Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo

Che Vox abbia un problema col cinema spagnolo non è un segreto. «Sovvenzionato». «Elitario». «Film che nessuno guarda». Sono solo alcuni degli attacchi che il partito di estrema destra ha lanciato al settore nel corso degli anni. «Era ovvio che non appena Santiago Abascal e i suoi ne avessero avuto l’occasione, avrebbero colpito la nostra industria dei film», ha scritto il quotidiano elDiario.es commentando la decisione del ministero della Cultura della Castiglia e León, comunità autonoma nelle mani di Vox da giugno 2026 come conseguenza delle elezioni di marzo 2026, di tagliare i sussidi a film e serie che «comportano indottrinamento ideologico, propaganda di parte o sostegno a specifiche opzioni politiche». Un provvedimento che non sorprende. D’altronde i fondi destinati al cinema sono sempre stati nel mirino della destra estrema spagnola. Qualcosa contro cui scatenare l’indignazione dell’opinione pubblica.

Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo
Santiago Abascal (Ansa).

E poco importa se l’uomo di Abascal, il consigliere alla Cultura, al Turismo e allo Sport della Castiglia e León, José Alberto Díaz Pico, non abbia ancora specificato i criteri per stabilire a quali produzioni spetteranno i sussidi. Il ministero della Cultura nazionale ha già annunciato la decisione di presentare ricorso in tribunale.

Cosa si intende per cinema «ideologizzato»?

«Devono rispettare principi di obiettività, neutralità istituzionale, pluralismo e servizio all’interesse pubblico», ha commentato Díaz Pico, per poi spiegare che «verrà istituito un comitato composto da tecnici ed esperti per valutare il significato ideologico dei progetti». E di fronte a chi l’ha incalzato su cosa si intenda per cinema «ideologizzato», si è limitato a rispondere con un classico appello al non meglio precisato «buon senso».

I sussidi per Woody Allen e José Luis Garci però vanno bene

I quotidiani spagnoli, intanto, hanno fatto notare il rapporto «asimmetrico» della destra con i sussidi: «Vox non ha sollevato alcuna obiezione sui 3 milioni di euro concessi (50 per cento dal Comune di Madrid e 50 per cento dall’omonima comunità autonoma) senza alcuna gara d’appalto al nuovo film (ancora senza titolo) di Woody Allen». E non solo: «Mentre si lamentano dei fondi destinati al cinema, sono capaci di elargire 17 milioni di euro a una singola pellicola che al botteghino non ha incassato nemmeno 745 mila euro (Sangre de mayo di José Luis Garci, ndr)», ha scritto elDiario.es.

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Il regista spagnolo José Luis Garci (foto Ansa).

Dal canto loro, le testate della destra radicale sostengono da tempo la narrazione secondo cui il ministero della Cultura e l’Icaa (l’Istituto cinematografico spagnolo) finanzino prioritariamente opere legate all’ormai leggendaria cultura woke. Peccato che i fondi statali vengano assegnati tramite rigidi criteri definiti per legge e un punteggio che non valuta trame né orientamento politico, ma principalmente la fattibilità economica del progetto.

Attacchi continui a registi queer e attrici impegnate

Sempre elDiario.es spiega che «l’intento del partito di Abascal è censurare i film che trattano gli argomenti che a loro non piacciono: la memoria storica del franchismo, il femminismo e i diritti Lgbtqia+». Non è scritto da nessuna parte, ma lo scenario è scontato. Basta guardare la raffica di attacchi arrivati in passato a registi queer come Eduardo Casanova o ad attrici politicamente impegnate tipo Alba Flores.

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Il regista Eduardo Casanova (foto Ansa).

Non hanno dubbi nemmeno artisti e addetti ai lavori. Molti dei quali sono presenti in questi giorni alla Seminci, la Settimana Internazionale del Cinema di Valladolid, una delle rassegne più importanti del Paese. Da lì il settore ha parlato chiaramente del tentativo di mettere un bavaglio all’industria.

Imbarazzo tra gli alleati del Partido popular

Una situazione che ha creato confusione anche negli alleati del Partido popular. Se da un lato i vertici nazionali hanno difeso la misura di Vox, sul territorio la spaccatura è emersa con evidenza. Il sindaco di Valladolid, l’esponente del Pp Jesús Julio Carnero, ha preso le distanze dalle posizioni dell’estrema destra: «Ci sono film buoni e film pessimi, alcuni che o piacciono o non piacciono. Ma il cinema è una manifestazione culturale e artistica e, pertanto, per definizione e antonomasia, è libertà».

La scure si abbatterebbe anche su film come La bola negra

E la libertà porta sempre con sé una visione del mondo. Per trovare un esempio, il più lampante, basta pensare a uno dei maggiori successi del cinema spagnolo degli ultimi 10 anni: La bola negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi. Premiato per la miglior regia al Festival di Cannes e candidato per la Spagna agli Oscar 2027, parla di Guerra civile, del poeta Federico García Lorca, di amore gay e identità trans. Temi sui quali la scure di Vox si sarebbe abbattuta irrimediabilmente.

Diversamente, l’Icaa ha deciso di concedere 1 milione di euro di contributi statali. Una scommessa vinta, considerando i 4,5 milioni di spettatori che si sono presentati in sala. Tra questi però non c’è Díaz Pico, che ha detto di non aver visto il film per eludere l’inevitabile domanda: «Quindi non avreste finanziato La bola negra?». La stessa sorte sarebbe toccata, tra i tanti, anche a La stanza accanto di Pedro Almodóvar, Leone d’Oro a Venezia e sgradito alla destra per la sua aperta difesa del diritto a morire con dignità.

La strategia di Vox non è una novità nel panorama globale: ricalca fedelmente il modello “motosega” imposto da Javier Milei in Argentina. Anche a Buenos Aires l’estrema destra ha attaccato l’Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales (Incaa) – l’ente pubblico che promuove, regola e finanzia la cinematografia nazionale – bollandolo come «un covo di sovvenzionati di sinistra in deficit».

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Javier Milei in Spagna (foto Ansa).

Peccato che i numeri dicano altro. Del resto, succede lo stesso anche in Spagna dove, a fronte di 92 milioni di euro di sussidi, gli incassi al botteghino hanno già superato i 103 milioni a due mesi dalla fine dell’anno. Nel Paese di Milei la retorica del definanziamento ha fatto precipitare la produzione di film ai suoi minimi storici. Un campanello d’allarme rispetto a quello che potrebbe succedere se Vox conquistasse il ministero della Cultura alle elezioni del 29 novembre.