Quando un padre stasera su Canale 5: trama, cast e curiosità

Stasera 30 luglio 2023 andrà in onda alle ore 21.20 il film intitolato Quando un padre su Canale 5. Questa pellicola drammatica è stata diretta dal regista Mark Williams su sceneggiatura di Bill Dubuque. Nel cast del film ci sono attori come Gerard Butler, Willem Dafoe, Alfred Molina, Gretchen Mol e Alison Brie.

Quando un padre è il film che staera 30 luglio 2023 andrà in onda su Canale 5, ecco trama, cast e curiosità.
L’attore protagonista Gerard Butler (Getty Images)

Quando un padre, trama e cast del film stasera 30 luglio 2023 su Canale 5

La trama di questo film racconta la storia di Dane Jensen (Gerard Butler) un uomo di Chicago cinico e spietato sul lavoro che pensa che il modo migliore per prendersi cura della sua famiglia sia quello di guadagnare quanti più soldi all’interno della sua realtà lavorativa. Per questa ragione, Dane non si ferma dinanzi a nulla e nel tempo si è guadagnato il soprannome di «cacciatore di teste». Tuttavia, per dedicarsi costantemente alla carriera, Dane trascura per tanto tempo la moglie Elise (Gretchen Mol) e i suoi figli: per lui non esiste altro che il lavoro nella sua routine quotidiana. Inoltre, sul lavoro Dane deve affrontare anche rivali agguerriti che cercano di superarlo e togliergli i risultati che ha raggiunto, in particolare l’affascinante ma implacabile Lynn Vogel (Alison Brie).

La vita per Dane sembra andare sempre nello stesso modo e sembra assorbirlo sempre di più ma qualcosa improvvisamente cambierà. Il suo primo figlio, Ryan (Maxwell Jenkins) di soli 10 anni, si sente male e comincia ad accusare diversi dolori. Attraverso diverse analisi, i genitori scopriranno che Ryan è malato di leucemia. Purtroppo questo sarà un duro colpo per tutta la famiglia, ma soprattutto per Dane. L’instancabile «cacciatore di teste» a quel punto dovrà scegliere con attenzione come spendere il tempo a disposizione, valutando di cambiare completamente il suo stile di vita per essere più vicino ai figli e alla moglie.

Quando un padre, 5 curiosità sul film stasera 30 luglio 2023 su Canale 5

Quando un padre, l’esordio del regista e la collaborazione con lo sceneggiatore

Questo film rappresenta l’esordio cinematografico del regista Mark Williams. Inoltre, il regista e lo sceneggiatore della pellicola, Bill Dubuque, dopo questo progetto hanno continuato a lavorare insieme, scrivendo la serie tv drammatica e thriller Ozark con Jason Bateman e Laura Linney.

Quando un padre, il titolo cambiato per dare un tono più rassicurante

Inizialmente, il titolo di questo progetto era Headhunter’s Calling che si può tradurre in italiano come La chiamata del cacciatore di teste. Tuttavia, la produzione ha poi pensato di cambiare titolo, scegliendo il più rassicurante A Family Man, tradotto in italiano come Quando un padre.

Quando un padre, l’esperienza reale dello sceneggiatore 

Bill Dubuque, sceneggiatore del film, non ha avuto problemi a scrivere la parte del personaggio protagonista interpretato da Gerard Butler. Lo sceneggiatore infatti, ha lavorato per ben 12 anni come un cacciatore di teste per molteplici aziende.

Quando un padre, due attori del cast insieme dopo 12 anni

Nel cast del film ci sono Willem Dafoe e Alfred Molina. I due si ritrovano su un set cinematografico a 12 anni di distanza dall’ultima volta, quando presero parte alla pellicola Spider-Man 2 diretta da Sam Raimi. In quell’occasione gli attori interpretavano gli antagonisti del film, vale a dire il Green Goblin e il Dottor Octopus. Curiosamente, gli attori hanno lavorato insieme e ripreso i ruoli di antagonisti anche nel film del 2021 intitolato Spider-Man: No Way Home.

Quando un padre è il film che staera 30 luglio 2023 andrà in onda su Canale 5, ecco trama, cast e curiosità.
L’attore Willem Dafoe (Getty Images)

Quando un padre, le riprese della pellicola 

Le riprese della pellicola sono iniziate il 26 ottobre 2015 a Toronto e sono proseguite fino al 18 dicembre dello stesso anno a Chicago. In totale quindi, ci sono volute circa 8 settimane per completare il film.

