Ucraina, nuovo attacco su Odessa: colpita la cattedrale della Trasfigurazione

Nuovo pesante attacco alla città di Odessa, da giorni sotto i bombardamenti russi. Nella notte i missili di Mosca hanno fatto due morti e una ventina di feriti tra cui alcuni bambini, colpendo anche la cattedrale della Trasfigurazione. Le immagini che circolano già in rete mostrano un lato della facciata completamente distrutto, oltre a ingenti danni provocati all’interno del luogo di culto.

Completata nel 1808, era stata demolita da Stalin e poi ricostruita a cavallo del millennio

Principale luogo di culto cristiano ortodosso della città, la cattedrale della Trasfigurazione di Odessa fu fondata nel 1794 dal metropolita Gavril Bănulescu-Bodoni, sotto il regno di Caterina La Grande. Costruita in stile neoclassico e dagli interni riccamente decorati con marmi policromi, fu completata nel 1808, quando il governatore di Odessa era il duca di Richelieu. Demolita dalle autorità sovietiche sotto Stalin nel 1936, fu poi ricostruita tra il 1999 e il 2003.

La condanna dell’Unesco, che chiede la cessazione degli attacchi russi

Già nei giorni scorsi era arrivata la dura condanna dell’Unesco, che ha chiesto la cessazione degli attacchi contro i beni culturali protetti dagli strumenti normativi internazionali. Il centro storico di Odessa, dall’inizio del 2023 fa parte infatti del Patrimonio mondiale dell’agenzia delle Nazioni unite. A seguito degli attacchi russi erano stato già registrati danni al museo archeologico, al museo marittimo e al museo della letteratura. «L’Unesco esprime il suo sostegno ai residenti di Odessa e porge le sue sincere condoglianze alle famiglie delle vittime», si legge in un comunicato dell’organizzazione.

Ucraina, attacco su Odessa: distrutta la cattedrale della Trasfigurazione. Morto un civile, diversi feriti tra cui alcuni bambini.
La cattedrale della Trasfigurazione dopo l’attacco (Getty Images).

Zelensky: «Ci sarà sicuramente una rappresaglia nei confronti dei terroristi»

La notte scorsa Odessa è stata colpita da almeno cinque tipi di missili russi: Kalibr, Oniks, Kh-22, Iskander-K e Iskander-M. Lo ha reso noto il Comando operativo Sud dell’esercito di Kyiv. «Missili contro città pacifiche, contro edifici residenziali, contro una cattedrale: non ci possono essere scuse per il male russo. Come sempre, questo male perderà. E ci sarà sicuramente una rappresaglia nei confronti dei terroristi russi per Odessa», ha scritto su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

«Sono grato a tutti coloro che stanno aiutando le persone e a tutti coloro che sono con Odessa nei loro pensieri ed emozioni. Ce la faremo. Riporteremo la pace. E per farlo, dobbiamo sconfiggere il male russo», ha continuato il leader ucraino.

Ucraina, attacco su Odessa: distrutta la cattedrale della Trasfigurazione. Morto un civile, diversi feriti tra cui alcuni bambini.
La devastazione del centro di Odessa (Getty Images).

Raul Gardini stasera su Rai 1: trama, cast e curiosità

Stasera 23 luglio 2023 andrà in onda il docu-film Raul Gardini su Rai 1 alle ore 21.25. Il regista del documentario è Francesco Micchiché che ha scritto anche la sceneggiatura in collaborazione con gli autori Giovanni Filippetto e Denise Pardo. Nel cast ci sono Fabrizio Bentivoglio, Pilar Fogliati, Helene Nardini e Sara D’Amario. Il film sarà disponibile anche in streaming e on demand sulla piattaforma Rai Play.

Raul Gardini è il docu-film che andrà in onda questa sera su Rai 1, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
L’auto Fabrizio Bentivoglio (Getty Images).

