Olga Chieffi “
Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo dire i giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. È privilegio della prima gioventù vivere in anticipo sui propri giorni, nella bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezione. Uno chiude dietro di sé il cancelletto della fanciullezza – ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l’umanità intera l’ha percorsa in folla. È la seduzione dell’esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po’ di se stessi.” E’ il celebre incipit de’ “La linea d’ombra” di Joseph Conrad, è la notte prima degli esami, notte da non dormire. L’abbiamo fatta ricordare ad artisti, musicisti, ballerini, sensazioni diverse, ma lo sguardo di tutti rivolto al futuro, alla libertà di scegliere cosa studiare dopo con la responsabilità di percorrere al meglio la strada da percorrere. Il Maestro Ciro Visco si licenziò col massimo dei voti dal liceo artistico. “Fu una notte come un’altra quella precedente l’esame di maturità ove fui presentato con tutti nove e dieci – ha rivelato il direttore del coro dell’Opera di Roma – Letteratura Italiana, Storia dell’Arte e progettazione. Non c’era da avere timore avevo studiato tanto e bene, puntavo al sessanta e senza emozioni, ma difendendo con consapevolezza quanto avevo appreso e stavo restituendo, affrontai l’esame che andò come io avevo programmato e sperato”. “A dire il vero non ricordo la notte prima degli esami – ha continuato Diego Watzke ballerino e coreografo internazionale – come qualcosa di particolarmente diverso dalle altre. Sono sempre stato piuttosto sicuro di me e, forse proprio per questo, l’ho vissuta come vivevo tutti i giorni: intensamente, con la testa piena di pensieri, di progetti e di futuro. Ripassavo, certo, ma soprattutto mi vedevo già oltre quella prova. Avevo la convinzione che sarei riuscito a superarla perché ho sempre affrontato le sfide con molto ottimismo, una caratteristica che mi porto addosso ancora oggi, a sessant’anni suonati. In fondo, gli esami non sono mai finiti. È come se li sostenessi ogni giorno, nei diversi ambiti della vita. Allora come oggi, cerco di affrontarli senza ansia e senza paura, perché credo che queste emozioni, quando prendono il sopravvento, alterino il piacere stesso di vivere le esperienze. Naturalmente l’ottimismo da solo non basta. Bisogna prepararsi, impegnarsi, essere consapevoli di ciò che una sfida richiede. La differenza, per me, l’ha sempre fatta la determinazione. È una forza immensa che sento di avere dentro, come un muscolo che si attiva nel momento del bisogno. Quando arriva una prova importante, quella forza entra in azione: mi aiuta a concentrarmi, a trovare energie che non sapevo di avere e a dare il meglio di me. C’è poi un’altra cosa che mi accompagna fin da quando ero bambino: il desiderio di non deludere. Certo, non volevo deludere chi credeva in me, ma soprattutto non ho mai voluto deludere me stesso. È stata questa la mia vera misura. Sapere di aver dato tutto, di aver affrontato una sfida con impegno e onestà, indipendentemente dal risultato finale. Forse, è proprio questo che ricordo di quella notte: non la preoccupazione per l’esame del giorno dopo, ma la fiducia nel percorso fatto e la capacità di guardare avanti. Vedersi proiettati nel futuro con ottimismo è un grande aiuto, allora come oggi. Certo, ogni esame è una tappa, ma ciò che conta davvero è continuare a crescere senza tradire le proprie aspettative e i propri valori”. “Se penso a quella vissuta da studente – ricorda il controtenore Pasquale Auricchio oggi in tour con Arisa, da solista – torno immediatamente sul terrazzo di casa dei miei genitori. C’era un’altalena sulla quale passavo ore a dondolarmi cercando di mettere ordine tra emozioni, aspettative e paure. Nelle cuffie avevo la mia colonna sonora personale: un po’ di musica classica per ritrovare calma e concentrazione, qualche sfumatura jazz e poi tutto ciò che in quegli anni accompagnava le giornate di un ragazzo del 2012. Lady Gaga, Madonna e molta musica pop erano il sottofondo di una notte che non era soltanto attesa di un esame, ma il passaggio verso una nuova fase della vita. Accanto a me c’era anche George, il cane che avevo allora e che spesso mi faceva compagnia in quei momenti di riflessione. Ricordo una sensazione particolare: il desiderio di essere già al giorno dopo e, allo stesso tempo, la consapevolezza che quella notte non sarebbe più tornata. Oggi, da insegnante, la vivo in modo diverso. Se dovessi immaginare la mia notte prima degli esami adesso, mi vedrei insieme ai miei studenti, all’esterno della scuola l’ITIS Michael Faraday, in quell’atmosfera unica che ogni anno si crea spontaneamente. C’è chi ascolta musica, chi prova a prevedere le tracce, chi legge una poesia, chi porta qualcosa da mangiare e chi semplicemente condivide l’emozione dell’attesa. È una festa sospesa tra l’adolescenza e l’età adulta, tra la paura e l’entusiasmo. Forse, è proprio questo il vero significato della notte prima degli esami: non prepararsi all’ultima prova, ma celebrare il percorso fatto fino a quel momento. Gli esami passano, i voti si dimenticano, ma certe notti restano per sempre nella memoria”. “Quella sera andai a fare il bagno di notte – racconta Claudio Tortora, attore, regista, oggi alla testa del Teatro delle Arti e patron del Premio Charlot – alle Marinelle una spiaggia che oggi non c’è più. Era la notte prima del tema e svolsi la traccia letteraria su Giacomo Leopardi ove presi un bell’otto. La mia era una maturità scientifica e all’orale incappai in fisica e disegno e fui rimandato in queste due materie a settembre, il palcoscenico era già pronto ad accogliermi per sempre”. “La notte prima degli esami, c’era un gran caldo! – rammenta il soprano Donata D’Annunzio Lombardi discendente del Vate – Mi addormentai sul terrazzo di casa mia sotto un cielo ricolmo di stelle – tra caffettiere e tazzine sparse qua e là tra macchie di appunti e riassunti. Mi svegliai all’alba: il cuore mi batteva forte , mi alzai ridendo per quel risveglio inaspettato, esausta per le innumerevoli ultime letture. Mi preparai e uscii attraversando piante e fiori profumatissimi, ne raccolsi uno e me lo misi in tasca. Poco dopo il tema sulla poesia a cavallo tra ‘800 e ‘900. Scrissi del gelsomino notturno di Pascoli e di Meriggiare di Montale. Andò bene. Ancora oggi , vivo la vita tra sprazzi di questi stessi versi: da una parte la voluttà sensuale di ciò che potrebbe ancora accadere e dall’altra tra il disincanto per “com’è la vita e il suo travaglio” e non senza rammarico , non posso non vedere quel “muro che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”.
L'articolo Notte prima degli esami: i protagonisti dello spettacolo proviene da Le Cronache.