Fuortes, le sfide al San Carlo e un bilancio del suo lavoro a Roma e Verona

La designazione dell’ex ad della Rai, Carlo Fuortes, come prossimo sovrintendente del San Carlo è una vittoria del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, resa possibile da un assist governativo. Tale appare il decreto che ai primi di maggio ha messo fuori gioco per motivi anagrafici Stéphane Lissner, il quale ha compiuto 70 anni lo scorso gennaio e decade dall’incarico a causa della sua età. Salvo l’esito del ricorso alla magistratura: udienza l’11 settembre. Fuortes, inizialmente in apparenza non interessato, si è fatto convincere nel giro di un paio di mesi e Manfredi ha potuto annunciare con toni trionfalistici il suo prossimo arrivo. Manca solo il decreto di nomina del ministro della Cultura, che non sembra in dubbio. Quasi generale l’apprezzamento per la designazione approvata dal Consiglio di indirizzo. Solo il rappresentante della Regione si è astenuto, ma per una posizione critica sulla gestione precedente, non ancora chiarita. L’unica nota di prudente attendismo è venuta quindi dai rappresentanti sindacali dei dipendenti della Fondazione del Teatro di San Carlo.

Fuortes, le sfide al San Carlo e un bilancio del suo lavoro a Roma e Verona
Stéphane Lissner (Getty Images).

Il braccio di ferro con il coro e l’orchestra dell’Opera di Roma e la rottura con Muti

La storia di Fuortes, 64 anni a settembre, è in effetti quella di un dirigente culturale che ha improntato le relazioni sindacali a un forte e spesso conflittuale decisionismo. Passato a dirigere l’Opera di Roma dopo una ultra-decennale gestione del Parco della Musica, il manager approdò su tutte le prime pagine ai primi di ottobre del 2014. Fu allora che il consiglio di indirizzo del Costanzi approvò la clamorosa e inedita strategia proposta dal sovrintendente, in carica da neanche un anno: licenziamento in tronco del coro e dell’orchestra, 180 persone in tutto, e passaggio all’esternalizzazione per queste funzioni. Decisione inevitabile, disse Fuortes, appoggiato dall’allora ministro della cultura Dario Franceschini, per cominciare a mettere ordine nei disastrati conti della Fondazione lirico-sinfonica romana che aveva un debito sopra i 30 milioni di euro e bilanci non in ordine. La decisione mandava un segnale molto forte a masse artistiche che avevano costellato l’estate romana (spettacoli a Caracalla) con ripetute iniziative sindacali di rottura, collegate a richieste soprattutto economiche, fino a incrinare il rapporto con Riccardo Muti, che sembrava destinato ad assumere un ruolo centrale nella programmazione e che invece se ne andò sbattendo la porta e rinunciando all’Aida inaugurale, prevista per la fine di novembre. L’atto di forza durò poco: un mese e mezzo dopo, i licenziamenti furono annullati sulla base di un accordo che vedeva gli stipendi di orchestrali e coristi ridotti in media del 5-10 per cento. Ma che poneva d’altro canto le basi per un forte aumento della produttività artistica.

Fuortes, le sfide al San Carlo e un bilancio del suo lavoro a Roma e Verona
Carlo Fuortes (Imagoeconomica).

La parentesi a Verona come commissario straordinario della Fondazione Arena

Un anno e mezzo più tardi, ad aprile del 2016, Franceschini avrebbe inviato Fuortes a Verona come commissario straordinario della Fondazione Arena sull’orlo della liquidazione, voluta dall’allora sindaco Flavio Tosi. In questo caso non furono annunciati licenziamenti: il piano-Fuortes (che rimase in carica solo sei mesi e a Verona si fece vedere un paio di volte) era basato sull’abolizione del corpo di ballo e sul taglio temporaneo delle retribuzioni dei dipendenti, ridotti al minimo da un’adeguata campagna di pensionamenti anticipati e agevolati. In pratica, fino alla fine del 2018 è stato in funzione un part-time verticale costituito dal blocco di 52 giornate lavorative all’anno: di fatto una serrata di due mesi, con la Fondazione chiusa in ottobre e in novembre. In questo modo, i compensi dei dipendenti – che tuttavia avevano dato il loro assenso al piano – sono stati ridotti di due mensilità, taglio solo parzialmente compensato dalla cassa integrazione. Una riduzione superiore al 10 per cento.

