Israele al voto per il rinnovo della Knesset e per definire il prossimo governo. Chiamati al voto circa 7,3 milioni di cittadini: sono 36 le liste che si contendono i 120 seggi del parlamento monocamerale dello Stato ebraico, ma solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché in grado di superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Atteso un testa a testa tra il premier uscente Benjamin Netanyahu, che si gioca il futuro politico dopo tre anni di guerra, e lo sfidante Gadi Eisenkot. Le cose da sapere su questa importante tornata elettorale, la prima nel Paese dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Seggi aperti dalle 7 alle 22, con qualche eccezione
Il voto è iniziato alle ore 7 locali (le 6 in Italia) e terminerà alle 22 (le 21 da noi). Nelle piccole località con un massimo di 350 elettori, i seggi rimarranno però aperti meno a lungo: dalle 8 alle 20. Lo stesso orario si applica ad alcuni seggi speciali come ospedali, case di riposo e carceri.

Il testa a testa previstio dai sondaggi
Gli ultimi sondaggi diffusi prima dell’apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento del primo ministro Netanyahu (leader di Likud) e il blocco dell’opposizione guidato da Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle IDF, oggi presidente del partito Yashar. Secondo le previsioni, nessuna delle due coalizioni (rispettivamente di estrema destra e destra) sarebbe in grado di raggiungere la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. Potrebbe quindi essere decisivo il terzo blocco, quello formato dai partiti arabi. Attesa un’affluenza particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74 per cento della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare.

Subito gli exit poll, poi l’attesa per i risultati definitivi
In Israele vige un sistema proporzionale puro a collegio unico. I primi exit poll verranno pubblicati immediatamente con la chiusura delle urne. I risultati finali saranno però ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, ovvero il 4 novembre. Questo perché il conteggio delle “buste doppie” (ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate) richiede più tempo.
Le tensioni e il ruolo dei partiti arabi
Le elezioni si svolgono in un clima di tensione: il partito Haredi Public, ad esempio, ha denunciato alla polizia che i suoi attivisti hanno subito aggressioni e che i gazebo allestiti fuori dai seggi sono stati oggetto di atti di vandalismo nelle città ultraortodosse di Bnei Brak, Beit Shemesh e Beitar Illit. Non solo: le forze di sicurezza israeliane hanno imposto un rigido cordone attorno alla Cisgiordania. In un video girato nell’insediamento dei coloni di Peduel, Netanyahu ha ribadito il suo slogan elettorale secondo cui «il vero tema di queste elezioni è o la destra o la Palestina», affermando poi che il suo principale rivale Eisenkot avrà bisogno del sostegno dei partiti arabi per governare. Il blocco di destra, tuttavia, ha escluso qualsiasi alleanza con qualsiasi formazione guidata da cittadini arabi.
