Addio all’attrice francese Juliette Mayniel, protagonista di numerose pellicole di successo, negli Anni 60 ebbe una relazione con Vittorio Gassman, da cui nacque Alessandro, figlio d’arte che ha dato l’annuncio della sua scomparsa sui social: «Non ci sei più e ci sarai sempre. Ti voglio bene. Buon viaggio mamma». Aveva 87 anni.
— Alessandro Gassmann (@GassmanGassmann) July 21, 2023
Nel 1960 vinse l’Orso d’argento per la migliore attrice alla Berlinale
Mayniel era nata a a Saint-Hippolyte il 22 gennaio del 1936. Figlia di contadini, si avvicinò molto presto alla recitazione, diventando uno dei volti della Nouvelle Vague. Tra i suoi film si ricordano Occhi senza volto (1960), Peccati in famiglia (1975), Il vizio di famiglia(1975), I prosseneti (1976), Il maestro di violino (1976), Di padre in figlio (1982). Per la televisione recitò in diversi sceneggiati tra cui L’Odissea (1968) – nel ruolo di Circe – e Madame Bovary (1978). Nel 1960 vinse l’Orso d’argento per la migliore attrice al festival di Berlino per la parte di Annette nel film Storia di un disertore.
Juliette Mayniel nel ruolo di Circe ne L’Odissea (1968).
Lasciate le scene, da una ventina d’anni viveva in un piccolo paesino del Messico
Con Vittorio Gassmann ebbe un’importante relazione a metà degli Anni 60, quando il grande attore italiano aveva già due figlie da due precedenti compagne: dal loro amore nacque nel 1965 Alessandro, che poi ha intrapreso la professione dei genitori, che si separarono quando lui aveva solo tre anni. Lasciate le scene, Mayniel da una ventina d’anni viveva in un piccolo paesino del Messico, San Miguel de Allende, dove è scomparsa. Oltre che madre di Alessandro Gassman, era anche nonna del cantante Leo.
Non potrebbero esserci due film più diversi a scontrarsi nelle sale americane e, nonostante Hollywood sia alle prese con un evento storico come il doppio sciopero degli attori e degli sceneggiatori, ai box office a stelle e strisce il 21 luglio va comunque in scena l’atteso Barbienheimer, ossia la lotta all’ultimo biglietto venduto per conquistare la vetta dei titoli più visti dell’estate 2023. La sfida Barbie contro Oppenheimer in Italia, purtroppo, non è prevista: il progetto ispirato all’iconica bambola della Mattel debutta giovedì 20 luglio, mentre i fan di Christopher Nolan devono attendere oltre un mese, fino a mercoledì 23 agosto. In tutto il mondo, tuttavia, l’attesa per il confronto diretto è proseguita a suon di meme, inviti ad acquistare i biglietti per il doppio spettacolo nei cinema, e un terzo incomodo, il settimo capitolo di Mission: Impossible che verrà “sfrattato” dalle sale Imax a pochi giorni dalla sua distribuzione.
Il regista Christopher Nolan (Getty).
«Il weekend di Nolan», cioè gli ultimi giorni di luglio
Oppenheimer è stato fin da subito destinato a un’uscita in quella che, dal 2008, viene definita «il weekend di Nolan» per l’evidente preferenza del regista per far trascorrere i suoi fan nelle sale gli ultimi giorni di luglio. Non c’è quindi da stupirsi che la scelta di controprogrammare il debutto di Barbie nella stessa giornata potrebbe, come riportato da alcune fonti delle testate specializzate, aver infastidito Christopher Nolan. Secondo alcune teorie la decisione sarebbe persino stata presa dallo studio avversario come “vendetta” per le dichiarazioni rilasciate nel 2021 contro la scelta della Warner di far debuttare i suoi film in contemporanea nelle sale e sulla piattaforma di streaming HBO Max. A prescindere dalle reali motivazione, i due studios e le star hanno affrontato la sfida con campagne che li hanno portati in giro per il mondo fino agli ultimi minuti prima dello sciopero proclamato da Sag-Aftra, e tutti gli artisti coinvolti non sono riusciti a sfuggire alle inevitabili domande su Barbienheimer, svelando il diverso approccio alla surreale, e divertente, situazione.