Al San Carlo Fuortes trova bilanci in equilibrio, risultati di esercizio positivi e un debito cospicuo ma sotto controllo

In realtà, Fuortes non trova a Napoli (dovrebbe insediarsi a settembre: stipendio al massimo consentito dalla legge 248 mila euro all’anno) una realtà neanche lontanamente paragonabile a quelle di Roma nel 2014 e di Verona nel 2016. Secondo gli ultimi dati (la relazione semestrale del commissario straordinario del governo per le Fondazioni lirico-sinfoniche), la situazione è al momento ordinata: bilanci in equilibrio, con risultati di esercizio positivi da 10 anni a questa parte, debito sempre cospicuo (la Fondazione San Carlo è fra le numerose ammesse ai benefici della Legge Bray del 2013, che ha concesso ai teatri musicali importanti finanziamenti a tassi agevolati) ma sotto controllo, intorno ai 25 milioni, grande ritorno del pubblico dopo la pandemia.

Fuortes, le sfide al San Carlo e un bilancio del suo lavoro a Roma e Verona
Il San Carlo di Napoli (Getty Images).

Al netto dell’inizio burrascoso, l’ex ad Rai ha portato il Costanzi a un livello di qualità toccato raramente nella sua storia

Al di là delle preoccupazioni sindacali, la designazione chiude la non esaltante parentesi di Fuortes in Rai e lo riporta sul terreno che gli è più congeniale, nel quale ha da tempo dimostrato di sapersi muovere non solo con chiara visione delle problematiche gestionali, ma con ricchezza di idee e solido bagaglio culturale. Dopo la tumultuosa annata iniziale, per certi aspetti nonostante questo esordio problematico, il suo lavoro ha in effetti portato il Costanzi – secondo parere critico pressoché unanime – a un livello di qualità toccato raramente nella sua storia ultracentenaria. Decisive, in questo senso, scelte di programma di notevole interesse, non necessariamente attente solo al grande repertorio, ma sempre alla dimensione storico-culturale con uno spazio importante per la musica del Novecento; e decisiva la nomina come direttore musicale di una figura di indiscusso alto livello internazionale come Daniele Gatti, alla guida dell’orchestra nel triennio 2019-2021. Significativo il fatto che in questo periodo, coinciso in larga parte con l’emergenza pandemica, con la chiusura dei teatri o con il loro utilizzo solo parziale, la programmazione dell’Opera di Roma si sia segnalata per originalità e creatività. Il riferimento è in particolare ai film-opera trasmessi in tv e realizzati nel teatro deserto da Mario Martone con Gatti sul podio: Il Barbiere di Siviglia (dicembre 2020) e La Traviata (febbraio 2021). Nell’aprile del 2022 il progetto si era poi concluso con La bohème diretta da Mariotti, quando da poco al Costanzi era subentrato Francesco Giambrone. Proposte di alto valore teatrale, oltre che musicale e vocale, con una continua interazione fra il linguaggio della scena e quello della cinepresa. Del resto, alla prima e solo temporanea ripresa dell’attività, nel mese di giugno del 2020, l’Opera di Roma si era messa in evidenza con un Rigoletto al Circo Massimo, affidato alla regia di Damiano Michieletto, nome di punta della nuova regia operistica internazionale.

Carlo Fuortes, le sfide al San Carlo
Carlo Fuortes e Virginia Raggi alla presentazione della stagione 2021-2022 dell’Opera di Roma (Imageconomica).

Le prime scelte circa la direzione musicale e artistica faranno capire cosa attende la scena napoletana

Il glorioso e antico Teatro di San Carlo (si avvicina ai tre secoli, essendo stato aperto nel 1737) per vari aspetti appare in questo momento – più ancora della Scala, alla quale il nome di Fuortes era stato accostato nei mesi scorsi – come il luogo ideale di una progettualità che si è sempre dimostrata capace di coniugare la riflessione sul teatro per musica di tutte le epoche con la sua realizzazione all’insegna delle nuove idee nella regia. La prossima stagione è già pronta, e quindi l’impronta di Fuortes si vedrà soprattutto a partire dal 2024-2025. Ma già nei primi mesi, le scelte per la direzione musicale e quella artistica faranno capire che cosa attende la scena operistica di Napoli nei prossimi anni. Che Riccardo Muti ritorni a dirigere nella città dov’è nato 82 anni fa, come spera il sindaco Manfredi, oppure no.

