Spieghiamo meglio ai salernitani il meccanismo del più grave scandalo che abbia colpito il Comune di Salerno. E’ il 1995. La Italcementi vende al Comune il suolo del dismesso Cementificio che sta nel cuore della città. E’ un suolo pregiatissimo, che farebbe gola a tutti i costruttori. Ma c’è l’articolo 8 della legge dello Stato 28-10-1986 n°730, che disciplina (e giustamente) le modalità di alienazione delle fabbriche dismesse. Lo Stato vuole evitare che la delocalizzazione dei pregiatissimi suoli delle aree industriali ormai chiuse divenga occasione, per i Comuni del Sud colpiti dal terremoto e spesso afflitti dagli affari sporchi di Mafia e Camorra con agganci anche nella cosa pubblica, di speculazioni edilizie a danno ei cittadini. Lo stato insomma vuole che i soldi che ci rimette per finanziare le industrie che decidono di abbandonare la vecchia sede, e ammodernare gli impianti nel nuovo sito, non vengano spesi invano, ma servano a migliorare la qualità abitativa di città e paesi che beneficeranno di questa opportunità per fare migliori le stesse città e paesi. Per tale motivo l’art. 8 della legge 730 del 1986 è lapidario. “La destinazione delle aree di sedime degli stabilimenti ammessi alla delocalizzazione ai sensi della legge 14 maggio 1981 n°219 (è la famosa legge sul terremoto dell’Irpinia, e la Italcementi è tra le aziende ammesse) è regolata da convenzione da stipularsi con il Comune ed è vincolata a soddisfare esigenze produttive, sociali e pubbliche”. Dunque, quei suoli sono gravati da un onere reale, cioè, per dirla col linguaggio dei giuristi, una obbligazione “propter rem” che insiste sul suolo per sempre, come se fosse una servitù di passaggio, per fare un esempio. Ma è un “onere reale” sulla cosa, sul suolo, che necessita però, per essere eterno e trasmissibile con la proprietà dei suoli, di una cosiddetta “tipicità” (Cassazione Civile insegna), ossia deve essere previsto dalla legge per entrare nella categoria dei cosiddetti “diritti reali” (ad esempio, oltre la proprietà, anche le varie categorie di servitù). Con queste premesse legislative dello Stato, si va a comprare l’enorme suolo dell’ex Cementificio. Il Comune di Salerno, guidato da De Luca, per ottemperare alle condizioni poste dalla legge 730/86, prima di procedere all’acquisto, destina l’area dove oggi c’è il Grand Hotel a zona produttiva (ma non vende il suolo, perché si riserva la proprietà del suolo e concede il diritto di superficie al Grand Hotel per 60 anni). E così soddisfa una esigenza produttiva, come dice l’art. 8 L. 730/86. Ma soddisfa anche, su parte del suolo, (e precisamente su quello interessato oggi dalla vendita per fare l’albergo di Chechile) le esigenze pubbliche e sociali indicate dall’art. 8 L. 730/86. Il Comune, su questo suolo, indica come destinazione urbanistica quella di “parcheggio e verde pubblico”. La cosa è confermata dalla recente intervista, su queste colonne, dell’allora (nel 1995) Assessore all’Urbanistica Fausto Martino, che dovrebbe essere interrogato subito quando la Procura troverà le denunzie dei duecento cittadini e della minoranza del Consiglio Comunale (Ma che ci vuole?) Fatta la destinazione urbanistica voluta dalla legge, finalmente il Comune compra per 500 milioni di lire di allora tutta l’area, che sul mercato libero, se no, sarebbe stata venduta a parecchi miliardi di lire di quegli anni. Nel contratto le parti si obbligano a rispettare la destinazione urbanistica indicata al notaio come “condizione essenziale” della vendita. Basta! Il contratto cristallizza per sempre la situazione che c’è al momento della sottoscrizione del rogito. Il prezzo modestissimo della vendita (500 milioni di lire, trecentomila euro di oggi) si spiega proprio con la non commerciabilità speculativa futura del parcheggio e verde pubblico. Chi ci rimette la differenza di valore del suolo è lo Stato, che avrebbe potuto defalcare il valore reale del suolo (di diversi miliardi di allora) dal contributo dato a Italcementi, a cui versa invece un contributo intero di 27 miliardi meno i 500 milioni pagati dal Comune. Ma poi cosa accade? Nel 2013 il Comune furbamente (ma i furbi non sempre sono intelligenti come credono di essere) cambia la destinazione urbanistica del parcheggio in quello di area produttiva. Può farlo? NO, assolutamente. Un atto amministrativo non può annullare un “onere reale” stabilito con legge dello Stato. L’onere reale è ancora vivente, e per sempre, su quel suolo. Ma i furbi del Comune pensano di passarla liscia, perché comunque le finalità produttive create sull’area ex novo sono previste comunque dall’art. 8 L. 730/86. Ma il contratto non lo prevede, altrimenti il prezzo di acquisto dell’area sarebbe stato superiore di gran lunga. Il prezzo ridicolo (sul mercato immobiliare) è stato minimo proprio perché, in caso di vendita dell’area (peraltro non prevista nel contratto) la destinazione di quel parcheggio doveva rimanere tale, con verde pubblico pure. Cioè comunque di poco interesse economico per gli eventuali acquirenti. Ed ecco perché l’atto notarile del 12 marzo 2024 contiene le false attestazioni al Notaio, di Chechile Caterina e del delegato del Comune, che l’area del costruendo albergo è priva di vincoli e oneri (per la verità il notaio poteva facilmente approfondire la cosa, visto che aveva davanti il contratto del 1995 di acquisto dell’area. E’ un controllo che fanno tutti i notai). L’area così si vende, in due lotti successivi, per 12 milioni di euro. Abbiamo visto negli articoli dei giorni precedenti il gioco di scatole cinesi che hanno poi visto, in pochissimo tempo, Marinelli Luca diventare il reale acquirente del primo lotto e il reale controllore della società Hotel Salerno s.r.l. acquirente ufficiale di due lotti. Una delle due imprese è colpita da interdittiva antimafia definitiva. E’ una vicenda inquietante. Si ricordi che sull’area dell’ex Cementificio dove c’è il Grand Hotel Salerno la proprietà del suolo è ancora del Comune di Salerno. Ma perché allora l’area del parcheggio che c’era è stata venduta a terzi? E’ una manovra che parte da lontano, con intenti speculativi eteroguidati. Certo è che proprio in questi giorni il neo-Sindaco Vincenzo De Luca ha annunciato, tra gli squilli di tromba, che dieci grandi gruppi alberghieri scalpitano per costruire alberghi stile Montecarlo a Salerno. Queste grandi catene hanno capitali immensi per speculare sui posti più ghiotti. E al centro di Salerno, dove c’è il Grand Hotel indebitato che De Luca vuole chiudere, un nuovo immenso albergo non avrà rivali. Possiamo ipotizzare che, forse, Marinelli non metterà un mattone su, e che potrebbe vendere a una di queste catene? E così un suolo pagato 12 milioni di euro si venderà almeno al triplo, con un affare strabiliante?
L'articolo Foce Irno. Dove sta l’imbroglio e la truffa ai salernitani proviene da Le Cronache.