Margot Robbie è rimasta conquistata da un meme ideato come poster: «Ho intenzione di farlo stampare su una t-shirt e provare a farmelo firmare da Cillian Murphy!». La star di Oppenheimer ha avuto altrettante parole pacifiche ribadendo: «Penso sia grandioso. Andrò a vedere Barbie. Non vedo l’ora e penso che sia fantastico per il settore e per il pubblico». Christopher Nolan è perfettamente d’accordo con la sua star e ha ricordato: «L’estate, in un mercato in salute, è sempre piena e abbiamo affrontato queste situazioni a lungo. Penso che chi si interessa ai film stesse realmente aspettando di avere nuovamente un mercato ricco di proposte».
Pure Tom Cruise involontariamente coinvolto
Nel frattempo sono le persone comuni a divertirsi e a trarre profitto dalla sfida condividendo immagini, fanart, meme, poster alternativi online e a vendere merchandise ispirato al fenomeno Barbienheimer. A trovarsi involontariamente coinvolto, considerando gli slittamenti causati dalla pandemia, è Mission: Impossible – Dead Reckoning Parte 1. Tom Cruise, reduce dal successo ottenuto da Top Gun: Maverick, sperava di potersi godere un’altra estate all’insegna del dominio ai box office. Il film sul “padre” della bomba atomica lo priverà persino delle sale Imax che avrebbero potuto dare una spinta significativa ai guadagni. Nonostante il comprensibile disappunto, sono stati proprio McQuarrie e Cruise a proclamare la tregua posando per primi con i biglietti per andare a vedere Barbie e Oppenheimer.
La star di Hollywood aveva dichiarato: «Amo un doppio spettacolo e non potrebbe essere più esplosivo (o più rosa)». Il lieto fine del Barbienheimer sembra infatti quello di vedere entrambi i film, persino nello stesso giorno. La catena Amc, per andare incontro alle richieste degli spettatori, ha deciso di anticipare gli orari delle prime proiezioni della giornata, permettendo così a chi lo volesse di passare da una sala all’altra. A rispondere all’appello delle star, sul suolo americano, sono già stati oltre 20 mila fan che si regaleranno una maratona che sembra già destinata a entrare nella storia del cinema.
Chi vincerà la sfida? Le previsioni dicono Barbie
Con una campagna fermata bruscamente a causa dello sciopero degli attori, Oppenheimer, il cui budget è stato leggermente inferiore rispetto a Barbie (100 milioni contro 150 milioni di dollari) non potrà sfruttare pienamente la spinta data dalla promozione che, lo studio rivale, ha reso centrale. Le tematiche e le atmosfere completamente diverse sembrano in grado di attirare nelle sale un target molto diverso di spettatori, ma una buona fetta di pubblico si sovrapporrà. Il sito BookMyShow, che raccoglie l’interesse dei potenziali spettatori, registra una vittoria schiacciante del film di Nolan che ha superato, a una settimana dal debutto, quota 239 mila persone in attesa di vedere Oppenheimer, mentre Barbie non va oltre le 92 mila. Le previsioni degli esperti prevedono comunque una vittoria del mondo rosa della Mattel ai box office con un potenziale debutto compreso tra i 70-80 e 100 milioni di dollari, mentre il rivale non supererebbe i 50 milioni.