Le due facce del vertice Russia-Africa di San Pietroburgo

A San Pietroburgo si sono svolti due vertici Russia-Africa. Uno nella sua sede ufficiale, durante il quale si è parlato di scambi commerciali, investimenti, relazioni diplomatiche, iniziative delle Nazioni Unite. L’altro si è tenuto nei corridoi, nelle stanze di albergo, negli ascensori: è qui che sono entrati in gioco il redivivo Yevgeny Prigozhin, l’oligarca Konstantin Malofeev, l’istituto culturale Rossotrudnichestvo, le agenzie di intelligence di Mosca.

Le due facce del vertice Russia-Africa che si è svolto a San Pietroburgo e della Russia di Vladimir Putin.
Leader africani in prima fila durante un panel del vertice di San Pietroburgo (Getty Images).

Solo 17 capi di Stato si sono presentati al vertice: per il Cremlino è colpa dell’Occidente

Incapace di competere a livello globale con Europa, Stati Uniti e Cina, Stati Uniti la Russia ha puntato tutto sull’Africa. Uno dei leitmotiv del vertice di San Pietroburgo è stata la necessità di cooperazione, al fine di contrastare le politiche aggressive dell’Occidente e creare un mondo veramente multipolare. Un tropo ben consolidato: al forum hanno partecipato rappresentanti di 49 Paesi africani, ma solo 17 capi di Stato si sono presentati a San Pietroburgo; un notevole calo di presenze che Mosca ha addebitato a pressioni occidentali. Nel corso del vertice sono stati conclusi alcuni accordi tra società russe e africane, e sono stati firmati anche alcuni accordi tra organi governativi russi e controparti africane. «Per evitare una crisi alimentare globale», ma soprattutto per rafforzare ulteriormente i legami con il continente, Vladimir Putin si è detto pronto a inviare tra 25 e 50 mila tonnellate di grano nei prossimi 3-4 mesi a Paesi come Burkina Faso, Zimbabwe, Mali, Somalia, Eritrea e Repubblica Centrafricana. Nel corso del vertice, lo zar ha parlato dell’Ucraina, affermando che il suo «status neutrale è di fondamentale importanza per la Federazione Russa», frase a cui sono seguite parole di apprezzamento per i tentativi di mediazione portati avanti da alcuni Paesi africani, ribadendo infine la vicinanza al continente in vista di un nuovo ordine mondiale «basato sui principi universalmente riconosciuti del diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite». Il tema-Ucraina è stato solo sfiorato e quando è successo è rimasto ben scisso da quello del sostegno ai partner sul piano della sicurezza: insomma, Mosca continuerà a dare una mano all’Africa a rafforzare la sua sovranità, ma il conflitto in corso non deve ledere alcun rapporto.

Le due facce del vertice Russia-Africa che si è svolto a San Pietroburgo e della Russia di Vladimir Putin.
Stretta di mano tra Vladimir Putin e Ibrahim Traoré, presidente del Burkina Faso dal golpe del 30 settembre 2022 (Getty Images).

Da Prigozhin a Bout fino a Malofeev e Primakov: chi c’era a San Pietroburgo

Questo per quanto riguarda il forum ufficiale. Fuori si è rivisto Prigozhin, fotografato insieme a un membro della delegazione della Repubblica Centrafricana. Come a dire: l’ammutinamento della Wagner è finito nel nulla, ma il “cuoco di Putin” ha sempre una certa influenza in Africa. Era poi presente a San Pietroburgo Viktor Bout, il più importante, influente e ricco trafficante di armi del mondo, tornato in Russia l’8 dicembre dopo uno di scambio prigionieri tra Mosca e Washington, che ha visto coinvolta anche la cestista Brittney Griner all’aeroporto di Abu Dhabi. Presente a un panel sulla logistica, ha fatto capire di essere pronto a tornare in pista. Si è visto poi a San Pietroburgo il magnate Malofeev, incluso nella lista delle sanzioni imposte da Ue, Stati Uniti e Canada nel 2014, perché coinvolto nell’annessione russa della Crimea. L’Ucraina lo ha accusato di sostenere alcuni gruppi paramilitari filorussi illegali e in passato avrebbe finanziato i movimenti di ultradestra in Europa. Al vertice ha inoltre parlato Maria Lvova-Belova, sulla cui testa pende un mandato di arresto internazionale per la deportazione di bambini dall’Ucraina in Russia: tra il pubblico Karina Kadyrova, figlia di Ramzan Kadyrov. Al vertice ha preso parte poi Yevgeny Primakov, capo di Rossotrudnichestvo: ufficialmente è un’agenzia di cooperazione culturale del governo russo, che opera sulla falsariga dell’Alliance Française o del Goethe-Institut, in realtà è molto attiva nella propaganda pro Cremlino. Dal 2022, Primakov ha espanso notevolmente le attività di “Casa Russia” in Africa. Era poi presente Mikhail Kovalchuk: il fratello Yuri è considerato da molti la seconda persona più potente in Russia. A più attenti non è sfuggita la presenza al vertice di Jean-Dominique Okemba, capo dell’intelligence della Repubblica del Congo (e cugino dle presidente Denis Sassou Nguesso).

