«Ho visto il Mare dalla Montagna»: Luca Iovine racconta il libro che unisce idealmente Salerno e Bolzano!

 

E’ in uscita “Un ponte di bellezza dal Cilento all’Alto Adige andata e ritorno”, il volume scritto da Luca Iovine, Daniela Pastore e Tonino Scala. Un’opera che racconta una storia familiare ma che, allo stesso tempo, propone una riflessione più ampia sullo sviluppo sostenibile e sul dialogo tra culture e comunità. Ne abbiamo parlato con Luca Iovine, founder di Gruppo Iovine e tra gli autori del libro.

Come nasce l’idea di scrivere “Un ponte di bellezza dal Cilento all’Alto Adige andata e ritorno”?

L’idea nasce da un’esperienza concreta vissuta nel corso degli ultimi vent’anni. Attraverso il nostro lavoro abbiamo avuto l’opportunità di operare sia a Salerno che a Bolzano, costruendo relazioni e conoscendo da vicino due territori apparentemente molto diversi. Con il tempo ci siamo resi conto che, al di là delle differenze geografiche e culturali, esistono valori che li accomunano profondamente. Da questa consapevolezza è nata la volontà di raccontare una storia capace di mettere in dialogo queste due realtà.

Nel libro si parla di un “ponte di bellezza”. Cosa rappresenta quest’espressione?

È una metafora che sintetizza il senso dell’intero progetto. Il ponte non è soltanto un collegamento tra due luoghi geografici, ma tra persone, culture, esperienze e visioni del mondo. Spesso siamo portati a concentrarci su ciò che ci divide, mentre noi abbiamo voluto raccontare ciò che può unirci. La bellezza, in questo caso, è quella dei paesaggi, delle tradizioni, delle comunità e delle relazioni che nascono dall’incontro tra differenze.

La storia di Rocco e Verena è il cuore narrativo del volume. Perché avete scelto di partire da una vicenda familiare?

Perché le grandi trasformazioni passano sempre attraverso le persone e le famiglie. Rocco e Verena rappresentano due mondi diversi che imparano a conoscersi e a costruire un percorso comune. La loro storia è concreta, autentica e dimostra come l’incontro tra culture differenti possa diventare una ricchezza. Attraverso il loro racconto abbiamo cercato di affrontare temi più ampi legati all’identità, all’appartenenza e alla convivenza.

Nella prefazione emerge una riflessione sul rapporto tra Cilento e Alto Adige che va oltre la dimensione narrativa.

Assolutamente sì. Il libro non vuole essere soltanto il racconto di una storia familiare. C’è anche una riflessione sul futuro dei territori. L’Alto Adige rappresenta un modello interessante per la capacità di coniugare sviluppo economico, qualità della vita e tutela dell’ambiente. Il Cilento, dal canto suo, custodisce un patrimonio straordinario fatto di cultura e tradizioni con al centro la Dieta Mediterranea. Mettere in dialogo queste esperienze significa immaginare nuove opportunità di crescita e valorizzazione.

C’è un’immagine molto suggestiva: quella del mare visto dalle Dolomiti.

È un’immagine che mi ha sempre affascinato. Non tutti sanno che milioni di anni fa le Dolomiti erano sommerse dal mare e che ancora oggi le loro rocce conservano le tracce di quell’origine. Questa realtà geologica diventa una metafora potente: ciò che oggi appare lontano spesso condivide radici profonde. È un invito a guardare oltre le distanze apparenti e a cercare ciò che unisce. Le Dolomiti hanno il mare dentro!

Nel libro emerge più volte il confronto tra il modello altoatesino e le potenzialità del territorio salernitano. Possiamo dire che “Un ponte di bellezza dal Cilento all’Alto Adige andata e ritorno” nasce anche con l’ambizione di stimolare una riflessione sul futuro di Salerno e sulle opportunità di sviluppo della sua comunità?

Assolutamente sì. Questo libro nasce anche dalla volontà di promuovere una riflessione sul futuro del nostro territorio. L’Alto Adige rappresenta un esempio interessante perché è riuscito a costruire negli anni un sistema efficiente, capace di valorizzare le proprie risorse naturali, culturali ed economiche senza snaturarle. Ha investito sulla qualità, sulla sostenibilità, sulla formazione e sulla capacità di fare rete. Salerno e il suo territorio possiedono potenzialità straordinarie. Pensiamo al patrimonio storico e culturale, alla Dieta Mediterranea, alla costa, al Cilento, alle aree interne, alle eccellenze imprenditoriali e professionali presenti sul territorio. Tuttavia, esiste ancora un grande margine di crescita nella capacità di trasformare queste risorse in un progetto condiviso di sviluppo.

Lei da anni opera tra Salerno, Bolzano e, più recentemente, anche Parma, dove il Gruppo Iovine è impegnato in importanti progetti di sostenibilità e responsabilità sociale insieme all’Fc Sudtirol ed al Parma calcio. Come spiega il fatto che in alcuni contesti sia più semplice costruire reti, condividere visioni di lungo periodo e sviluppare progetti di portata culturale significativa, mentre nel Mezzogiorno questi percorsi sembrano incontrare maggiori difficoltà?

Credo che la differenza principale non sia nelle persone ma nei sistemi. In Alto Adige, così come in Emilia-Romagna, esiste una cultura consolidata della collaborazione tra istituzioni, imprese, associazioni e cittadini. Quando si parla di sviluppo del territorio, si ragiona in termini di interesse collettivo e di prospettiva di lungo periodo. Nel Mezzogiorno, e Salerno non fa eccezione, esistono energie straordinarie, professionalità di grande valore e patrimoni unici. Quello che spesso manca è la capacità di fare sistema in maniera continuativa, superando personalismi e visioni di breve periodo. In questi anni abbiamo avuto modo di lavorare con realtà molto diverse e abbiamo visto come determinati risultati arrivino quando tutti gli attori di un territorio condividono obiettivi comuni e comprendono che la crescita di uno genera benefici per l’intera comunità. È una sfida culturale prima ancora che economica o politica.

Tornando al libro, qual è il messaggio che sperate di trasmettere ai lettori?

Che le differenze non sono un ostacolo ma una risorsa. Viviamo in un tempo in cui spesso si tende a contrapporre persone, territori e culture. Noi abbiamo voluto raccontare un’esperienza che dimostra il contrario: le differenze possono generare crescita e nuove opportunità. È un messaggio che riguarda non soltanto il rapporto tra Salerno e Bolzano, ma l’intero Paese. Non a caso il libro è patrocinato dalla CCIAA di Salerno, dalla Fenailp nonché dall’Azienda di Soggiorno dell’Alta Badia.

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