Di Antonio Manzo
La nostra frequentazione è molto recente, grazie al fratello Aniello, già sindaco di Salerno, quando ricevo Raffaele Salzano al compleanno dei suoi 80 anni. Da ieri Raffaele Salzano non è più. È andato via un uomo delle istituzioni, intelligente e apprezzato ufficiale dei Carabinieri con voglia di raccontarsi dietro lo schermo di una apparente discrezione. È morto un grande investigatore del Novecento italiano, il cui nome è legato alla storia del rilascio dell’assessore regionale Ciro Cirillo rapito dalle Brigate Rosse ed all’incontro con Raffaele Cutolo nel carcere di Ascoli Piceno per avere notizie nel corso delle indagini sul clamoroso sequestro. “Lei è stato così discreto da tenere per sé la sua curiosità. Per questo ho deciso di soddisfarla” furono le mie prime parole prima di iniziare l’intervista. Nella saga del racconto italiano lui non era un uomo di fantascienza come Obi-Wan Kenobi. Raffaele Salzano voleva parlare. Voleva uscire allo scoperto, per deliberata intenzione, non essendo stato un testimone di una delle più oscure trattative per il rilascio di Ciro Cirillo dopo l’assassinio di Aldo Moro. Parla piano ma con fatti concreti quasi a volersi liberare di un peso che lo opprimeva da una vita tra calunnie, insinuazioni e equivoci dettati più dalla ricostruente politica sempre divisiva sulle tragedie italiane. Lo dice con circospezione, come se stesse parlando di un rituale antiquato e vagamente barbarico. “Ho lavorato per lo Stato e con lo Stato” disse. Nella gerarchia della notizia l’ufficiale Raffaele Salzano con il suo collega Adolfo Criscuolo rappresenta un funzionario abbastanza qualificato. Affidabile, preciso, protetto dalla sua professionalità tra i marosi della lotta politica del nostro Paese spesso aspra e anche molto aspra: “Gli uomini dello Stato – dice con piana riflessione – uomini nostri sono stati oggetto di duri e ingiusti attacchi, ma noi non abbiamo mai inteso ricorrere alle armi spregevoli dell’insinuazione e della calunnia”. Raffaele Salzano ha da poco compiuto ottant’anni. E’ stato un colonnello dei carabinieri in pensione. Primo fa tutti quello di essere uno degli ultimi testimoni viventi di un grande episodio di cronaca nera e politica il rapimento dell’assessore regionale Dc Ciro Cirillo che sconvolse gli anni della politica italiana dopo l’assassinio di Aldo Moro e dei cinque agenti della scorta (marzo-aprile-maggio 1978) . Lui, Raffaele Salzano è un uomo che ha indagato sul rapimento dell’assessore regionale della Campania, avvenuto il 27 aprile 1981 con l’uccisione dell’autista di Cirillo, Mario Cancello, e dell’agente di scorta il brigadiere della polizia Luigi Carbone dopo l’agguato terroristico guidato dalle Brigate Rosse colonna napoletana di Giovanni Senzani. Raffaele Salzano vuole raccontare la storia che visse da ex agente del Sisde insieme al suo collega Giorgio Criscuolo nel tentativo di acquisire notizie utili alle indagini sul rapimento di Ciro Cirillo coltivò l’obiettivo di far collaborare alle indagini Raffaele Cutolo, il boss di Ottaviano capo della Nco (Nuova Camorra). E’ il 28 aprile 1981 e Raffaele Cutolo viene visitato nel carcere di Ascoli Piceno da Raffaele Salzano e Giorgio Criscuolo. La prima di tre visite al boss nel carcere di Ascoli Piceno dove il boss di Ottaviano era detenuto ” Non ho mai voluto raccontare la storia di quei giorni difficili tranne che nell’occasione in cui dovetti, mio malgrado, replicare ad un libro che conteneva accenni al caso Cirillo. Ma fu solo una dichiarazione a Telecolore, al direttore Franco Esposito. Non sono un tipo permaloso, e poi so ben che la vera popolarità è il servizio offerto allo Stato nei lunghi anni di carriera”. Per contattare e convincere Raffaele Cutolo, compito non facile, – dice Raffaele Salzano – il dottor Vincenzo Parisi del Sisde che poi diventerà capo della Polizia, si rivolge a due funzionari di provata esperienza e capacità investigativa. A Giorgio Criscuolo, funzionario della Polizia di Stato e capo reparto del Sisde di Roma, e a me, già capitano dei Carabinieri ma in servizio al centro Sisde di Napoli. Racconta Raffaele Salzano: “Il giorno successivo il sequestro dell’assessore Ciro Cirillo, con il dottor Vincenzo Parisi mi reco a palazzo di Giustizia a Napoli per un incontro con il procuratore della Repubblica Corrado Cetrangolo. Noi mettiamo al corrente il magistrato di voler percorrere la pista Cutolo e lui autorizza due funzionari dei servizi segreti, Criscuolo e il sottoscritto, a farsi accompagnare ad Ascoli Piceno da eventuali accoliti di Cutolo per lo sviluppo delle indagini. Il procuratore Cedrangolo informa l’allora direttore del carcere di Ascoli Piceno, Giordano, e il ministero di Grazia e Giustizia prima di consentire il colloquio con Cutolo. “La infinita diffidenza di Raffaele Cutolo per ore con la sua posizione appare irremovibile. Io, nella stanza del direttore, consegno il mio tesserino con tanto di dati anagrafici, il dottor Criscuolo , pur da me invitato, vuole fornire false generalità e si presenta come l’avvocato Acanfora di Castellamare di Stabia. “ L’approccio con il capo della Nco inizia con la diffidenza che poi si tramuta con ostilità. Qualche breccia nel muto di omertà costruito da Raffaele Cutolo si apre quando Criscuolo ed io lo provochiamo sotto il profilo dell’orgoglio. Ma come, – ricorda Salzano- voi dite di comandare Napoli, e non sapete nulla? “ Continua il racconto di Raffaele Salzano: “Il discorso si fa più disteso e abbiamo modo di promettere, parlando con affabilità, di volergli regalare dei buoni sigari toscani e una bottiglia di spumante d’annata. Cutolo ci guarda pensieroso e con un sorriso beffardo e parole condite da una metafora secca ci risponde “Guardate che io, per un aiuto che dovrei dare, non chiedo nessuna ricompensa. Anzi, se a voi due consegno un biglietto con una mia firma in mezz’ora, girando per le strade di Napoli, potere recuperare 200 milioni di lire. Senza chiedere nulla, senza fiatare, ma solo facendo leggere il mio biglietto>. Cutolo fa lezione delle sua “filosofia criminale allo Stato.” Raffaele Salzano ha subito per decenni la gogna politica della cosiddetta trattativa con Cutolo che poi passò nelle mani dei servizi segreti militari del Sismi e non più Sisde. “Se anche fosse ci fosse stata una trattativa sarebbe stata comunque “legittima” legittimata, appunto, dalla presenza di una situazione di necessità che impone agli organi pubblici di proteggere la vita dei cittadini. “Il raffronto, a parer mio, non va fatto solo tra i sequestri Moro e Cirillo, perché ragioni politiche, l’incompetenza, l’impreparazione, la disorganizzazione e l’incapacità dei politici ad assumersi le dovute responsabilità, possono aver determinato un diverso modo di affrontare la situazione”. Raffaele Salzano così, con queste parole, ha chiuso da ieri la porta dei ricordi. Buon viaggio, Raffaele.
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