Un progetto che guarda al futuro del settore agroalimentare, dimostrando come la competitività possa nascere da una filiera completamente controllata, capace di trasformare ogni fase della produzione in un valore aggiunto per il territorio e per il consumatore.
Almeno sei persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite – alcune in modo molto grave – in un incendio scoppiato all’ottavo piano di un condominio ad Anversa, in Belgio. L’edificio, che si trova nel quartiere di Linkeroever e dove vivono circa 200 persone, è stato completamente evacuato. Da accertare le cause del rogo, che si è poi esteso anche al nono e al decimo piano. Alcuni residenti hanno cercato di mettersi in salvo uscendo sui balconi o spostandosi verso appartamenti vicini, mentre altri sono stati soccorsi dai vigili del fuoco. A causa dell’intensa colonna di fumo, le autorità belghe hanno inviato un messaggio di allerta ai residenti della zona invitandoli a rimanere in casa, tenere chiuse porte e finestre e, se necessario, spegnere gli impianti di ventilazione.
E' di morti e feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni, il bilancio di un vasto incendio scoppiato in un palazzo di dieci piani ad Anversa… pic.twitter.com/hhS5CbWsUo
Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.
Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente
Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.
Nel caldo africano romano già girano i nomi di una squadra di Giorgia Meloni nell’ipotesi (per adesso ancora remota, ma presto chissà) di un’ascesa al Quirinale. Il posto più ambito è quello ora nelle mani di Giovanni Grasso, cioè la comunicazione: tutti scommettono su un nome, quello di Nicola Porro, dato che è lui ad aver fornito l’assist della dichiarazione meloniana sul tabù del presidente di centrodestra al Colle. Anche se, spifferano i soliti bene informati, «vuoi che un incarico del genere possa sfuggire a uno come Gennaro Sangiuliano? È capace di fare fuoco e fiamme pur di tornare a Roma con un ruolo quirinalizio». Altri puntano su Tommaso Cerno e Daniele Capezzone. La carica di consigliere culturale era perfetta per Pietrangelo Buttafuoco, ma dopo quello che è successo a Venezia con il padiglione della Russia la questione si è fatta più complicata. E anche qui, allora, riappare il nome di Sangiuliano. Consigliere del presidente, dove ora c’è Ugo Zampetti? Alfredo Mantovano. Ma l’elenco è lungo e rimane nell’ambito della fantapolitica. Per ora.
Di Pietro sindaco a Milano? E alla Consob…
Antonio Di Pietro candidato a sindaco di Milano? Se a Matteo Salvini piacerebbe vedere Giuseppe Cruciani al posto di Beppe Sala (anche perché farebbe contento il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, visto che il fratello “Champagne” è uno dei protagonisti della trasmissione radiofonica La zanzara), ecco che nel capoluogo lombardo “tendenza Santanchè” scatta l’operazione Di Pietro. Tonino si era speso tanto nella battaglia referendaria, miseramente persa, e ora qualcuno vuole rimetterlo in campo.
Antonio Di Pietro (Ansa).
Ma la candidatura “vera” in quota Ignazio La Russa è quella per la presidenza della Consob, con Marco Osnato in pole position. Osnato ha sposato la figlia di Romano La Russa, fratello di Ignazio. E, come si dice a Roma, «la Consob vale più di tre ministeri».
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).
Donnarumma non c’è, presenzia Inchingolo
Stefano Antonio Donnarumma nel corso di un consiglio d’amministrazione straordinario di Fsha lasciato il suo posto: e allora chi va a presenziare gli eventi? Giuseppe Inchingolo per Fs (dato in ascesa) e Simone Gorini per Trenitalia sono stati chiamati a partecipare da protagonisti, nella mattinata del primo luglio, alla presentazione del nuovo treno Frecciarossa Napoli-Lecce alla FrecciaLounge della stazione di Napoli Centrale. L’evento non finisce a Napoli: altro appuntamento è fissato nel primo pomeriggio al binario 10 della stazione di Bari Centrale, dove è previsto l’arrivo del primo convoglio della nuova tratta. Alla cerimonia presenti sempre Inchingolo in qualità di chief corporate affairs, communication & sustainability officer del Gruppo Fs, e Gorini come direttore Operations Alta Velocità di Trenitalia, insieme con i rappresentanti delle istituzioni locali. Da segnalare, per la gioia del pentastellato Giuseppe Conte e dei pugliesi “del Nord”, la fermata in quel di Foggia.
Sal Da Vinci si laurea con Mastella
Sal Da Vinci ora è laureato. Si farà chiamare “dottore” prima di andare in scena, nelle serate estive in giro per l’Italia? In quel di Benevento, alla presenza di Clemente Mastella, al cantante napoletano è stata conferita la laurea honoris causa dal Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento. «Un diploma accademico in canto pop rock», ricevuto davanti alla moglie Paola Pugliese, la sua musa ispiratrice, anche della canzone Per sempre sì che ha permesso a Sal da Vinci di vincere il Festival di Sanremo 2026. Il sindaco di Benevento, Mastella, è stato protagonista dell’evento.
Sal Da Vinci (Ansa).
Suor Smerilli fa carriera anche con papa Leone
Papa Leone XIV ha nominato prefetta del dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale suor Alessandra Smerilli, finora segretaria dello stesso dicastero. La nomina avrà effetto dal primo settembre. Suor Alessandra ha subito ringraziato il cardinale Michael Czerny, attuale prefetto del dicastero, «per la sua visione e dedizione, e per il cammino percorso insieme negli ultimi anni»: la suora abruzzese, nata a Vasto, nel marzo 2021 era stata nominata sottosegretaria da papa Francesco e da agosto 2021 segretaria ad interim dello stesso dicastero e delegata per la Commissione vaticana Covid-19. Ad aprile 2022 Francesco l’aveva nominata segretaria. Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale è stato istituito da Bergoglio il primo gennaio 2017 fondendo insieme quattro precedenti pontifici consigli con il Motu Proprio Humanam Progressionem: insomma, un maxi ministero. Papa Leone XIV ha inoltre nominato pro-prefetto del dicastero il cardinale Fabio Baggio, finora sotto-segretario, con l’incarico speciale del Centro di Alta Formazione “Laudato si’”, e ha nominato segretario del medesimo dicastero Mons. Jozef Barlaš, finora sotto-segretario.