Del Grosso: “Forza Salernitana, sono e sarò sempre uno di voi”

Dici Alessandro Del Grosso e la mente vola inevitabilmente all’eurogol segnato a San Siro contro il Milan, un tiro meraviglioso da oltre trenta metri che ammutolì la Scala del Calcio regalando un’emozione indescrivibile ai 5000 salernitani presenti nel settore ospiti. Se a distanza di tempo viene ammirato e stimato anche da tifosi che, per motivi anagrafici, non hanno avuto la possibilità di vederlo dal vivo significa che è riuscito a lasciare un segno soprattutto dal punto di vista umano. Del resto, durante i festeggiamenti per i 107 anni della Salernitana, ha deciso di esserci nonostante un serio problema familiare. Ennesimo gesto d’amore per una piazza che non dimenticherà mai le sue scorribande sulla fascia e una serie di prestazioni di altissimo livello. Intervistato dalla redazione di Cronache, l’indimenticato numero 2 ha avuto la possibilità di rinnovare il suo atto di fede verso la Bersagliera e di lanciare un messaggio alla società e agli attuali calciatori:

Per te che sei un salernitano d’adozione quanto è brutto vedere la Salernitana in C con una rosa sulla carta non all’altezza di lottare per il vertice?

“Fa molto male, provo un sentimento di rabbia. Ho seguito quasi tutte le partite nelle passate stagioni e devo dire che ho sempre avuto la percezione di calciatori che si limitavano al compitino quasi per contratto. Non vedo attaccamento alla maglia, cattiveria agonistica e consapevolezza di dover rappresentare al meglio una tifoseria che non ha eguali in Italia. Ci sono ovviamente anche le responsabilità della società: in passato non sono mancati gli investimenti e si poteva rimproverare poco a Iervolino, oggi vedo invece una Salernitana che vive alla giornata e che è incompleta in tutti i reparti quando mancano pochi giorni all’inizio della stagione”.

Quanto è cambiato il calcio rispetto agli anni d’oro della Salernitana?

“Tantissimo. Ricordo che avevamo un gruppo che incarnava i sentimenti dei tifosi. Se qualcuno sbagliava non avevamo problemi ad attaccarlo al muro, pretendevamo rispetto per i sacrifici del pubblico e per il sentimento di un popolo visceralmente legato a quella maglia. C’erano leader veri, che si assumevano responsabilità importanti dando l’esempio. Si può sbagliare un passaggio, un gol, una prestazione. Ma sugli atteggiamenti non si transigeva. Ci sono tifosi che fanno centinaia di chilometri ogni settimana lasciando a casa le famiglie, gente che spende metà stipendio per amore dei colori granata. E verso quella curva devi avere rispetto”.

Oggi la squadra vive poco la città: porte chiuse per gli allenamenti, società in silenzio, scarso dialogo tra calciatori e tifoseria…

“Ed è sbagliato. Devi prenderti i fischi così come prendi gli applausi quando le cose vanno bene. Ma chi, in questi anni, aveva la personalità e il carattere per andare sotto la curva a confrontarsi con gli ultras? Ho visto gente baciare la maglia e poi chiedere la cessione il giorno dopo. Io mi incazzo, perché ci sto male davvero. La Salernitana è una cosa seria, chi la rappresenta deve sentirsi privilegiato. Ma vi ricordate quante storie fece Dia? Per me Liverani ha agito in modo corretto, dicendo pubblicamente quello che stava succedendo. Io, nella mia Salernitana, voglio gente che getti metaforicamente il sangue senza smettere un secondo di correre e di sudare”.

Come mai oggi i tifosi ricordano volentieri calciatori del passato, ma stentano a legarsi a quelli attuali?

“Noi apparteniamo a una generazione di calciatori completamente diversa. Sentivamo la maglia, oltre al peso della responsabilità. Dopo una sconfitta si tornava a casa ed eravamo realmente addolorati, oggi invece sembra che tutto passi inosservato. Dopo il 2-0 di Brescia non ho visto negli sguardi dei nostri giocatori quella sofferenza che invece attanagliava il popolo di fede granata. Noi del passato abbiamo lasciato molto soprattutto dal punto di vista umano: niente social o telefonini, ma dialogo, confronto e collettivo anteposto alle individualità. La società ora deve alzare l’asticella, prendendosi anche i fischi se necessario dopo tante promesse non mantenute. Salerno ha dimostrato di saper applaudire e sostenere gruppi che hanno rischiato di retrocedere. Lì si va oltre il risultato, basta avere rispetto e parlare con chiarezza”.

Secondo te manca il senso d’appartenenza a questa proprietà?

“Io so soltanto che noi, dopo 30 anni, parliamo di Salerno e della curva e abbiamo la pelle d’oca. Credete che gli attuali rappresentanti della Salernitana provino le stesse emozioni? Ma dove lo trovano uno stadio che fa quelle coreografie dopo due retrocessioni di fila? Spero che un giorno capiranno che granata è sinonimo di privilegio”.

Apriamo l’angolo dei ricordi: Piacenza fa ancora male?

“Salerno ha costituito una fonte inesauribile di emozioni, purtroppo anche con momenti tristissimi. In tanti ricordano il mio gol a Milano, ancora oggi mi girano i video e fa un certo effetto vedere il settore ospiti che viene giù per la gioia. Facemmo grandi prestazioni contro le big del campionato, in una serie A estremamente competitiva e imparagonabile a quella di oggi. Ma l’epilogo drammatico ci ha cambiato la vita per sempre. Una ferita che sanguinerà in eterno. Già la retrocessione fu una beffa enorme, con risultati anomali e un rigore nettissimo negato al 95’. Poi la tragedia del treno e la morte dei 4 ragazzi. Non vi nascondo che, dal 1999 a oggi, l’avvicinarsi del 24 maggio mi trasmette un senso di angoscia e insofferenza. Ripensando a tanti episodi strani in quel finale di campionato dico che qualcuno dovrebbe andare a dormire con la coscienza sporca”.

Quale sarebbe la sua proposta per rilanciare il calcio italiano?

“Bisognerebbe fare una riforma seria, partendo dalle scuole calcio. Si deve puntare anzitutto su allenatori qualificati. I ragazzi hanno tantissimi sogni nel cassetto, ma occorre indicare la via giusta. Tecnica, allenamenti, sudore, sacrificio: da questi quattro concetti non si può prescindere. Vorrei che i giovani calciatori vivano l’amore per lo sport come facevamo noi da piccoli, quando desideravamo di vedere la nostra figurina sull’album Panini. Di recente ho vissuto un’esperienza molto intensa con un professionista del calibro di Gianfranco Zola, uno che ha idee vincenti e innovative dalle quali ripartire. Abbiamo avuto il piacere di ricordare le sfide del passato guardando chi scendeva in campo proiettandosi al futuro”.

Cosa si sente di dire ai tifosi granata?

“Forza Salernitana, sono e sarò sempre uno di voi. Assisterò dal vivo alla prima gara di campionato contro il Sorrento e sarà un’emozione enorme rivedere la curva Sud”.

Gaetano Ferraiuolo

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