
Il papà del ragazzo ha aggiunto: "Gabriele ha urlato ai tipi sulla Panda di non correre così perché rischiavano di investire chi aspettava l’autobus alla fermata e poi è stato massacrato di botte da quei teppisti".
Continua a leggere













Brutta cosa la vecchiaia, con la memoria a lungo termine sempre più implacabile che di ogni presunta novità ti mostra l’albero genealogico fino alla settima generazione, per concludere invariabilmente che, dantescamente parlando, “la virtù non scende per li rami”. Mi è successo con il discusso (sui social) nuovo spot di Esselunga, lui pure piuttosto esselungo, quasi un cortometraggio. La trama: la piccola Emma va con la mamma al supermercato, sparisce per qualche minuto allarmando la genitrice, che la ritrova al banco della frutta mentre sceglie una pesca. Come scopriremo nel finale, il frutto era destinato al papà, divorziato o separato, che Emma vorrebbe rappacificare con la mamma.
Ho visto subito un filo che collega la pesca Esselunga del 2023 al fusillo Barilla, che in un iconico spot del 1988 un’altra bimba metteva di nascosto in tasca al padre in partenza per terre assai lontane, sul celeberrimo Leitmotiv tratto da Hymne di Vangelis. “Dove c’è Barilla c’è casa”, prometteva all’epoca il claim dell’azienda parmigiana. «Da noi ogni spesa è importante», osserva più sibillino quello dello spot Esselunga. Cioè, se un fusillo Barilla poteva far sentire un padre a casa, la pesca comprata nei megastore del defunto Caprotti il padre a casa ce lo può proprio riportare materialmente, fra lacrime e abbracci. In entrambi i casi c’è di mezzo una figlioletta affezionata e benintenzionata. Ma la bambina dello spot Barilla aveva le treccine, le guanciotte e lo sguardo birichino e fiducioso – eravamo ancora negli Anni 80, quella famiglia era chiaramente unita e benestante, e il papà partiva per un lavoro che l’avrebbe di certo resa ancora più benestante. Invece Emma di Esselunga, smilza e con gli occhi più adulti della sua età, è una figlia dell’Italia infelice di oggi, senza fratellini, con madre single e papà che vive altrove e viene a prenderla per il weekend, parcheggiando sotto la splendida casa che nelle pubblicità non si nega a nessuno, nemmeno negli spot dell’adesivo per dentiere.
La cosa buffa è che la mamma di Emma, anagraficamente e somaticamente, potrebbe benissimo essere la bambina Barilla di ieri, trasformata dagli anni e dalle delusioni in una 40enne single trafelata e pensierosa che ha perso da un pezzo la fiducia nel magico potere del fusillo, e probabilmente dubiterebbe anche di quello della pesca. Forse perché non fa la pubblicitaria, mestiere in cui ai commestibili vengono sempre attribuiti superpoteri psicotropi, le merendine dànno le visioni, i cioccolatini procurano orgasmi e i sughi pronti fanno l’effetto euforizzante delle canne (stranamente, gli unici prodotti che sembrano non far girare la testa a nessuno sono gli alcolici, che negli spot al massimo rendono la gente cordiale e socievole, mentre chi si scola l’acqua minerale rovescia estaticamente gli occhi).
Ma veniamo alla pesca Esselunga. Che forse non rimpiange di non essere stata scelta per il cinema, col rischio di ritrovarsi in scene hard tipo Chiamami con il tuo nome, ma forse avrebbe preferito lavorare in una delle innovative campagne pubblicitarie Esselunga di 20 anni fa, dove frutti e ortaggi si vedevano fantasiosamente trasformati in personaggi celebri: Pompelmo Tell, John Lemon, Porro Seduto e così via. Anche in pubblicità c’è stato un ritorno all’ordine: siamo nell’era in cui i Meloni fanno politica, però le pesche devono tornare fare le pesche, sennò il generale Vannacci si spaventa e ci scrive un altro libro. E, come le pesche, negli spot anche le donne devono restare fedeli ai loro ruoli tradizionali: fare la spesa, badare ai figli e tenersi stretti gli uomini, mariti o padri che siano. Nello spot Esselunga il divorzio è garanzia di infelicità (non il divorzio in cui gli ex mariti non pagano gli alimenti o stalkerano o minacciano di morte le ex mogli, proprio il divorzio in sé). Per fortuna c’è il supermercato di Caprotti, un santuario in cui ogni prodotto, anche una semplice pesca, è una reliquia miracolosa che rinsalda i focolari domestici e riporta concordia e serenità nelle coppie e nelle famiglie, quelle etero, ovviamente, le uniche degne di chiamarsi tali. La ministra Roccella non potrebbe chiedere di meglio. Che Esselunga voglia diventare il braccio del ministero della Famiglia e natalità nella grande distribuzione? Staremo a vedere. Nel dubbio, i profilattici meglio comprarli in un altro supermercato.


