La notizia è clamorosa, il contesto in cui si inserisce un po’ meno. Stando a quanto riferito dal sito del quotidiano sportivo portoghese A Bola, si starebbe apparecchiando un affare che riguarda il cambio di assetto proprietario di uno fra i principali club del massimo campionato saudita: e a essere coinvolti nel dossier sarebbero Cristiano Ronaldo e il patron del Milan, Gerry Cardinale, boss del gruppo RedBird Capital Partners.
Una delle quattro squadre sotto il controllo del Public Investments Fund
Il club in questione è l’Al-Nassr, quello da cui CR7 è tesserato dagli ultimi giorni del 2022. Per la cronaca, è una delle quattro squadre della Roshan League che a giugno 2023 – cioè sei mesi dopo l’atterraggio di Cristiano nel massimo torneo saudita – sono state portate sotto il controllo del Public Investments Fund (Pif), il principale braccio finanziario del regno saudita, investito della diretta responsabilità di sviluppare il torneo calcistico nazionale.
Gli altri tre club allora coinvolti nell’operazione sono Al-Ahli, Al-Ittihad e Al-Hilal. Quello era il momento in cui il regno dispiegava il massimo sforzo politico ed economico nello sviluppo dello sport nazionale e, più nello specifico, del calcio come principale strumento di una politica di potenza internazionale. Da allora molte cose sono cambiate, sia nell’atteggiamento del governo saudita verso lo sport sia, soprattutto, nella megalomania della progettazione politico-economica della grandezza saudita. E il fatto che si proceda verso la messa sul mercato dei club controllati da Pif è un segnale di questo mutamento. Ma andiamo nel dettaglio.
Un consorzio di cinque investitori
L’articolo pubblicato dal sito del quotidiano portoghese parla di un’operazione da 100 milioni di dollari (92 milioni di euro) che vede la partecipazione di cinque investitori. Oltre a Cristiano Ronaldo e a Cardinale vengono infatti indicati tre imprenditori sauditi: Ibrahim Al-Muhaidib, Mohammed Al-Khereiji e Sharaf Al-Hariri.
Al-Muhaidib è un giovane quarantenne rampante che ha costruito la sua fortuna dapprima col business delle cliniche dentali (le notizie agiografiche narrano che, in questo settore, la trafila sia partita dal ruolo di receptionist all’età di 13 anni) per poi diversificare nei segmenti dell’hospitality e del real estate. A maggio del 2026 la rivista specializzata Forbes gli accreditava un patrimonio personale da 2,1 miliardi di dollari.
Confermata la presenza di CR7 tra gli investitori
Dell’Al-Nassr è stato presidente per un breve periodo, nel 2024. E già a giugno il suo nome era stato fatto come possibile acquirente della quota di maggioranza (70 per cento) che Pif sarebbe intenzionato a vendere. Fra le indiscrezioni che in quella fase erano state fatte c’era anche quella sulla possibile presenza di CR7 tra gli investitori: cosa che, a tre mesi di distanza, verrebbe confermata.

Per quanto riguarda Al-Khereiji, si tratta di un 38enne a capo di un conglomerato (l’Al-Khereiji Group) il cui settore prevalente è quello della comunicazione e dei media. Da poco più di un anno Al-Khereiji si è radicato nel mondo del calcio, avendo acquisito un club della serie B spagnola: l’Almeria. Manco a farlo apposta, è il club di cui Cristiano Ronaldo ha rilevato una quota del 25 per cento nel mese di febbraio.
Il più anziano dei tre è Al-Hariri (classe 1971), che gestisce un colosso degli investimenti globali (Hozon Holding) e ha la passione per i cavalli, ma non disdegna il pallone.
Il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport
Questa formazione sarebbe pronta a rilevare da Pif il club che ha vinto l’ultima edizione del campionato saudita. Il fatto che uno dei possibili investitori sia anche un suo calciatore tesserato – anzi, il più importante calciatore della sua storia – è un’anomalia che passa abbastanza in secondo piano. Più interessante è comprendere il quadro economico di medio periodo in cui questa operazione avviene. Un quadro che segna il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport.

La traiettoria dell’Al-Nassr è comune a quella degli altri tre club che erano finiti sotto la sfera d’influenza del fondo sovrano. Tra fine agosto e inizio settembre è stato perfezionato il trasferimento del 70 per cento dell’Al-Hilal (il club che ha affidato la panchina a Simone Inzaghi) a Kingdom Holding Company.

L’Al-Nassr sarebbe il secondo club la cui maggioranza viene alienata. Anche Al-Ahli e Al-Ittihad sono posti sulla stessa rotta. Si tratta di dismissioni programmate che dicono più di quanto il fondo sovrano voglia lasciar trasparire. E il messaggio che se ne può ricavare è alquanto chiaro: dire che si era esagerato con le spese è persino un eufemismo. Adesso bisogna rientrare e gli attori dell’economia privata sono chiamati a farsi carico dei “gioielli di famiglia calcistici”, che si sono rivelati un lusso pacchiano.
Il progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro
Con una specificazione: che parlando di “attori privati”, a proposito dell’economia saudita, si deve usare qualche cautela definitoria. Sono tutti quanti più o meno legati alla mano munifica della corona e alle strutture di un’economia statale non ancora emancipata dal sistema dei clan: ne hanno beneficiato nel corso del tempo, dunque sono chiamati a caricarsi qualche fardello laddove sia necessario. Tornando a Pif, la dinamica del disinvestimento è ancora più chiara se si guarda all’abbandono del delirante progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro.
Why, mister Cardinale?
In questo intreccio di miliardari sauditi, di multiproprietà calcistiche e di ex fuoriclasse del calcio che non vogliono rassegnarsi al fine carriera (l’altra sera CR7, oltre a subire una sconfitta 4-0 nella Champions asiatica per mano dell’Al-Ain, si è reso protagonista di una scena di nervosismo abbastanza ridicola), resta da capire a che pro il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, entri nel business. Ha già dovuto costruirsi tutte le scappatoie possibili per sanare la posizione multiproprietaria coi francesi del Tolosa. E adesso vuole prendersi un giocattolo costosissimo in Arabia Saudita. Perché? Forse si sta lasciando ammaliare un po’ troppo dalle sirene portoghesi. Un giorno tirerà le somme e cercherà di capire se gli sarà convenuto.



















Mohamed Al Khereiji, presidente de la UD Almería, con el icono del fútbol Cristiano Ronaldo, uno de los dueños del club, antes del partido amistoso internacional entre la UD Almería y el Al Nassr en Lisboa 