La Russia rischia di diventare per l’Africa più un problema che una soluzione

Essenzialmente, i Paesi presenti al forum si potevano dividere in due categorie. Da una parte quelli con governo dipendente dalla Russia e dall’altra quelli che stanno cercando il sostegno di Mosca. Per quanto riguarda i primi, la sopravvivenza al potere di chi al momento tiene le redini dipende effettivamente dalle armi, dal denaro e dai servizi di sicurezza offerti da Mosca: è il caso di Mali, Repubblica Centrafricana, Burkina Faso e, probabilmente, Niger. Gli altri hanno invece bisogno della Russia non tanto per questioni di sovranità, quanto di aiuti di fronte a fame e catastrofi climatiche. Pur di averli, sono pronti a turarsi il naso e stringere accordi (anche commerciali) con Putin. Sì, ma di che tipo? Lo zar promette di regalare grano, ma raramente ha importato dall’Africa e verosimilmente continuerà su tale falsariga. A tante parole, insomma, potrebbero seguire pochi fatti. Alla lunga, la Russia rischia di diventare per l’Africa più un problema che una soluzione a quelli che ha già.

Faccio un salto all’Avana stasera su Rete 4: trama, cast e curiosità

Stasera 30 luglio 2023 andrà in onda il film Faccio un salto all’Avana sul canale Rete 4 alle ore 21.25. La commedia è stata diretta da Dario Migianu Baldi su sceneggiatura di Lorenzo De Marinis e Massimiliano Orfei. Nel cast ci sono Enrico Brignano, Francesco Pannofino, Aurora Cossio e Virginia Raffaele.

Faccio un salto all'Avana stasera su Rete 4 andrà in onda questa sera, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
Una scena tratta dal film (Twitter).

Faccio un salto all’Avana, trama e cast del film in onda stasera 30 luglio 2023 su Rete 4

La trama racconta la storia di due fratelli, Fedele (Enrico Brignano) e Vittorio Diotallevi (Francesco Pannofino), completamente diversi tra loro. I due hanno sposato rispettivamente Annaclara (Virginia Raffele) e Laura (Paola Minaccioni), le figlie del noto commendatore Siniscalco (Cosimo Cinieri). Fedele è un tipo molto tranquillo, ligio al dovere e rispettoso nei confronti della famiglia, mentre Vittorio è un latin lover, sempre in fuga dalla famiglia e in cerca di nuove storie. Un giorno, Fedele riceve una bruttissima notizia: l’auto del fratello è stata ritrovata in un lago e tutti credono che sia morto.

Sei anni dopo quest’evento, Fedele viene a scoprire che la morte di Vittorio non è mai avvenuta, ma era tutta una messinscena di quest’ultimo per scappare dalle sue responsabilità e viaggiare verso Cuba. Fedele decide quindi di partire verso l’isola caraibica per convincere il fratello a tornare da sua moglie e dalle sue due figlie Ondina e Delfina. Una volta a Cuba, Fedele scopre che il fratello si fa chiamare El Tiburon, è un piccolo truffatore ed è fidanzato con Almadedios (Aurora Cossio), una ragazza che lo aiuta a imbrogliare i turisti. Inaspettatamente Fedele si ritrova coinvolto nella vita di Vittorio e la situazione si complica quando arriva a Cuba un avvocato mandato dal commendatore Siniscalco per ritrovare i suoi generi.