Warner Bros ha inoltre lanciato una campagna marketing capillare e le polemiche che hanno rischiato al film di essere vietato in vari Paesi come Vietnam e Filippine, legate a un disegno, la mappa del viaggio che Barbie deve compiere per arrivare nel mondo reale, che si sosteneva fosse la “linea dei nove tratti” (una rappresentazione a forma di “U” delle pretese territoriali della Cina nel Mar Cinese Meridionale), sembrano rientrate dopo la rassicurazione che la mappa mostrata nel film fosse totalmente priva di significati politici e permettendo di “oscurarla” in alcuni Stati, assicurandosi così la presenza nel maggior numero di nazioni possibile.
Il pubblico femminile potrebbe fare la differenza
A fare la vera differenza, secondo gli esperti del settore, sembra però il pubblico femminile che viene indicato come il più interessato a immergersi nell’universo di Barbie attraverso una prospettiva femminista e ironica che unirà realtà e finzione per raccontare una ricerca della propria identità che, sulla carta, potrebbe essere in grado di rivolgersi a un pubblico molto più ampio rispetto a quello della storia piena di tensione e drammaticità degli eventi che hanno portato alla nascita della bomba atomica.
Live-action ispirato a Barbie in sviluppo dal 2009
Il progetto di realizzare un film live-action ispirato a Barbie è entrato in fase di sviluppo nell’ormai lontano 2009, cambiando radicalmente la sua natura nel corso degli anni e passando nelle mani di tre studios prima di approdare nei titoli di Warner Bros ed essere affidato alla regista Greta Gerwig, che ne ha scritto la sceneggiatura in collaborazione con il partner, nella vita e nel lavoro, Noah Baumbach.
Ryan Gosling e Margot Robbie (Getty).
Nonostante la fonte di ispirazione e il dominio del rosa in tutte le sue sfumature, al punto che la scenografa Sarah Greenwood sostiene di aver causato una carenza di vernice della sfumatura voluta a livello internazionale, la storia portata sul grande schermo affronterà tematiche importanti mostrando la protagonista alle prese con una crisi esistenziale che la spinge a far visita al mondo reale pur di trovare delle risposte. Situazione difficile anche per il Ken di Ryan Gosling che è consapevole che non esiste in modo indipendente da Barbie, come ha anticipato un video promozionale che ha regalato ai fan degli estratti di una scena musicale in cui la star canadese condivide i dubbi del suo personaggio.
Nostalgia per l’infanzia, riferimenti pop, colori accesi
Molte delle star coinvolte nelle riprese appariranno nel ruolo di varie versioni di Barbie, tutte ispirate a modelli realmente realizzati da Mattel nel corso degli anni, compresa la coppia Allan-Midge, e persino mostrando il look delle bambole che devono affrontare gli slanci artistici dei bambini che giocano con loro, con capelli tagliati senza attenzione con le forbici o “trucco” realizzato con i pennarelli. L’attenzione per i dettagli durante le riprese è stata davvero alta e ha portato a costruire una casa che riproduca alla perfezione quelle giocattolo, compresi scivoli che portano in piscina e assenza di scale, e a rendere un dettaglio come l’arco plantare arcuato, che i piedi delle Barbie hanno avuto per interi decenni, un elemento centrale per creare la svolta narrativa che porterà all’evoluzione della protagonista. Il mix di nostalgia per l’infanzia, riferimenti pop, colori accesi, ironia sulla società e approccio femminista alla storia sembra in grado di trascinare il pubblico nelle sale, sfruttando inoltre un gruppo di interpreti molto amati in tutto il mondo.
Margot Robbie (Getty).
Un thriller storico esplosivo: e c’è pure Matt Damon
Atmosfera completamente diversa quella che animerà Oppenheimer, in Italia in arrivo ad agosto, definito un thriller storico che porterà gli spettatori «nell’avvincente storia paradossale di un uomo enigmatico che deve rischiare di distruggere il mondo per poterlo salvare». Scritto e diretto da Christopher Nolan, il progetto può contare su un cast davvero stellare guidato da Cillian Murphy nella parte di J. Robert Oppenheimer e da Emily Blunt in quella della moglie dello scienziato, la biologa e botanica Katherine. Accanto a loro Matt Damon nel ruolo del generale Leslie Groves Jr, Robert Downey Jr in quello di Lewis Strauss, il commissario fondatore della Commissione statunitense per l’energia atomica, e poi ancora Florence Pugh, Benny Safdie, Josh Hartnett, Rami Malek, Kenneth Branagh, Dane DeHaan, Alden Ehrenreich e Matthew Modine.