Raul Gardini, trama e cast del film in onda stasera 23 luglio 2023 su Rai 1

La trama del docu-film si incentra sugli ultimi tre anni di vita dell’imprenditore Raul Gardini (Fabrizio Bentivoglio). La storia del documentario parte l’11 marzo del 1990, con il varo del Moro di Venezia, e termina con la morte per suicidio dell’uomo avvenuta a Milano nel 1993. Nel corso della sua vita, l’imprenditore originario di Ravenna è stato protagonista di diversi eventi come la crisi Enimont, gli scontri con la famiglia Ferruzzi e lo scandalo Tangentopoli. Gardini è stato protagonista anche di imprese incredibili come la vittoria dell’America’s Cup del 1992, un evento che tenne incollati alla televisione milioni di italiani e che fece scoprire loro il mondo della vela.

Il documentario si concentra però non solo sui suoi successi imprenditoriali, ma anche sui legami familiari e sui rapporti con gli affetti più cari, in particolare con la moglie Idina Ferruzzi Gardini (Helene Nardini). Sullo sfondo delle vicende legate a Gardini si susseguono alcuni dei più importanti capitoli della storia recente del nostro paese.

Raul Gardini, 4 curiosità sul film 

Raul Gardini, le location per le riprese della pellicola

Il docu-film è stato girato in location diverse. Tra queste ci sono La Monaldina, la tenuta della famiglia Gardini, il Moro 2, il circolo velico del porto di Marina di Ravenna, il Mausoleo di Teodorico e le Basiliche di San Vitale e Galla Placidia di Ravenna.

Raul Gardini, il commento del regista sui dettagli del film

Il regista Francesco Micchiché ha parlato in merito ai dettagli del documentario e all’accuratezza degli elementi utilizzati per girare le scene. A questo proposito, ha dichiarato: «La penna con cui Idina Gardini-Ferruzzi firmò il miliardario divorzio con i suoi fratelli, quella stessa penna è stata usata sul set. Tutto questo sforzo lo abbiamo fatto non per pignoleria, ma perché da anni diciamo che un luogo, un costume o un oggetto possono trasmettere emozioni. Proprio quell’emozione che trasmette nella scena del divorzio la nostra Helène Nardini, che interpreta Idina, quando usa quella penna».

Raul Gardini, il parere di Fabrizio Bentivoglio sul personaggio interpretato

Fabrizio Bentivoglio ha esplorato la storia del personaggio Raul Gardini prima di interpretarlo in scena. Come riportato da SkyTg24, ha così definito l’imprenditore: «Un pensatore, lui lo sottolinea più volte nelle interviste che ci ha lasciato. Dopo queste grandi sedute di pensiero, è un uomo di azione, lui fa. Una volta che ha deciso che cosa fare, lo fa. E lui ha una tempra da sportivo».

Raul Gardini è il docu-film che andrà in onda questa sera su Rai 1, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
Raul Gardini nel 1992 durante l’America’s Cup (Getty Images).

Raul Gardini, la messa in onda a 30 anni dalla morte

La messa in onda del docu-film questa sera, 23 luglio 2023, avviene esattamente 30 anni dopo la morte dell’imprenditore. Si tratta di una sorta di omaggio fatto a Raul Gardini, una prima tv su Rai 1.

Di Popolo: “Il Psi voterà il bilancio. Solo errori tecnici. Non c’è falso”