Per la prima volta un ministro israeliano è atterrato in Arabia Saudita. Si tratta di quello del turismo Haim Katz, a Riad per partecipare a un convegno dell’Organizzazione mondiale del turismo, agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Madrid. La visita si inserisce nel clima politico generale che vede la possibilità di un avvio della normalizzazione tra i due Paesi, su cui stanno lavorando gli Stati Uniti.
Definendo il turismo «un ponte tra le nazioni», Katz (che rimarrà nella capitale saudita due giorni) ha dichiarato che «la cooperazione in questo campo ha la potenzialità di unire i cuori e il progresso economico». A tal proposito, il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen ha dichiarato che un accordo di normalizzazione della relazioni fra Israele e Arabia Saudita potrebbe essere raggiunto «nel primo trimestre del 2024».

«Abbiamo raggiunto un punto in cui le probabilità sono le più elevate che mai», ha detto Cohen intervistato dalla radio pubblica Kan, aggiungendo poi che l’eventuale accordo sarebbe «uno dei maggiori eventi storici» nella storia di Israele. Essendo l’Arabia Saudita «il Paese leader dell’Islam sunnita», l’accordo segnalerebbe «quasi la fine del conflitto fra il popolo ebraico e il mondo musulmano». Sorvolando sulla questione palestinese, il ministro ha infine escluso l’eventualità che, in seguito a tali intese i partiti estrema destra possano aprire una crisi nella coalizione del governo di Benjamin Netanyahu.
Secondo l’ultimo sondaggio Swg per il Tg La7, in una settimana è la Lega ha guadagnato lo 0,3 per cento nelle intenzioni di voto degli italiani e ha superato per la prima volta il 10, fermandosi al 10,1. Un risultato importante per il partito di Matteo Salvini, premiato probabilmente dalle politiche dure sui migranti. Anche se un’altra rilevazione Swg mostra come l’elettorato di maggioranza non sia pienamente soddisfatto per le scelte attuali, considerate ancora troppo deboli dal 51 per cento degli intervistati. Perde lo 0,1 per cento, invece, Fratelli d’Italia. Stabile il Pd, male il Movimento 5 stelle.
Il partito di Giorgia Meloni non riesce a risalire oltre il 30 per cento e in sette giorni ha perso anche lo 0,1. Fratelli d’Italia si ferma così al 28,7 per cento, poco meno di 9 punti percentuali sopra al Pd. I dem guidati da Elly Schlein restano stabili al 19,8 per cento. Dietro, sono i pentastellati di Giuseppe Conte a cedere lo 0,3 per cento, scivolando al 16,9 e perdendo terreno. Bene, invece, Forza Italia. Il partito guidato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani guadagna lo 0,2 per cento, salendo al 6,5.

Bene, invece, Carlo Calenda. Azione ha guadagnato un ulteriore 0,1 per cento e sale a quota 3,8. Un risultato importante perché contemporaneamente è stato Italia Viva di Matteo Renzi a perdere lo 0,1 per cento, fermandosi invece al 2,7 e ampliando la forbice tra i due partiti che fino a pochi mesi fa erano alleati. A crescere è anche +Europa, che ha guadagnato lo 0,2 per cento e ora tallona proprio IV, a quota 2,6 per cento. La stessa percentuale è stata persa da Alleanza Verdi e Sinistra, ora al 3,2 per cento. Due partiti a quota 1,6 per cento: si tratta di Per l’Italia con Paragone e Unione Popolare.









Il corpo del boss di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, morto il 25 settembre 2023, è stato sottoposto all’autopsia eseguita dalla procura dell’Aquila e di Palermo, per poi essere trasferito in Sicilia per il funerale. Quest’ultimo, stando alle ricostruzioni del Corriere della Sera, dovrebbe avvenire senza alcuna funzione religiosa, con il boss che verrà semplicemente seppellito nella tomba di famiglia.
A seguito dell’autopsia, il corpo di Matteo Messina Denaro verrà trasportato in Sicilia. Il boss mafioso è morto per le complicazioni dovute a un tumore al colon, nel reparto detenuti dell’Ospedale San Salvatore a L’Aquila. Ora il suo feretro verrà trasportato dalla città abruzzese fino a Castelvetrano, in Sicilia, con un viaggio blindatissimo per motivi di sicurezza. Sono state disposte diverse staffette di scorta di polizia e carabinieri e, al momento, non è noto se il viaggio verrà effettuato via mare, con un traghetto Napoli-Palermo, o su strada.
In base a quanto fin qui emerso sul funerale di Matteo Messina Denaro, pare che la nipote del boss abbia prenotato nell’agenzia funebre Pacini una bara in legno chiaro del valore di 1.500 euro. Per il boss di Cosa Nostra non è prevista una funzione religiosa, ma solo una sepoltura nella cappella di famiglia nel cimitero di Castelvetrano. L’arrivo del feretro in Sicilia è previsto tra la tarda notte di mercoledì 27 settembre e le prime ore di giovedì 28.

