Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano

Tutta colpa di Vannacci. E questa volta non si parla di Lega. L’ex generale ha combinato guai anche in Democrazia Sovrana Popolare, il partito da uno-virgola di Marco Rizzo e Francesco Toscano. La scissione dell’atomo si è consumata pubblicamente domenica scorsa: al congresso romano, l’ex comunista non si è nemmeno presentato. La “mozione” Toscano – classe 79, giornalista e già candidato con DSP alla presidenza della Regione Calabria (dove ha ottenuto l’1,01 per cento) – è passata quasi all’unanimità: niente alleanze di sorta, né con il centrodestra né tantomeno con Futuro Nazionale.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano
Marco Rizzo (Imagoeconomica).

Rizzo assente è finito in minoranza

«All’indomani dello strepitoso successo del Congresso di Democrazia Sovrana Popolare del 26 luglio che ha visto riunirsi a Roma oltre 500 persone provenienti da ogni angolo d’Italia per ribadire una linea politica che conferma le nostre intenzioni iniziali, impreziosito dalla presenza di illustrissimi ospiti italiani e stranieri, arriva la fuga di Marco Rizzo», ha commentato sui social con una certa enfasi Toscano.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano
Francesco Toscano (Imagoeconomica).

«Paventando fantomatici possibili scontri, che sicuramente non fanno parte del nostro ethos, Rizzo riconosce di fatto di non essere in sintonia con il popolo di Democrazia Sovrana Popolare che in questi anni lo ha sostenuto con grandissima generosità e intensità. L’agibilità politica di Rizzo in questi ultimi anni è stata il risultato dell’impegno di una comunità che il 26 luglio ha chiesto di vedere rispettata una linea politica che non cede di fronte all’opportunismo di tipo elettoralistico». Rizzo, che forte del suo “patrimonio mediatico” ha indetto un proprio congresso il 3 e il 4 ottobre, è accusato di aver abbandonato la “comunità” perché finito in minoranza. «Anziché accettare il risultato di un Congresso libero e democratico, che ha volutamente e irresponsabilmente disertato, decide di andare via, una volta resosi conto che non era possibile soffocare la passione e il sentimento della base attraverso un tentativo di colpo di mano partorito e realizzato insieme a quattro amici nel buio di una stanza», continua Toscano. Rizzo dal canto suo ha risposto a distanza pubblicando un nuovo manifesto politico, il suo «programma per l’Italia». Un video istituzionale, quasi quirinalizio, in giacca e cravatta, con stampante e pianta sullo sfondo.

Le accuse reciproche e la tentazione Vannacci

Alla base della rottura, come detto, la figura del generalissimo. Toscano da settimane accusava Rizzo di voler entrare in Futuro Nazionale in modo da garantirsi un seggio alle prossime Politiche, mentre Rizzo denunciava le simpatie del presidente del partito per Alessandro Di Battista e per il movimento Agorà lanciato dal professor Angelo D’Orsi. Insomma un duumviro era più tendente al bruno e l’altro al rosso. Resta da capire chi alla fine di questa tarantella fatta di congressi e veleni la spunterà. Intanto va registrato il passaggio da DSP a FN di Nicolas Gabrielli. Quello che Rizzo definiva «la meglio gioventù» e che da qualche tempo posa orgoglioso con il generalissimo.







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