Nelle prime settimane della guerra ha accolto senza esitazione più di due milioni di rifugiati, mentre i suoi cittadini si adoperavano per fornire volontariamente alloggio agli sfollati. In quei giorni era stata una delle poche nazioni occidentali a lasciare un ambasciatore a Kyiv, visitata poi in diverse occasioni dal presidente Andrzej Duda. In seguito ha dato sostegno all’Ucraina più di qualsiasi altro Paese. Ora la spaccatura, dolorosa e per certi versi sorprendente. La Polonia ha annunciato l’interruzione della fornitura di armi all’alleato: la rottura è arrivata dopo una querelle sul grano ma, più che una questione economica, è soprattutto politica. Il partito di maggioranza Diritto e Giustizia, infatti, si sta smarcando dall’Ucraina nel tentativo di guadagnare voti in vista delle elezioni del 15 ottobre.

Le difficoltà degli agricoltori polacchi e lo stop al grano di Kyiv
Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha bloccato le spedizioni di armi spiegando che Varsavia intende dare priorità alla propria difesa. «Ora stiamo armando la Polonia, ci stiamo dotando di un arsenale più moderno», si è giustificato. L’annuncio del premier somiglia però molto a una ritorsione: il 18 settembre l’Ucraina ha infatti denunciato Polonia, Ungheria e Slovacchia all’Organizzazione mondiale del commercio per violazione degli obblighi internazionali, dopo che i tre Paesi si sono rifiutati di revocare l’embargo sulle importazioni di grano e altri cereali ucraini, siglato in primavera per venire incontro alle preoccupazioni dei produttori di cinque Paesi (anche Romania e Bulgaria), messi in difficoltà dagli ingenti flussi di grano ucraino a basso costo e – come stabilito dalla Commissione europea – in scadenza il 15 settembre. «Non permetteremo che il grano ucraino ci inondi», aveva detto tre giorni prima Morawiecki.

La rabbia di Zelensky all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
«È allarmante vedere come alcuni in Europa mettano in scena un teatro della solidarietà, creando un thriller dal grano», ha tuonato Zelensky il 19 settembre alle Nazioni Unite, accusando la Polonia e gli altri Paesi di «preparare il terreno alla Russia». Sempre durante la 78esima Assemblea Generale dell’Onu, Duda ha paragonato l’Ucraina a una persona che sta affogando e che «si aggrappa a qualsiasi cosa abbia a disposizione». Non la migliore delle similitudini, ma probabilmente la più azzeccata per far capire l’aria che tira tra i due Paesi.
Secondo Duda le parole di Morawiecki sono state fraintese
A onor del vero, Duda ha già aggiustato il tiro (di Morawiecki), affermando che i media hanno interpretato erroneamente le parole del primo ministro riguardo alla sospensione delle forniture di armi all’Ucraina. «Secondo me, voleva dire che non trasferiremo all’Ucraina le nuove armi che stiamo acquistando per modernizzare il nostro esercito», ha detto in un’intervista a TVN24. «Io stesso sarò il primo a oppormi al trasferimento di nuove armi che stiamo ricevendo dalla Corea del Sud o dagli Stati Uniti, come i nuovi carri armati Abrams, i kit Patriot o Himars». La fornitura all’Ucraina dei sistemi di artiglieria semoventi Krab, ad esempio, dovrebbe rimanere in essere. Ma tant’è: lo strappo c’è stato e la toppa potrebbe non bastare.

I timori di Diritto e Giustizia in vista delle elezioni del 15 ottobre
«Se continua così, potremmo vietare l’importazione in Polonia di altri prodotti. Kyiv non comprende la destabilizzazione del settore agricolo polacco. Stiamo proteggendo i nostri agricoltori», ha detto Morawiecki il 20 settembre. La preoccupazione per le sorti degli agricoltori polacchi non è, per così dire, fine a sé stessa. Il partito conservatore di maggioranza, Diritto e Giustizia (PiS), gode infatti di un forte consenso proprio nelle regioni agricole: un vantaggio che non può permettersi di perdere in vista delle elezioni del 15 ottobre. I sondaggi lo danno al 35 per cento, tallonato da Piattaforma Civica dell’ex premier Donald Tusk, il quale ha accusato Morawiecki di aver pugnalato politicamente alle spalle l’Ucraina, dopo averla sostenuta solo per il proprio tornaconto politico. E poi c’è l’incognita rappresentata dall’estrema destra di Konfederacja, in continua ascesa, che chiede un disimpegno nei confronti di Kyiv. Il PiS è tra due fuochi e “abbandonare” Zelensky per tutelare gli agricoltori polacchi, che rappresentano il bacino elettorale del partito, sembra il male minore.

Il PiS deve però stare attento a non tirare troppo la corda
«Il PiS sta mostrando i muscoli per i suoi elettori chiave», ha detto al Guardian Wojciech Przybylski di Visegrad Insight, osservando come da qualche tempo Diritto e Giustizia stia strizzando l’occhio ai nazionalisti e agli anti-ucraini, in uno shift verso destra di tendenza in Europa. Tuttavia, sottolinea l’analista politico, sebbene ci siano elementi di “stanchezza ucraina” nella società polacca, il partito al potere deve stare attento a non esagerare, poiché la maggior parte della popolazione è fermamente anti-russa ed è convinta che l’Ucraina stia combattendo anche per la sicurezza della Polonia.
Al di là dell’esito delle urne, niente sarà più come prima
Daniel Szeligowski, ricercatore senior sull’Ucraina presso l’Istituto polacco per gli affari internazionali, ha detto al Guardian che, sebbene la questione sia inevitabilmente diventata politica, è iniziata con autentiche preoccupazioni economiche. «Durante i primi quattro mesi del 2023, l’importazione di grano ucraino è aumentata di 600 volte e l’agricoltura del Paese è stata destabilizzata». Nella speranza che si possa giungere a un accordo, ha detto, è innegabile che dal 24 febbraio 2022 Varsavia abbia fatto tantissimo per Kyiv. Più di chiunque altro. In proporzione al Pil, la Polonia ha infatti speso per l’Ucraina quattro volte di più della Germania e 10 volte in più rispetto agli Stati Uniti. Ma la rottura c’è stata. «Il modo in cui tutto ciò si svilupperà dipenderà ovviamente dall’esito delle elezioni. Ma è probabile che avrà un effetto duraturo sulle relazioni tra i due Paesi, chiunque sia al potere».