Durata di tre ore, pellicola da oltre 17 chilometri
La scelta del filmmaker di girare l’intero film in formato Imax ha rappresentato una sfida, considerando che Kodak ha dovuto produrre per la prima volta una pellicola in bianco e nero creata appositamente per adattarsi alle speciali telecamere. Nolan ha infatti scelto di girare a colori le scene legate all’esperienza soggettiva di Oppenheimer e in bianco e nero i passaggi maggiormente “obiettivi” della storia raccontata. La durata di tre ore ha inoltre portato ad avere copie del film con una pellicola della lunghezza di oltre 17 chilometri, una dimensione record che ha quasi rischiato di non poter entrare nei proiettori, costringendo alcuni cinema a modificare le cabine per riuscire ad avere lo spazio ad accogliere le copie del lungometraggio da utilizzare.
Emily Blunt, Cillian Murphy e Florence Pugh, membri del cast di Oppenheimer (Getty).
Tanti sforzi dovrebbero però essere ripagati da un’esperienza che si preannuncia realistica e immersiva, in particolare grazie al limitato uso degli effetti speciali che hanno portato il regista inoltre a ideare con Scott R. Fisher, alla guida del team degli effetti speciali, e Andrew Jackson, supervisore agli effetti visivi, modi creativi per girare le sequenze delle esplosioni e il test Trinity, utilizzando anche la tecnica tradizionale della Prospettiva forzata grazie a dei modellini e a un mix esplosivo di benzina, propano, polvere di alluminio e magnesio. Per portare sugli schermi la “nube a fungo”, inoltre, si è deciso di immortalare un’esplosione da numerosi punti di vista e poi utilizzarli in post-produzione per aggiungere vari strati alle esplosioni.
Immersi nell’interpretazione senza mangiare né dormire
Altrettanto impegnativa è stata l’esperienza per Cillian Murphy che, per interpretare lo scienziato, ha dedicato tutte le sue energie al lavoro sul set, ritrovandosi a saltare le cene di gruppo con gli altri membri del cast e persino a dimenticarsi di mangiare e non riuscendo a dormire: «Stavo andando avanti usando un’energia folle, sono arrivato al punto di non preoccuparmi del cibo o di qualsiasi altra cosa». Il desiderio di offrire un ritratto accurato di Oppenheimer ha portato Cillian a essere «competitivo nei confronti di se stesso», al punto di avere abitudini non salutari e a perdere peso per poter fisicamente avvicinarsi all’immagine dello scienziato, lavorando particolarmente sulla propria espressività. Una performance, quella immortalata da Nolan nel suo film, che ha già nel suo mirino la notte degli Oscar.
Se c’è qualcuno che ha il diritto di prendersela per la nuova Biancaneve Disney live-action in cui i sette nani saranno sostituiti da sette non meglio precisati “animali fantastici” sono proprio i nani. Una volta tanto che una megaproduzione hollywoodiana tratta un soggetto che prevederebbe ben sette ruoli per attori dal fisico non conforme, si eliminano sei di quei sette ruoli (perché pare che almeno un nano ci sarà, Brontolo, interpretato da Martin Klebba, già nel cast dei Pirati dei Caraibi). Sei opportunità di lavoro e di carriera in meno, sei occasioni in meno per mettersi in luce, dimostrare le proprie qualità interpretative, magari vincere dei premi, come accadde nel 1984 a Linda Hunt, affetta da nanismo ipofisario, premio Oscar per la migliore attrice non protagonista in Un anno vissuto pericolosamente, dove per di più interpretava un fotoreporter maschio (e si era in pieno edonismo reaganiano).
