È tutta colpa dell’establishment, signora mia. Destra e sinistra, per una volta unanimi, hanno finalmente trovato il vero colpevole di tanti loro guai, cattive politiche, leggi aggirate, norme rallentate e addirittura urne tradite: è l’establishment. Se ne sono dette certe in poche ore sia Elly Schlein, in ordine di apparizione, sia Giorgia Meloni.

Come sono cambiati i celeberrimi poteri forti
È tutta colpa del fattore E, cioè di chi resta quando le elezioni cambiano la maggioranza di governo, di chi regge la baracca quando la politica fibrilla ma non brilla, di chi frena quando la velocità impressa è da Formula 1. Un tempo si chiamavano ‘poteri forti’ e sapevano tanto di grandi gruppi industriali, ma ora di quella struttura economica poco è rimasto in Italia. Poi si è visto il nemico nei capi di gabinetto dei ministeri, e allora vai di spoils system. Silvio Berlusconi, ad esempio, disse che arrivato a Palazzo Chigi non aveva trovato il volante. Fu irriso dal centrosinistra ma poi fu proprio il ministro Franco Bassanini a introdurre la legge per la sostituzione dei vertici dei ministeri. Da qualche decennio anche la magistratura è considerata establishment ovviamente, perché resta, non passa con cadenza quinquennale come le legislature. Chi frequenta i palazzi del potere, poi, se non è mai riuscito a toccare palla, vede nel Quirinale il regista di tutti i poteri forti. Un Colle che tornerà nel ragionamento…

Tra i guardiani della macchina e l’attività di lobbying
«Ovvio che c’è un pezzo di establishment che mal sopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi. Io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere 40 anni… ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione». Parola di Elly Schlein. Che forse vede qualche remora alla sua leadership anche nel suo stesso partito. Infrangere il tabù della destra al Quirinale «per un certo establishment sarebbe terribile». Parola di Giorgia Meloni. Che governa da quattro anni e ha cambiato più di tanti altri esecutivi capi di gabinetto e grand commis di Stato. Dunque dove sta la verità? Come spesso succede sta nel mezzo. Perché nessuno Stato, nemmeno quegli Stati Uniti in cui la Casa Bianca si svuota letteralmente a ogni cambio di presidente, può reggere senza la sapienza e l’esperienza di chi sovrintende a meccanismi e soprattutto a regole che non devono essere cambiate per garantire i cittadini a prescindere dal colore politico del governo di turno. Ma è anche vero che a volte i diversi gruppi di potere mettono in campo attività di lobbying, o anche solo di puro ostruzionismo per non perdere privilegi e peso.

Schlein e Meloni dunque hanno trovato il vero colpevole o vedono fantasmi dietro le tende? Chi ha l’ambizione di guidare un Paese deve saper sfruttare l’establishment senza farsi sfruttare e condizionare. Facile non è, ma magari sarà proprio una donna a riuscire là dove tanti uomini anche assai scafati hanno fallito. I prossimi tre anni saranno cruciali.