di Erika Noschese
«Errori puramente tecnici, non possiamo parlare di falso». Così il capogruppo del Psi in consiglio comunale Filomeno Di Popolo in merito alle polemiche sul consuntivo 2022 dal quale sono emerse delle irregolarità dopo la denuncia sollevata dal consigliere di opposizione Roberto Celano.
Consigliere Di Popolo, a breve il Consiglio Comunale per approvare il bilancio, Cosa ne pensa della polemica relativa al Consuntivo 2022?
«Dalla relazione inviata a tutti i Consiglieri, si evince che siamo di fronte ad errori puramente tecnici, che tali rimangono, non cose false, come tentano di far credere alcuni esponenti dell’opposizione, che non potendo controbattere su un piano politico, alle azioni dell’Amministrazione, hanno avviato una-spero per loro-proficua carriera ragionieristica».
I Socialisti esprimono in Giunta un Assessore. Tante polemiche sul verde pubblico, ma l’Assessore Natella sta portando avanti un lavoro importante per recuperare i due anni di stop. E’ soddisfatto?
«L’Assessore Natella sta profondendo uno sforzo encomiabile e conseguendo risultati importanti per la Città, come spiegherò tra breve. Quando Natella è stato nominato Assessore c’era un Settore allo sbando per l’azione della Magistratura, ci siamo trovati senza personale e senza mezzi per operare. Oggi la macchina della manutenzione del verde è stata rimessa in movimento e l’emergenza sta rientrando, ma occorre non abbassare la guardia; E’ doveroso evidenziare i vari risultati positivi conseguiti: aumento della percentuale della raccolta differenziata, piano per il posizionamento dei cestini per la raccolta delle deiezioni canine, la pulizia ordinaria e straordinaria delle spiagge, i servizi aggiuntivi di raccolta dei rifiuti per i commercianti, la deblattizzazione, che è un servizio che deve essere erogato dall’ASL, ma stante la mancata programmazione, Natella si è accollato anche quest’onere. Inoltre, in sinergia con altro Assessorato, è stato istituito il servizio delle guardie ambientali ed il nuovo regolamento per l’installazione delle foto trappole, per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e delle discariche abusive. E’ sfuggito ai piu ’il grosso tema del lavoro sincrono svolto per alcune riqualificazioni e manutenzioni che sono possibili, grazie alla sinergia tra Ambiente, Lavori pubblici ed urbanistica, ( v. Ass.re Brigante), come ad esempio la realizzazione del secondo lotto del ripascimento delle spiagge che prevede una novità tecnica e di metodo, come quella di eseguire quasi in contemporanea il rifacimento delle fognature da Torrione a Mercatello ed il riesame dei nodi critici delle fogne con i collettori e canali di scarico a mare. Sottolineo il lavoro di ripresa per la messa in sicurezza e la manutenzione che sta interessando i torrenti della Città, che ha consentito di vedere il Fusandola ripulito, operazione che proseguirà anche per gli altri torrenti. Infine, sono in corso le progettazioni esecutive per gli svincoli autostradali in località Cernicchiara, anche qui si si potrà vedere un cambio di metodo nelle scelte tecniche rivolte alla sicurezza ambientale, idrogeologica. Quello che la stampa ha anticipato non risponde alle informazioni in mio possesso e posso anticipare che sono in campo enormi sforzi per scegliere soluzioni “logiche e compatibili”».