Martin Klebba (Getty).
Peter Dinklage ha innescato un processo grottesco
Credo che nel cahier de doléances degli attori americani in sciopero andrebbe aggiunta anche l’improvvida decisione della Disney, che lungi dall’essere un ossequio al “politicamente corretto” (il nome che i conservatori danno a ogni tentativo di riequilibrare secoli di onnipresenza bianca-etero-androcentrica nella narrazione occidentale del mondo) mi pare esattamente il contrario: anziché includere, esclude. E non si sa nemmeno se il «casting vocale» che la Disney sta effettuando per sostituire la pattuglia dei nani sia, almeno quello, riservato a nani veri. L’aspetto più grottesco di tutta la faccenda è che la falcidie di nani è stata la risposta alla dichiarazione di un attore affetto da acondroplasia (una forma di nanismo): Peter Dinklage, Tyrion Lannister nel Trono di spade.
Peter Dinklage (Getty).
Contro quel cliché di buffe creaturine dai nomi leziosi
Dinklage, una vita spesa a lottare contro gli stereotipi, in gennaio si era preventivamente scagliato contro la Biancaneve disneyana: sì, molto progressista affidare la parte dell’eroina “bianca come il latte” a un’attrice di origini non wasp, non altrettanto mantenere i sette nani inevitabilmente inchiodati al cliché di buffe creaturine dai nomi leziosi coniato da Walt Disney nel 1937 e detestato da chiunque sia affetto da nanismo. La major californiana emise un virtuoso comunicato in cui rassicurava di avere coinvolto nella lavorazione la «comunità delle persone piccole» proprio per evitare di cadere in stereotipi offensivi. La collaborazione non dev’essere stata molto fruttuosa, se alla fine si è deciso di eliminare sei nani su sette (e gli attori nani se la sono presa con Dinklage). Umanizzare tutti quanti i nani evidentemente era un’impresa superiore alle forze dell’imponente pool di autori Disney.
La nuova Biancaneve Disney.
Disney che ormai da anni non sforna un’idea originale
«Che delusione,» ha osservato sul Guardian l’attrice Kiruna Stamell (poco più di un metro di statura), «ho più probabilità di essere una madre, un’amante, una segretaria, un’avvocata, un’insegnante o una medica nella vita reale che di interpretarne una in un film Disney». E si è chiesta come può un’azienda che non ha imparato a rappresentare i corpi disabili come tutti gli altri assumersi l’arduo compito di rendere umane le più celebri caricature di disabilità che essa stessa ha creato. Detto tutto il male possibile della Disney, incluso il fatto che ormai da anni non sa sfornare un’idea originale ma si limita, in buona sostanza, a trasformare innovativi capolavori dell’arte del Novecento in normali film con attori in carne e ossa e una marea di effetti speciali, veniamo a parlare di chi non è nano né monarchico eppure freme di sdegno all’idea di una Biancaneve che non solo farà a meno di Pisolo e Mammolo, ma si salverà senza bisogno di un principe azzurro.
Kiruna Stamell (Getty).
Amici adulti, guardiamoci in faccia: quanti anni abbiamo?
In genere sono persone grandi o molto grandi, che hanno visto l’ultimo film a cartoni animati quando ancora si poteva fumare in sala e che non hanno figli – altrimenti saprebbero che i ragazzi di oggi magari non hanno un buon rapporto con la realtà, ma rispetto ai prodotti dell’immaginario sono molto più attrezzati e disincantati di noi. Sanno apprezzare sia le fiabe tradizionali sia le loro riletture aggiornate senza trovarci forzature – anzi: per loro ormai la forzatura sarebbe una storia col principe caucasico che salva un impiastro di principessa più bianca di lui dagli incantesimi di una strega apertamente malvagia e non un’ex fata buona resa antisociale dalle persecuzioni subite in gioventù. Amici adulti, guardiamoci in faccia. No, non sto per ripetere l’ovvio, e cioè che le fiabe «classiche» sono state già epurate nell’Ottocento da tutti gli elementi più crudi, che nelle versioni più antiche Cappuccetto rosso veniva mangiata dal lupo punto e basta e le sorelle di Cenerentola si amputavano le dita e si finiva sul patibolo eccetera eccetera. Ma, seriamente, amici adulti: quanti anni abbiamo?
