«Pensare che 10 anni fa il Meeting sembrava in piena decadenza. Papa Francesco non lo vedeva di buon occhio», osserva la mia amica, mentre sorseggiamo una birra ghiacciata sedute a un tavolo nella zona ristoro, nelle ultime ore di un’edizione da record. La kermesse riminese di Cl, dedicata quest’anno a “L’amor che move il sole e l’altre stelle,” ha incassato 900 mila presenze, la visita di papa Leone XIV – che ha sancito la ritrovata armonia con la Santa Sede -, una carrellata di ministri, e gran finale con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e con il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa. È per lui che la mia amica e io siamo venute qui, insieme ad altri ex alunni del liceo Giulio Cesare. E il nostro ex compagno del ginnasio, diventato cardinale e quasi-papa, non ci ha deluso: al termine del suo evento, ci ha regalato strette di mano e selfie di gruppo e ha perfino condiviso ricordi dei nostri vecchi prof, la prova che Sua Eminenza non stava bluffando e, a distanza di oltre 40 anni, aveva collocato le nostre facce attempate nel punto giusto della sua articolata biografia, il che ha del miracoloso.
Il perenne sorriso dei volontari produce un effetto Pluribus
Dopo l’incontro, abbiamo deciso di restare, non tanto per smaltire l’emozione della carrambata, quanto per guardarci intorno e assaporare il Meeting nel momento liminale delle sue ultime battute, quando, esauriti gli appuntamenti del programma, ripartiti tutti gli ospiti famosi, dileguati i giornalisti, nei padiglioni della Fiera di Rimini restano solo gli ultimi visitatori a caccia di un pasto veloce nei ristoranti che stavano via via esaurendo tutti i condimenti (gli ultimi arrivati si sono dovuti accontentare di pasta in bianco e piadine vuote) e l’esercito dei volontari. Sono di tutte le età, di tutte le provenienze e dei soli due generi creati da Dio (nell’app del Meeting, che ho scaricato per avere i pass, puoi indicare te stesso solo come maschio o femmina, non sono previste altre opzioni oppure la reticenza). È un variegato popolo di 3.300 persone, accomunate solo dalla fede, dall’inossidabile cordialità e dal perenne sorriso, il che produce un inquietante effetto Pluribus, la celebrata serie filosofico-fantascientifica sugli effetti di un virus che connette tutta l’umanità, salvo pochi immuni, in una mente collettiva pacifica e appagata. Ma per accorgersene bisogna a) non essere ciellini, e b) avere visto Pluribus, e qui dentro non devono essere molti a possedere entrambi i requisiti.
La prassi e la retorica della vecchia sinistra, senza essere a sinistra
Senza il riferimento della serie di Vince Gilligan, l’impressione che si riceve dal Meeting dei seguaci ed eredi di don Luigi Giussani è quella condivisa dai tanti profani che nel corso degli anni ci hanno messo il naso guardinghi, aspettandosi all’ingresso un atheism-detector e un esame di catechismo, e poi ne sono usciti pieni di incredula meraviglia. A colpirli, soprattutto, l’accoglienza, l’efficienza e l’abnegazione dei volontari venuti da tutta Italia per sgobbare dalle otto a mezzanotte a scaricare casse, allestire mostre, accompagnare visitatori e farcire piadine, pagandosi le spese di soggiorno a Rimini o accampandosi in casa di amici. Roba che da un pezzo non si vede più neanche alle feste dell’Unità. E pazienza se l’impegno non è del tutto disinteressato, e può procurare protezioni e facilitazioni nel ramificato universo economico-imprenditoriale ciellino, anche se forse oggi è meno scontato di una volta. «C’è molto di simile alla prassi e alla retorica della vecchia sinistra», scriveva nel 2008 lo storico e saggista Claudio Giunta, «solo che qui decisamente non siamo a sinistra».
Un’anteprima delle tendenze politiche autunno/inverno
No, decisamente no. Non lo era nel 2008, quando il Meeting ospitò praticamente tutto il governo Berlusconi IV, più il senatore a vita Giulio Andreotti, la A del CAF (le altre lettere dell’acronimo erano Craxi e Forlani) di cui, prima di Tangentopoli, Cl era la colonna nel mondo cattolico. E non è troppo a sinistra nemmeno il cast dell’ultima edizione, in cui i personaggi meno sovranisti erano probabilmente Papa Leone e il cardinal Pizzaballa. Anzi, negli ultimi tempi il Meeting è una specie di Fashion Week in cui il centrodestra mostra in anteprima le tendenze della prossima stagione, idee che, come gli abiti che gli stilisti fanno sfilare in passerella, sono improponibili nella realtà, ma fanno chiacchierare i giornalisti. Esempio, le tasse sugli extraprofitti che, secondo Tajani, «sanno di Unione Sovietica» (a quanto pare, il vicepremier ha raccolto il trend trumpiano dell’anticomunismo di ritorno), o i corsi d’italiano obbligatori per i genitori stranieri, caldeggiati del ministro dell’Istruzione Valditara, per prendere con una fava due piccioni: invadere il terreno di Roberto Vannacci ed evitare che i nuovi italiani parlino come Adolfo Urso.
E per il 2027 aspettiamo i «pionieri coraggiosi»
Mentre “L’amor che move il sole e l’altre stelle” va a fare compagnia ai titoli dei Meeting passati (memorabili “La Bestia, Parsifal e Superman” e l’insuperato, in termini di lunghezza, “Lo Starets rispose: Davvero, tutto è splendido perché tutto è Verità”), è già stato divulgato quello dell’edizione 2027: “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”. Al netto del consueto sospetto di supercazzola, c’è da chiedersi se questi “pionieri custodi dell’umano” Cl crede di poterli trovare a destra, dove sembrano più preoccupati di custodire i confini dall’umano, specie se è povero e con troppa melanina. E forse con questa retorica vinceranno le prossime elezioni.