Quale ruolo auspica per il PSI alle provinciali del 2024?
«Che si superi la riforma Delrio. I socialisti sono sempre stati a favore del ritorno al voto diretto degli amministratori provinciali, siamo pronti ad affrontare la competizione elettorale provinciale in attesa della definizione della legge. I risultati percentuali nella nostra Provincia, per il garofano, sono a doppia cifra, merito del lavoro di tutti e grazie al lavoro svolto dal Segretario Provinciale, Silvano Del Duca ed alle indicazioni del nostro segretario nazionale Enzo Maraio. Le provinciali saranno l’ulteriore conferma della tendenza di crescita del Psi in Provincia di Salerno».
Quali, secondo lei, le criticità da risolvere nell’immediato per la città di Salerno?
«Occorre dare maggiore impulso alle manutenzioni, su questo punto bisogna confrontarsi e trovare una soluzione, così come è da porre la questione riguardante l’organico del Corpo della Polizia Municipale e l’individuazione di una nuova sede del Comando, che dovrà essere piu’ centrale. Faremo una proposta articolata in merito che presenteremo a breve, anticipandole il titolo, “Polizia Municipale: Anno Zero”. A Salerno abbiamo le stesse sofferenze che riguardano molte amministrazioni locali, dovute alla progressiva diminuzione dei trasferimenti statali ai Comuni. Oggi i maggiori investimenti sul territorio avvengono attraverso finanziamenti ed impegni della Regione Campania».
Bilancio dell’Amministrazione Napoli: si reputa soddisfatto?
«In questi due anni, abbiamo affrontato tante emergenze che ci hanno costretti a lavorare a “vista.” Oggi l’Amministrazione comunale è in condizione di avviare una programmazione di interventi strategici per la Città, che vanno dal ripascimento delle spiagge, al Parco urbano (ex D’Agostino), alla costruzione del Nuovo Ospedale, ristrutturazione stadio Arechi, alla ripresa dei lavori per il Palazzetto dello Sport, la riqualificazione di via dei Mille, che prevede il nuovo bocciodromo. Importantissime sono le opere che riguarderanno la soppressione del passaggio a livello di via Irno- via F.lli Magnone. Qui è in corso già il lavoro del ponte e quello del bando periferie, al quale si aggiungerà in settimana la conferma Rfi per la realizzazione della nuova rotatoria di raccordo tra le tre opere. A questi vanno aggiunti i piccoli ed importanti lavori come gli edifici di edilizia sociale nel Centro Storico, a S. Eustachio e la creazione di un piccolo impianto sportivo a Mariconda. Come socialisti, vogliamo proporre attraverso un project financing, la costruzione di un nuovo Cimitero, che preveda anche uno spazio per gli animali domestici, il Tempio Crematorio e la creazione di residenze per gli studenti universitari, da ricavare presso i padiglioni dell’attuale Ruggi, una volta costruito il nuovo Ospedale».
I socialisti sono stati più volte nel mirino dei Popolari e Moderati. Pace fatta ora?
«E’ normale che in politica ci sia una dialettica che a volte può essere anche aspra. Auspico però, sempre un confronto nelle sedi opportune, quando si fa parte dello stesso schieramento. Se ci attaccano, però, non mi tiro indietro. Senza serbare rancore. Siamo leali, pretendiamo lealtà. Per noi non è barattabile né rinunciabile la nostra autonomia politica. Avanti Salerno».