Biancaneve e i sette nani.
Se siamo così nostalgici, prendiamo esempio dai nostri nonni
Vogliamo davvero fare il piagnisteo per i nanetti di Biancaneve, noi che per anni abbiamo preso per il culo quelli che se li mettevano nel giardino? Vogliamo stracciarci le vesti perché l’ultima Sirenetta Disney non ha la pelle bianca come un filetto di platessa? Pestare i piedi perché l’Augustus Gloop della Fabbrica di cioccolato di Dahl non può più essere «un ciccione», parola che ci fa sempre sbellicare? Se la versione originale dei capisaldi della cultura infantile ci ha reso così come siamo – lamentosi, nostalgici, infantili, paurosi, insofferenti al «politicamente corretto» e al tempo stesso incapaci di trovare argomenti ragionevoli e consistenti per osteggiarlo – allora è proprio ora di cambiarla, quella cultura. Oppure, visto che per noi il passato era sempre e comunque meglio, possiamo prendere esempio dai nostri nonni. Che avevano letto Pinocchio ma non strillavano se Disney trasferiva la vicenda in Tirolo, trasformava la Bambina dai capelli turchini in una biondissima pin-up e metteva in casa di Geppetto un gattino e un pesce rosso mai menzionati da Collodi. Avevano problemi più urgenti da risolvere, e soprattutto avevano il senso del ridicolo.
Disney ancora una volta al centro delle polemiche. Dopo la scelta di Halle Bailey per il ruolo di Ariel nel live action La Sirenetta, a far discutere sono stavolta le novità per Biancaneve, nuovo adattamento della fiaba dei fratelli Grimm atteso per marzo 2024. Il Daily Mail ha infatti condiviso in Rete alcuni scatti dal set del film, presentando i due cambiamenti più significativi in nome del politically correct. Addio ai sette nani, sostituiti da «creature magiche della foresta», e al principe. Stavolta la protagonista si salverà da sola. Disney ha però smentito la notizia, parlando di scatti fake e chiedendone il ritiro al giornale che, invece, ne ha confermato l’attendibilità. Sotto accusa il casting di Rachel Zegler, americana di origini colombiane, nei panni della protagonista. «Discorsi senza senso», ha risposto l’attrice sui social.
Biancaneve, Rachel Zegler contro gli hater: «Ogni bambina può essere principessa»
La scelta di abbandonare il principe azzurro conferma la tendenza delle ultime produzioni Disney Pixar. Già Elsa in Frozen e Merida in Ribelle – The Brave avevano iniziato a mettere da parte l’amore romantico per dare risalto a un carattere combattivo e una storia di rivincita personale. La novità più discussa sui social però è indubbiamente l’assenza dei sette nani in virtù di personaggi più linea con i tempi moderni. Una decisione che farà felice Peter Dinklage, celebre volto di Tyrion Lannister ne Il Trono di Spade, che a gennaio 2022 aveva descritto Biancaneve come una «storia dannatamente arretrata». La sua protesta faceva riferimento alla rappresentazione dei sette coprotagonisti della storia, descritti come anziani di poca intelligenza che vivono nelle caverne. «Se scelgono un’attrice latino-americana per il ruolo principale, non ha proprio senso mantenere intatta quella trama» aveva sbottato Dinklage. «Non possono essere progressisti solo in parte».