Faccio un salto all’Avana, 4 curiosità sul film 

Faccio un salto all’Avana, la prima volta insieme per i due attori protagonisti

Francesco Pannofino ed Enrico Brignano in questo film hanno lavorato per la prima volta come attori protagonisti insieme. Sembra che tra i due sia subito scattata una buona intesa. Al sito Comingsoon.it, Pannofino ha rivelato: «Enrico è una forza della natura, ci faceva ridere anche fuori dal set, per esempio la sera a cena quando, davanti a un’intera tavolata, cominciava con i suoi monologhi. Fra noi è stato amore a prima vista».

Faccio un salto all'Avana stasera su Rete 4 andrà in onda questa sera, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
L’attore Francesco Pannofino (Getty Images).

Faccio un salto all’Avana, l’obiettivo del regista del film

Intervistato dal sito Comingsoon.it, il regista Dario Baldi ha spiegato qual’era il suo obiettivo con questo progetto. Le sue parole al riguardo sono state: «L’obiettivo principale era distanziarsi dai film vacanzieri e balneari, divertendo qualsiasi tipo di pubblico ma evitando volgarità, parolacce e luoghi comuni sugli italiani all’estero».

Faccio un salto all’Avana, i tanti provini per scegliere le comparse

Il regista ha impiegato molto tempo per scegliere le comparse che dovevano partecipare al film. Sembra infatti che abbia fatto più di 100 provini.

Faccio un salto all’Avana, le location scelte per il film

Il film è stato girato tra l’Italia e Cuba. In particolar modo, è possibile ammirare alcune delle location principali in diverse scene nelle quali spiccano Roma e L’Avana.

Niger, assalto all’ambasciata francese: protesta con bandiere russe e cori per Putin

Sempre più alta la tensione in Niger, dopo il colpo di Stato che ha deposto il presidente Mohamed Bazoum. Migliaia di manifestanti pro-giunta si sono radunati davanti all’ambasciata francese nella capitale Niamey, dopo che Parigi ha sospeso gli aiuti a seguito del golpe. Come riporta l’agenzia Afp, alcuni hanno anche cercato di entrare nell’edificio. Altri hanno strappato la targa con la scritta “Ambasciata francese in Niger”, per poi calpestarla e sostituirla con quelle di Russia e Niger. Tra gli slogan dei manifestanti, che sono stati poi dispersi dai militari con i lacrimogeni, « Abbasso la Francia», «Viva la Russia» e cori a favore di Vladimir Putin.

Niger, assalto all’ambasciata francese. Parigi ha sospeso gli aiuti a seguito del golpe. Cori pro Russia e Putin.
La targa che i manifestanti hanno rimosso dall’ambasciata (Getty Images).

L’Eliseo «non tollererà alcun attacco contro la Francia e i suoi interessi»

Il ministero degli Esteri francese ha condannato «qualsiasi violenza contro le missioni diplomatiche, la cui sicurezza è responsabilità dello Stato ospitante in base alla Convenzione di Vienna», dopo che l’ambasciata è stata presa di mira dai manifestanti favorevoli ai golpisti militari che hanno rovesciato il presidente eletto Bazoum. «Chiunque attacchi cittadini francesi, esercito, diplomatici e diritti di passaggio francesi vedrebbe la Francia rispondere in modo immediato e senza esitazioni. Il presidente della Repubblica non tollererà alcun attacco contro la Francia e i suoi interessi», si legge in una nota dell’Eliseo. Nell’ambito dell’operazione antiterrorismo Barkhane, Parigi ha 1.500 soldati in Niger, ora controllato da una giunta guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, comandante della Guardia presidenziale, che ha rinchiuso Bazoum nella sua residenza. I golpisti in Niger hanno accusato la Francia di aver fatto atterrare un aereo militare sfidando il loro ordine di chiusura dei confini del Paese.

Niger, assalto all’ambasciata francese. Parigi ha sospeso gli aiuti a seguito del golpe. Cori pro Russia e Putin.
Manifestanti all’esterno dell’ambasciata francese a Niamey (Getty Images).

Ultimatum dei Paesi dell’Africa occidentale: reinsediare Bazoum o interverremo

L’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ha dato un ultimatum di una settimana ai golpisti in Niger per il ripristino dell’ordine costituzionale e del governo civile del presidente Bazoum, non escludendo l’uso della forza se ciò non accadrà. Lo hanno deciso i leader riuniti a Abuja, capitale della Nigeria. L’organizzazione ha anche deciso di imporre sanzioni economiche «immediate» al Niger.