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Tommaso Paradiso, un tramonto in solitaria

Chi ha ucciso Tommaso Paradiso? È estate, fa molto caldo, e l’idea di trovarci di colpo in un paesaggio autunnale, piovigginoso, fresco seppur inquietante come Twin Peaks non dovrebbe essere altro che di conforto. Per questo la citazione davidlynchiana posta in esergo potrebbe starci tutta, visto che non di omicidio, non scherziamo, ma di sparizione totale dalle scene andremo a parlare. In realtà, però, a parte l’idea horrorifica di vedere il barbuto cantante di Roma Nord al posto della bionda Sheryl Lee nei panni di Laura Palmer – una partenza del genere indurrebbe un lettore distratto a immaginarsi un qualche intrigo, volendo anche di taglio esoterico – si parlerà solo della storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani (e a ogni piano ripete «fino a qui tutto bene», sì, anche questa è una citazione cinematografica, anche questa fuoriluogo, fa caldo, lasciateci cazzeggiare un po’). Meglio quindi partire direttamente da lui, Tommaso Paradiso, e dalle sue parole.

Tommaso Paradiso, un tramonto in solitaria
Tommaso Paradiso con Carolina Sansoni a Venezia nel 2017 (Getty Images).

Le hit ruffiane e l’addio a TheGiornalisti dopo la firma con la Universal

«Ti lascio un vocale di dieci minuti soltanto per dirti che sono felice». Alzi la mano chi, almeno una volta, non si è giustificato, nel mezzo di un vocale un po’ troppo lungo, citando i versi del sommo poeta. Il fatto è che ci sono canzoni, e so che nell’azzardare il paragone che sto per azzardare mi condannerò alla perdizione eterna, che sono destinate a entrare nel nostro immaginario ben più di quanto una canzone non potrebbe di suo fare. Pensate a, che so, «inseguendo una libellula in un prato», che come l’intro della Nona di Beethoven chiama a sé la chiusa perfetta, «un giorno che avevo rotto col passato/quando già credevo d’esserci riuscito/ son caduto». O a «Quella sua maglietta fina», a «Felicità/ è un bicchiere di vino con un panino», tanto per non dare l’impressione che si stia facendo un inchino passivo verso il cantautorato, quello serio. Ecco, Felicità puttana dei TheGiornalisti è una di quelle canzoni lì, quelle che hanno creato uno slogan capace di entrare nel nostro immaginario per rimanerci a lungo. A dirla tutta ben più a lungo di chi quegli immortali versi ha scritto, perché i TheGiornalisti, band romana capitanata da Tommaso Paradiso, di lì a breve – la canzone è stata un tormentone, vero, del 2018, uscita giusto in giugno, tanto per ricalcare il successo precedente di brani come Riccione, uscito esattamente un anno prima, e Pamplona, in realtà nel repertorio di Fabri Fibra ma che aveva Paradiso a cantare il ritornello – nel settembre 2019, Paradiso è uscito dal gruppo, come un novello Jack Frusciante. Sancendo non solo la fine della band, ma anche la sua fine artistica. Felicità puttana, ruffiana già dal titolo, era la seconda traccia incaricata di anticipare l’uscita del primo album per una major, la Universal, album che sarebbe uscito in settembre e dall’altrettanto ruffiano titolo Love. Vera e propria voragine nelle casse della major francese, se è vera la voce secondo cui la band firmà un contratto milionario giusto un anno prima di mandarsi allegramente a quel paese, e giusto un secondo dopo aver riempito, parzialmente e coi soliti trucchetti dei promoter italiani, il Circo Massimo di Roma.

Film, album solisti e canzoni imbarazzanti ci hanno restituito un Tommaso Paradiso imbolsito (artisticamente)

Da quel momento, dopo le prime giornate passate a cercare di capire quel che era ben più che palese, cioè che chi aveva scritto tutte le tracce volesse da un certo momento in poi capitalizzare in solitaria un successo comunque ottenuto in gruppo, è cominciato una sorta di circo (non Massimo) di ipotesi su quello che il futuro avrebbe riservato a Tommaso Paradiso. Perché era indubbio che da un lato il nostro avesse una certa facilità nel tirare fuori motivetti ruffiani, siamo sempre lì, capaci di diventare hit, ma dall’altro, vedi tu la sfiga, la pandemia prima, e un cambio di mode musicali poi, sembravano mettere in dubbio quella deflagrazione tipo Ground Zero che in molti, specie chi aveva posto il contratto milionario sotto il naso dei TheGiornalisti, sembrava dare per certo. Così ecco alcuni singoli, il primo, Non avere paura è uscito praticamente mentre ancora la faccenda della sua fuoriuscita dai TheGiornalisti non era manco chiarissima, e considerando che per caricare le canzoni su Spotify, specie allora, ci voleva ben più di qualche giorno, in molti hanno pensato che fosse tutto stato organizzato per tempo, con buona pace di coloro che sin da subito sono stati “gli altri due dei TheGiornalisti”. Brani quali I nostri anni, Ma lo vuoi capire, Ricordami, accompagnati da pezzi altrettanto imbarazzanti quali La luna e la gatta, in compagnia di Calcutta e Jovanotti, tutti ospiti di Takagi & Ketra per i quali Paradiso aveva già scritto L’esercito dei selfie, cantata da Arisa e Lorenzo Fragola, e con cui aveva collaborato in Da sola/In the night, in compagnia di Elisa. Insomma, una accelerazione couplandiana verso l’effimero e il pop usa e getta, con numeri che però col tempo si sono fatti meno roboanti, e di conseguenza hanno reso il suo nome un po’ meno pesante (fatto che per chi ambisce a essere re della musica leggera potrebbe dar vita a un paradosso). L’uscita del suo film, come autore, Sotto il sole di Riccione, in piena pandemia, del suo primo film da regista, Sotto le nuvole nel 2022, e poi del suo primo album solista, Space Cowboy, manco fosse Jamiroquai, ce lo hanno restituito  imbolsito, non fisicamente ma artisticamente, appannato, e forse fuori tempo massimo (sempre senza circo).

Tommaso Paradiso, un tramonto in solitaria
Tommaso Paradiso al Giorgio Armani Fashion Show nel 2021 (Getty Images).