Rachel Zegler vestirà i panni di Biancaneve (Getty Images).
Su Twitter ha parlato anche Rachel Zegler, facendo appello ai propri follower per aiutarla a non leggere le polemiche per il suo casting. «Apprezzo moltissimo l’amore di chi mi difende online», ha precisato l’attrice. «Vi prego di non taggarmi nei discorsi senza senso per la mia presenza nel film. Non voglio vederli». Ha poi aggiunto alcune foto che la ritraggono da piccola con il costume di Biancaneve. «Spero che ogni bambina sappia che può diventare una principessa», ha concluso l’attrice. Immediato il sostegno da parte proprio di Halle Bailey, nel mirino della critica per la sua performance ne La Sirenetta. «Ti amiamo così tanto», ha postato online condividendo il tweet. «Sei davvero la principessa perfetta».
extremely appreciative of the love i feel from those defending me online, but please don’t tag me in the nonsensical discourse about my casting.
i really, truly do not want to see it.
so i leave you w these photos! i hope every child knows they can be a princess no matter what pic.twitter.com/AU5PjJutK5
— rachel zegler (she/her/hers) (@rachelzegler) July 15, 2023
Da Cenerentola ai racconti di Roald Dahl, quando il politically correct cambia le storie
Biancaneve è solo l’ultima storia a subire le modifiche del politically correct. In precedenza era toccato a La Sirenettaper la scelta di Halle Bailey, attrice nera, nel ruolo di Ariel. Una decisione che ha fatto storcere il naso soprattutto al pubblico di Corea del Sud, Giappone e Cina che ha deciso di boicottare il film al cinema. «La fiaba con cui sono cresciuto è rovinata», ha commentato un utente online. «È ormai irriconoscibile». Nel 2021 invece era finito nel mirino della critica il musical Cenerentolaper la scelta di scritturare l’attore gay Billy Porter nei panni della Fatina. «La magia non ha genere», aveva spiegato l’interprete. «I giovani sono pronti al cambiamento». La decisione aveva suscitato l’indignazione di Matteo Salvini, che su Facebook aveva commentato: «Sono il solo a pensare che siamo alla follia?».
Nel febbraio 2023 la casa editrice Puffin aveva deciso di riscrivere alcune parti dei racconti di Roald Dahl, tra cui La Fabbrica di cioccolato. In accordo con gli eredi dell’autore, gli Oompa Loompa da «nani» sono diventati «piccole persone», mentre Augustus Gloop è descritto come «enorme» e non «enormemente grasso». Novità anche per Matilda: la signorina Trinciabue da «femmina formidabile» è divenuta «donna formidabile». Il politically correct ha influito anche sulle ristampe dei romanzi di Ian Fleming su James Bond e sulle opere di Agatha Christie con protagonista Hercule Poirot per eliminare termini offensivi e razzisti.
Non c’è pace per Barbie, il nuovo film sulla bambola Mattel con Margot Robbie e Ryan Gosling. Dopo il Vietnam, anche le Filippine starebbero pensando di vietare la distribuzione della pellicola. Il motivo è il medesimo, ossia la presenza in una scena di una mappa con la “linea a nove trattini” a forma di U, che la Cina utilizza per le sue rivendicazioni su vaste aree del Mar Cinese Meridionale. Lo ha reso noto il senatore locale Francis Tolentino parlando alla Cnn: «Se tale linea è effettivamente presente, è necessario vietare Barbie in quanto denigra la nostra società». Sui social intanto il pubblico si divide tra chi promuove il divieto e chi vorrebbe concentrarsi su azioni concrete contro la Cina.
Il comunicato delle Filippine che annuncia il possibile divieto del film (Facebook).
