Friedrich Merz potrebbe essere già arrivato al capolinea, dopo aver sbattuto violentemente contro il muro dell’Alternative für Deutschland: domenica scorsa in Sassonia-Anhalt la destra radicale ha raddoppiato i voti, sfondando il 40 per cento, mentre il partito del cancelliere li ha dimezzati. Il 20 settembre si replica a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove la Cdu rischia un’altra débâcle e l’AfD diventerà con grande probabilità il primo partito, superando anche la Spd della governatrice Manuela Schwesig.

La rosa dei papabili successori di Merz
Comunque andrà alle Regionali, il futuro del cancelliere sembra scritto, tanto che – come ha impietosamente dichiarato Clara von Nathusius, tesoriera della Junge Union, l’organizzazione giovanile del partito – i suoi giorni alla guida del governo sono contati: «Con lui non si vince più un’elezione, se ne deve andare», ha sentenziato. Von Nathusius ha in fondo detto quello che molti nella base pensano e non hanno avuto il coraggio di dire: Friedrich Merz non detiene solo il record di impopolarità tra gli elettori tedeschi – nemmeno il 10 per cento approva il suo operato – ma anche a casa propria è sempre più isolato. Arrivato alla guida della Cdu con l’obiettivo dichiarato di riportare i conservatori a essere un partito di massa e di dimezzare il consenso dell’AfD, si sta ritrovando con i numeri capovolti e la coalizione di governo ormai alla frutta. Ci sarebbe addirittura un gruppo di circa 30 parlamentari della Cdu che sta valutando una mozione di sfiducia interna e un cambio alla cancelleria. Nei corridoi del Bundestag definiscono Merz «la persona sbagliata» per guidare il Paese, e al suo posto, almeno temporaneamente, molti vedrebbero bene il governatore del Nordreno-Vestfalia Hendrik Wüst, quello dell’Assia Boris Rhein oppure il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt.
L’ultimo tentativo di blindare il cancelliere
Le speculazioni se da un lato hanno irritato il cancelliere, dall’altro hanno fatto scattare i meccanismi di autodifesa. Il potente Landeshauptmann della Baviera e leader della Csu, Markus Söder, come i potenziali successori, si è schierato a fianco di Merz. Almeno per ora. Anche Thorsten Frei, capogruppo al Bundestag, ha assicurato compattezza, ma l’impressione è che sia una semplice difesa d’ufficio. Il rischio è infatti che i prossimi risultati elettorali negativi mettano fine al crepuscolo del cancelliere.

Chi nella Cdu è disposto a tendere una mano all’AfD
Proprio von Nathusius è stata mandata in tv in prima serata a sparare su Merz, criticando soprattutto la strategia del muro tagliafuoco nei confronti della AfD, con il sostegno di chi dentro la Cdu considera l’estrema destra non un nemico, ma un potenziale alleato. Del resto, la linea isolazionista dei vertici per ora non solo non ha pagato, ma ha danneggiato i conservatori, tanto che, soprattutto nelle regioni della Germania orientale, le voci di un cambiamento di rotta si sono fatte sempre più forti. Per adesso si sono mossi solo pochi esponenti, non di primo piano, come Daniel Peters, candidato in Meclemburgo, e Florian Oest, in Sassonia, ma il vento è destinato a rafforzarsi anche in vista del prossimo anno elettorale, quando si voterà in altre quattro regioni, tutte all’Ovest: Saarland, Schleswig-Holstein, Nordreno Vestfalia e Bassa Sassonia.
Es gibt viel zu sagen. pic.twitter.com/T4X5zsnK85
— Clara *Optimismusbeauftragte* Nathusius (@CNathusius) September 7, 2026
Ai cristianodemocratici non basterà sostituire Merz
In questa prospettiva la Cdu ha due problemi. Il primo è che a livello nazionale Alternative für Deutschland è il primo partito in assoluto e ha raggiunto negli ultimi sondaggi quasi il 30 per cento. Ovunque la formazione di Alice Weidel e Tino Chrupalla continua a guadagnare consensi, sottraendo voti in gran parte proprio alla Cdu. Il fallimento di Merz è sotto gli occhi di tutti e il cancelliere difficilmente riuscirà a difendersi dall’accusa di aver sbagliato sia la strategia nei confronti degli avversari sia di guidare un governo fallimentare. Il bilancio della Große Koalition è impietoso: le riforme promesse non si sono viste, l’industria è in crisi, e i piccoli e medi imprenditori, un tempo bacino elettorale della Cdu, si sono spostati verso l’estrema destra, come hanno dimostrato i risultati in Sassonia-Anhalt. Colui che era stato definito dai media amici e col senno di poi un po’ miopi l’Außenkanzler, il cancelliere forte almeno in politica estera, non è riuscito a convincere nessuno ed è a un passo dall’uscita di scena. Il secondo problema della Cdu è che non basterà certo cambiare il cavaliere se il cavallo rimane lo stesso: quello che chiede la maggioranza dei tedeschi è un vero cambio di passo, sia in politica interna sia in politica estera, dato che la via imboccata dai governi precedenti ha procurato più danni che benefici al Paese. Se i vertici della Cdu, insieme a quelli della Spd nella coalizione di governo, avranno la forza di rimodulare la linea tenendo conto dei segnali che arrivano dagli elettori potranno sperare di rimanere in sella, altrimenti dovranno fare i conti con la destra estremista maggioritaria.



