Enzo Sica
Tre anni soltanto è durata l’avventura di Rocco Calenda in Radio Onda Libera Salerno e nel variegato mondo delle emittenti private che si stavano affacciando in quel periodo nel mondo dell’etere a metà anni 70′ (parliamo del 1976) ma sono stati intensi e soprattutto indimenticabili. E chi li ha vissuti in prima persona malgrado la sua giovane età (aveva appena 16 anni) questa simpatica avventura di oltre 50 anni fa non poteva non determinare un cambio di rotta, qualcosa di eccezionale nell’allora giovane Rocco che ricorda quel periodo ancora con grande ammirazione. <Devo confessarti che è così – ci dice – sembra ieri ma il ricordo, le prime trasmissioni radiofoniche in quella emittente alla quale ho partecipato mi hanno fatto conoscere da tante persone che anche per curiosità cercavano nelle radio libere o private come venivano etichettate quel qualcosa in più che stava emergendo appunto nelle radio> Ma come hai iniziato, nel 1976, il tuo percorso radiofonico? <Quasi per gioco. Infatti l’idea di far sentire la mia voce nell’etere in qualche trasmissione noi che eravamo ancorati solo alle radio nazionali della Rai visto che erano le uniche presenti mi affascinava. Mi presentai negli studi dell’emittente in via Lungomare Colombo 110, in un locale situato di fronte alle ex giostrine di Pastena, un ambiente piccolo ma accogliente facendo presente cosa potessi fare e come rendermi utile per una collaborazione. E malgrado la mia giovane età mi presero per mettere a posto negli scaffali della regia i dischi che si facevano sentire agli ascoltatori prima di poter cominciare con un programma di musica e dediche, allora di canzoni napoletane. Poi passai alla conduzione di un programma che dopo tanti anni ancora in tanti ricordano e che si chiamava <buona domenica> Grande emozione, crediamo, in tutto quello che hai fatto? <Non potrei dire certamente qualcosa di diverso perchè molte considerazioni si fanno proprio quando si è giovani. Una vera e proprio palestra di vita, posso dire, con il pioniere di quella emittente che fu Aldo Zinno e che coinvolse anche i figli Armando e Leonarda che diventarono bravi conduttori radiofonici r<e con la redazione che curava il radiogiornale e che si trovava sotto un piano ammezzato nei locali della Radio> Come si potrebbe spiegare ai ragazzi di nuova generazione cosa rappresentava una radio libera nell’etere in quel lontano 1976? <Non è facile, credimi. Quando abbiamo iniziato noi nelle radio libere i telefonini, i computer e molto altro presente oggi non c’erano neppure nella mente di tutti noi. Ma dico che trasmettere nelle giornate piovose o essere attaccati con le orecchie alla radio per ascoltare, magari, le partite della Salernitana era qualcosa che gratificava molto tutti noi, me in particolare che attraverso l’etere, come detto, facevo sentire la mia voce> Poi tutto è finito, Rocco? <Come ogni cosa, d’altro canto. Però quei miei tre anni (1976 – !978) a Radio Onda Libera sono davvero indimenticabili, che porterò sempre nel mio bagaglio futuro di tanta esperienza. La radio, poi, andò avanti, credo, fino alla soglia degli anni 1990, poi non so come sia terminato quel percorso che viaggiava sulla frequenza, se non ricordo male dei 97.700 Mhz in Fm.
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