Corda tesa stasera su Iris: trama, cast e curiosità

Stasera 30 luglio 2023 andrà in onda il film Corda tesa sul canale Iris alle ore 21.00. La pellicola di genere poliziesco è stata diretta da Richard Tuggle, regista che ha scritto anche la sceneggiatura. Nel cast ci sono attori come Clint Eastwood, Genevieve Bujold, Dan Hedaya e Jennifer Beck.

Stasera andrà in onda sul canale Mediaset Iris, il film Corda Tesa, ecco trama, cast e curiosità su questa pellicola.
La locandina italiana del film (Twitter).

Corda tesa, trama e cast del film in onda stasera 30 luglio 2023 su Iris

La trama del film racconta la storia di Wes Block (Clint Eastwood), un noto detective della città di New Orleans. Block ha dei problemi familiari in quanto è divorziato e deve prendersi cura delle sue figlie Penny (Jennifer Beck) e Amanda (Alison Eastwood) che ama molto. Tuttavia, proprio mentre insieme a loro si sta preparando per assistere a una partita dei Saints, viene convocato d’urgenza dai suoi colleghi. Il detective deve risolvere un mistero che vede coinvolta una donna strangolata nel suo letto. Non ci sono indizi su chi abbia compiuto l’efferato omicidio ma si scopre che il killer è un uomo calmo e metodico, in grado di aspettare la vittima in casa fino a tarda notte, preparandosi addirittura un caffè.

Il caso viene affidato a Wes che si occupa subito di raccogliere alcune informazioni fondamentali sulla vittima, cercando di capire qual era il suo stile di vita e come trascorreva le sue giornate. Tuttavia, proprio mentre sta per capire più informazioni sul caso, ecco che il killer uccide di nuovo. La vittima è una prostituta che viene strangolata in una vasca idromassaggio. Wes continuerà a indagare, utilizzando i pochi indizi a disposizione e il supporto di Beryl Thibodeaux (Genevieve Bujold), un’attivista in buoni rapporti con lui. Il detective arriverà alla conclusione del caso, una soluzione pericolosa e dal risultato inaspettato.

Corda tesa, 5 curiosità sul film 

Corda tesa, i risvolti negativi per un’attrice del cast

Alison Eastwood ha avuto dei risvolti negativi a causa di questo film. Infatti, l’attrice è stata perseguitata dal neozelandese Mike Joynson che è diventato ossessionato da lei dopo aver visto la pellicola nel 1990.

Corda tesa, Susan Sarandon ha rifiutato la parte principale 

L’attrice Susan Sarandon ha rifiutato la parte principale del film. In un’intervista al giornale LA Times affermò di averlo fatto perché la pellicola conteneva elementi troppo spinti, non adatti alla sua carriera di attrice.

Corda tesa, la location originale scelta per il film

Inizialmente il film avrebbe dovuto essere ambientato a San Francisco. Tuttavia, la città californiana era già protagonista delle avventure dell’Ispettore Callaghan, personaggio simile al protagonista di Corda tesa interpretato sempre da Clint Eastwood. Per questa ragione, la produzione scelse di spostare la storia a New Orleans, una città misteriosa e dalle due facce, una allegra e l’altra ambigua.

Corda tesa, Clint Eastwood ha diretto gran parte della pellicola

Il regista della pellicola è Richard Tuggle, ma in realtà a dirigere gran parte delle scene è stato Clint Eastwood. Secondo la produzione, Tuggle era troppo lento nel dirigere le scene e sul set assunse il controllo Eastwood. Tuttavia, il primo mantenne il ruolo come da contratto, come si può vedere anche nei titoli di coda.

Stasera andrà in onda sul canale Mediaset Iris, il film Corda Tesa, ecco trama, cast e curiosità su questa pellicola.
L’attore e regista Clint Eastwood oggi (Getty Images)

Corda tesa, l’aneddotto tra Richard Tuggle e Clint Eastwood

Il regista Richard Tuggle girava le scene sul set senza indossare le mutande. Un giorno sembra che i pantaloncini gli scivolarono di dosso mentre era in cima a un camion per effettuare delle riprese, lasciando le sue parti intime scoperte. Eastwood se ne accorse e sgridò il regista, ordinandogli di tornare nella sua roulotte e indossare delle mutande il prima possibile.