Antonio Lanzetta tinge di giallo la Costiera Amalfitana

di Arturo Calabrese

L’estate viene spesso accomunata a letture “leggere”, quelle da ombrellone durante le giornate al mare o in terrazzo nei pigri pomeriggi. Il nuovo lavoro del salernitano Antonio Lanzetta, la serie di quattro romanzi di Eva Starace, non rientra di certo nella tipologia di racconti leggeri, ma accompagna il lettore con abilità, scorrevolezza di scrittura e un perfetto equilibrio tra serio e faceto.

“Delitto al concerto di mezza estate”, “Sangue tra i limoneti”, “Il gioco dei tre ossi” e “La processione maledetta” sono i titoli dei quattro libri editi da Newton Compton Editori nella collana King, in un formato quasi tascabile e con un’inconfondibile copertina dal colore giallo. Il ciclo della veterinaria Eva, però, non è soltanto una storia semplice, ma ha tutti gli ingredienti per prendersi un posto di rilievo nel mare magnum dei gialli all’italiana, riuscendo a concentrare tutti gli elementi del genere che affonda le radici, ben salde, nel nostro Bel Paese.

Innanzitutto i protagonisti: oltre ai quattro amici che compongono un’estemporanea squadra di investigatori, e cioè la stessa dottoressa, il gestore di un lido esperto di filosofia e campione, a suo dire, di karaoke, la gattara direttrice delle Poste e un uomo elegante con un passato misterioso. A loro si aggiungono gli uomini dell’Arma, il procuratore, le famiglie e un’amica tedesca.

Questo per quanto riguarda i bipedi. Gran parte della scena, infatti, viene occupata dai protagonisti a quattro zampe: cani, gatti e una tartaruga con l’abilità di fuggire, degna allieva di Lupin. Non sono, però, animali perfetti, sani, scattanti e veloci, ma sono “speciali”, volendo utilizzare un termine molto in voga nell’ultimo periodo. Sono ciechi, zoppi, affetti da problematiche varie, sulle quali una veterinaria di periferia interviene in maniera eccelsa, anche abbandonando un certo tipo di cure rispetto ad altre ritenute maggiormente efficaci. I personaggi, animali o umani che siano, sono ben strutturati, ognuno con una propria storia e un proprio carattere.

Nelle pagine di Lanzetta non vive il supereroe, il cavaliere senza macchia e senza paura, ma si muovono donne, uomini e animali con i loro difetti, le loro paure e le loro ansie. Commettono errori, prendono decisioni avventate, cadono e si rialzano. E sono loro, scalcagnati e imperfetti, a dover risolvere i casi o, quanto meno, ad aiutare i carabinieri a scoprire l’assassino. Omicidi, un passato diventato presente, gelosie e frustrazioni sono alla base delle matasse da sbrogliare. Vicende e vicissitudini calate in una cornice che è più di una cornice: un vero e proprio personaggio.

La Costiera Amalfitana con il suo mare, i suoi colori, i suoi profumi, i suoi suoni e le sue voci. Nel leggere la descrizione dei vari luoghi, Minori, Maiori, Atrani o Amalfi, sembra di ascoltare il racconto che Mario Ruoppolo, il postino di Massimo Troisi, fa della sua isola al poeta lontano. Il paesaggio diventa personaggio e si muove insieme ai protagonisti, cambiando e mutando. Tanti anche i messaggi ecologisti e ambientalisti: viene infatti trattato un tema d’attualità in Costiera, un dibattito che ha diviso cittadini, turisti e amministrazioni. Non è politica, quella si lascia ad altri, bensì tutela di qualcosa di prezioso e inestimabile.

Ma non è tutto. Antonio Lanzetta, tra le migliori penne del giallo contemporaneo, regala anche delle perle di filosofia capaci di rappresentare il valore aggiunto di un sublime prodotto letterario. «L’amore – si legge – non ha niente a che fare con la somiglianza. Forse è più simile a certi pezzi rotti che, da soli, non servono a nulla ma insieme riescono a reggersi in piedi».

L’amore, l’eros dei progenitori greci, diviene anche qui un motore immobile. I romanzi di Eva Starace, la veterinaria di Minori, sono un piccolo capolavoro. Possono essere letti singolarmente, ma, leggendoli in ordine cronologico, si segue una trama orizzontale, un filo rosso che unisce le quattro storie. Qualche interrogativo, infine, rimane sospeso, qualche finale aperto, il destino dei protagonisti non è ben definito. Si lascia spazio, insomma, a un ritorno di Eva Starace, dei suoi compagni di avventura, degli animali e della Costiera. Personaggi veri e non archetipi della perfezione.

Dall’abile penna di Lanzetta è nato qualcosa di nuovo e il panorama del giallo italiano non può far altro che ringraziare e dare il benvenuto a nuove storie, nuove pagine da scoprire, leggere e amare. Alla fine, ciò che resta delle pagine di Lanzetta non è soltanto il mistero da risolvere, l’identità dell’assassino da svelare o il piacere della lettura. Resta soprattutto la consapevolezza che la perfezione non appartiene agli esseri viventi, ma soltanto alle idee astratte. Sono le fragilità, le ferite e le imperfezioni a rendere autentici uomini e animali, a trasformarli da semplici personaggi in compagni di viaggio. Eva Starace e il suo piccolo universo dimostrano che spesso sono proprio coloro che sembrano più deboli a possedere la forza necessaria per affrontare il buio.

Perché la vita, come un buon giallo, non consegna mai tutte le risposte subito: lascia indizi, crea attese, obbliga a osservare meglio ciò che abbiamo davanti. E forse il vero mistero non è soltanto scoprire chi ha commesso un delitto, ma comprendere quanto amore, coraggio e umanità possano nascere anche dalle crepe più profonde dell’animo. La Costiera Amalfitana raccontata da Lanzetta diventa così una metafora dell’esistenza: un luogo dove ogni onda porta via qualcosa, ma ogni alba restituisce una nuova possibilità. In fondo, sono le storie imperfette a rimanere più a lungo nella memoria, perché assomigliano alla vita.

E la vita, proprio come questi romanzi, non chiede di essere perfetta: chiede soltanto di essere vissuta.

L'articolo Antonio Lanzetta tinge di giallo la Costiera Amalfitana proviene da Le Cronache.