Il 4 luglio il Movie and Television Review and Classification Board of the Philippines, che si occupa della regolamentazione di cinema e televisione nel Paese, ha iniziato i lavori di controllo. Non ha però aggiunto dettagli su quando potrebbe diramare la decisione ufficiale. Tolentino ha tuttavia aggiunto che le Filippine accetterebbero Barbie tranquillamente in caso di taglio della scena incriminata. L’Hollywood Reporter ha però spiegato come tale mossa potrebbe irritare la Cina e far perdere a Warner Bros, che distribuirà il film a livello mondiale, il mercato più fiorente dell’Asia. Diversa invece la situazione di Filippine e Vietnam, dove un successo di Hollywood non supera mai i 10 milioni di dollari di incasso.
Margot Robbie alla premiere di Barbie negli Usa (Getty Images).
Non solo Barbie: da Abominable a Uncharted, i film bannati per la linea a nove trattini
Barbie non è però il primo film hollywoodiano a far adirare i governi di Filippine e Vietnam per colpa della linea a nove trattini. Nel 2022 i due Paesi hanno infatti vietato la distribuzione di Uncharted, film basato sull’omonimo videogioco Naughty Dog con Tom Holland. L’anno prima, invece, Netflix era stata spinta a rimuovere dal suo catalogo online per il Vietnam Pine Gap, produzione australiana con Steve Toussaint. Nel 2019 la censura aveva colpito invece il film di animazione della Dreamworks Abominable – Il piccolo Yeti, che mostrava la linea a nove trattini in una delle scene iniziali.
Il Vietnam ha vietato la distribuzione domestica del film Barbie a causa di una scena in cui viene mostrata una mappa con la “linea a nove trattini” a forma di U, utilizzata sulle carte cinesi per sostenere le rivendicazioni di Pechino su vaste aree del Mar Cinese Meridionale, comprese quella che il Vietnam considera la sua piattaforma continentale. Lo ha reso noto Vi Kien Thanh, capo del dipartimento del cinema, ente governativo responsabile della licenza e della censura di film stranieri. Barbie, con Margot Robbie e Ryan Gosling, avrebbe dovuto debuttare nelle sale vietnamite il 21 luglio.
Margot Robbie (Getty Images).
La rivendicazione della Repubblica Popolare Cinese in base a una mappa del 1947
La Cina rivendica oltre l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, questo in base a una mappa del 1947 – pubblicata dal governo della Repubblica di Cina – in cui appare appunto una linea a nove trattini, che scende fino a un punto a circa 1.800 chilometri a sud dell’isola di Hainan, già punto più meridionale del Paese. La linea racchiude una serie di arcipelaghi, atolli e secche come le Isole Paracelso, le Isole Spratly, l’isola Pratas, il banco Macclesfield, la Secca di Scarborough, così come le zone di terra sottratte al mare dalla Cina nell’ambito della cosiddetta ‘Grande Muraglia di sabbia’.
Vietnam, Filippine, Brunei, Malesia e Taiwan rivendicano parti della stessa area marittima
Pechino ha costruito basi militari su isole artificiali nell’area, dove spesso effettua anche pattugliamenti navali nel tentativo di far valere le sue rivendicazioni territoriali. Ma Vietnam, Filippine, Brunei, Malesia e Taiwan rivendicano parti della stessa area marittima. Nel 2016, una corte arbitrale costituita sotto i termini della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ha sentenziato che la rivendicazione cinese dei diritti storici sulle aree marittime poste all’interno della linea dei nove tratti non aveva alcun effetto legale. Pechino non ha però riconosciuto la sentenza.
Ryan Gosling (Getty Images).
Sono già quattro i film che sono stati vietati in Vietnam per lo questo motivo
Barbie non è l’unica pellicola a essere stata bandito in Vietnam per aver mostrato la linea a nove trattini. Nel 2019, il governo di Hanoi aveva ritirato il film d’animazione Abominable, mente nel 2022 era stata la volta di Uncharted. Per lo stesso motivo, Netflix nel 2021 è stata costretta a rimuovere dal suo catalogo vietnamita il film di spionaggio australiano Pine Gap.