Amore indiano e l’improbabile collaborazione con i Baustelle

Una sua continuamente ventilata e poi sfumata partecipazione al Festival di Sanremo, ma soprattutto il suo essere uscito dai radar di chi la musica la ascolta di frequente – oggi un pubblico giovanissimo dedito in prevalenza a quella effimera forma di rap che ha gente come Tedua, Lazza o Rkomi come alfieri – l’ha visto passare nel giro da poco tempo dalla figura di gigante a quella di nano (è una citazione di una figura retorica, alla larga i paladini del politicamente corretto). Il singolo dell’estate, Amore indiano, in compagnia dei Baustelle, accoppiata quantomai improbabile, più che provare a spostarlo dalle parti di una musica credibile (Bianconi e soci da sempre sono quasi intoccabili per la critica), sposta questi ultimi nei pressi di un baratro nel quale cadere potrebbe risultare fatale. Non fosse che la musica proposta negli anni – fatta salva qualche eccezione come alcune tracce di Completamente Sold Out e anche Luca lo stesso scritta per Luca Carboni, ma parliamo del 2015 – è di quelle che sì ti si incollano alla testa, ma esattamente come ti si incolla al palato una di quelle caramelle gommose che sai ti porterà via una otturazione, e comunque ti farà cariare almeno un paio di molari – verrebbe da dire che è un peccato che Tommaso Paradiso sia già uscito di scena. Ci consola l’idea che non avremo altri modi di dire quali quello da cui questo articolo ha mosso i primi passi: la corsa che la nostra cultura, parlo di cultura popolare, sta facendo come un gruppo di Lemming verso il burrone è già piuttosto lanciata di suo, possiamo serenamente rinunciare a dover spiegare ai nostri figli che non si dice «faccio a schiaffi con le onde e con il vento e le prendo», a meno che non le vogliano prendere davvero.

Cinque libri da mettere in valigia per l’estate

L’estate da sempre è il periodo per recuperare le valanghe di romanzi che si sono accumulati sui nostri comodini durante l’anno o che giacciono impolverati sugli scaffali della libreria in salotto da troppo tempo. Se non sapete comunque decidervi, per aiutarvi vi proponiamo cinque titoli freschi di libreria, molto diversi tra loro. Si parte con i capolavori di due mostri sacri della letteratura contemporanea publicati da Einaudi nella prestigiosa collana Supercoralli, si prosegue con altri due titoli proposti entrambi dalla casa editrice indipendente 66thand2nd, e si conclude con una chicca edita da Neri Pozza di cui si parla un gran bene.

Il Passeggero, la prima tappa dell’ultimo viaggio di McCarthy

Dopo 16 anni di silenzio è tornato in libreria Cormac McCarthy con Il Passeggero, primo titolo di una dittico che si concluderà con Stella Maris, la cui pubblicazione è prevista il prossimo autunno. Per quelli che non conoscessero McCarthy basta dire che, tra gli altri, è l’autore dell’ultra celebrato Meridiano di sangue, che ha scritto il fortunatissimo Non è un paese per vecchi, da cui i fratelli Coen trassero un formidabile film, e che con l’ultimo suo romanzo, La strada del 2006, aveva ottenuto il premio Pulitzer per la narrativa. Un incrocio tra Faulkner e Melville e considerato a oggi uno dei giganti assoluti della letteratura americana. McCarthy, che a luglio avrebbe compiuto 90 anni, è morto lo scorso giugno nella sua casa di Santa Fe, in New Mexico, e questa cosa ha reso la recente pubblicazione de Il Passeggero un evento ancor più straordinario di quanto già non fosse. Romanzo chiacchieratissimo, si narra che McCarthy ci abbia iniziato a lavorare fin dalla metà degli Anni 80 per raccontare una tortuosa saga familiare. Un romanzo sulla paranoia e sull’ossessione dove il thriller hardboiled si mischia con la filosofia e la fisica quantistica.

Cinque libri da mettere in valigia per l'estate
Il passeggero di Comarc McCarthy (Einaudi).

Lezioni, l’epica di McEwan

Lezioni è invece l’ultimo epico romanzo di Ian McEwan, che narra la vita di un uomo, tale Roland, un musicista nato alla fine degli Anni 40, che attraverso la sua storia racconta tutta la seconda metà del secolo scorso e prosegue fino ai giorni nostri. Sullo sfondo 70 anni di grandi eventi globali, tra cui la crisi missilistica cubana, Chernobyl, la caduta del muro di Berlino e la pandemia di Covid. Un libro complesso che tratta l’esistenza di un uomo comune (che somiglia molto all’autore stesso), tra cadute e fallimenti, imprigionato in un labirinto di agghiacciante dolore. Ossessionato dalle opportunità perdute, Roland cerca conforto attraverso ogni mezzo possibile: musica, letteratura, amici, sesso, politica e, infine, l’amore. Il suo viaggio solleva domande importanti per tutti noi. Possiamo assumerci la piena responsabilità del corso della nostra vita senza causare danni agli altri? In che modo gli eventi globali al di fuori del nostro controllo modellano le nostre vite e i nostri ricordi? E cosa possiamo davvero imparare dai traumi del passato?

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Lezioni di Ian McEwan (Einaudi).

Il laureando di Maurizio Amendola, il peso dell’inganno

Nella prefazione di Branchie, fortunato esordio di Niccolò Ammaniti, l’autore racconta che il romanzo nacque «come un tumore di una tesi in biologia». La sua, mai terminata. Ammanniti aveva infatti finto davanti a tutta la sua famiglia di aver concluso il ciclo di esami universitari e, asserragliato nello studio del padre, di trascorrere i pomeriggi nella scrittura della tesi. In realtà stava scrivendo quello che poi diventerà il suo primo romanzo. Parte dallo stesso concetto il libro di Maurizio Amendola, Il laureando, edito da 66thand2nd (nome che richiama l’incrocio tra la 66esima Strada e la Seconda Avenue, a Manhattan, dove gli editori hanno creato il primo nucleo del progetto editoriale) che racconta la storia di Livio Maiorano, studente calabrese di giurisprudenza iscritto all’università di Pisa che sembra essere in procinto di laurearsi ed essere finalmente pronto a raccogliere l’eredità dello studio notarile di famiglia. Ovviamente non sarà così, perché il giovane di esami ne ha sostenuti solamente un paio. Il libro scorre così, seguendo il tremendo inganno e vivendo contemporaneamente l’angoscia di Livio che si interroga su ciò che accadrà quando la verità sarà venuta a galla. Un romanzo spietato che racconta il disorientamento della gioventù, il peso delle ambizioni familiari e che in qualche modo ricorda L’avversario di Emmanuel Carrère senza però avere la coda tremendamente tragica della storia narrata dal romanziere francese.

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Il laureando di Maurizio Amendola (66thand2nd).

Millennial protagonisti in Estate caldissima di Gabriella Dal Lago

Sempre 66thand2nd ha appena pubblicato un libro il cui titolo è tutto un programma: Estate caldissima di Gabriella Dal Lago. Siamo in una delle estati più calde a memoria d’uomo e un gruppo di giovani creativi di una rampante agenzia di comunicazione si ritrova in una casa di campagna prima delle vacanze per provare a formulare una proposta per un cliente. «Come il Decameron, ma senza la peste». Definito dalla critica “il romanzo millennial”, Estate caldissima è non solo adatto a queste temperature roventi ma è capace di restituire a pieno la precarietà delle vite dei ragazzi di oggi, tra l’incertezza di relazioni e un futuro sempre ignoto.

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Estate caldissima di Gabriella Dal Lago (66thand2nd).

In Ultima estate a Roccamare Alberto Riva racconta la pineta delle lettere

Ha sempre l’estate nel titolo l’ultimo consiglio letterario. Si tratta di Ultima estate a Roccamare di Alberto Riva ed edito da Neri Pozza. È la storia di una pineta in Maremma a cui il variegato mondo delle lettere deve parecchio. Luogo elettivo, dell’anima direbbero alcuni, in cui si ritrovavano Italo Calvino e Pietro Citati, Carlo Fruttero e Furio Scarpelli, tanto per citare qualche nome. Luogo magico in cui tra cene, bagni e gite in barca, nel giro di alcuni decenni, sono stati scritti romanzi e film, racconti e articoli che hanno segnato la letteratura e la cultura italiane.

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Ultima estate a Roccamare di Alberto Riva (Neri Pozza).

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