di Arturo Calabrese
Terra magnifica, il Cilento. La costa, le montagne, il sole, il buon cibo, il caldo, la brezza del mare, le onde, la sabbia finissima. Una terra dove i problemi non esistono. È lì, il Cilento, seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino. Niente odio e violenza, né soldati né armi. Ospedali eccellenti, viabilità ineccepibile, borghi densamente popolati, occupazione giovanile, attività floride, servizi precisi e puntuali.
Per i cilentani, dunque, diviene quindi obbligatorio ribellarsi quando un gruppo comico osa scherzare sulla terra perfetta. I Villa PerBene hanno leso Sua Maestà il Cilento con una parodia, pubblicata su YouTube, di un tormentone estivo che vede la partecipazione anche di Nino D’Angelo. L’incipit del presente editoriale è purtroppo ironico, nulla di quanto descritto è vero. A una parte di cilentani, e tra loro anche presidenti di Pro Loco e amministratori, poco interessa di una sanità al collasso, di strade colabrodo e di centri dove nemmeno la posta arriva se non per pochi giorni alla settimana. Il problema grave del Cilento è che dei comici lo hanno preso in giro, hanno riso e fatto ridere sugli stereotipi di un territorio.
Ovviamente, c’è chi può farlo e chi no. “Benvenuti al Sud”, il grande film che tanto lustro ha portato al Cilento, poteva: fa nulla che siamo stati identificati come napoletani, con lo “jamme ja” urlato alla finestra e con una certa apatia lavorativa per cui “prima di mezzogiorno non viene nessuno” perché la gente “tiene che fare”. Un popolo di sfaticati, insomma. Il grande cinema può farlo, ma i tre simpatici comici salernitani no. Nessuno tocchi il Cilento. Addirittura una Pro Loco ha chiesto all’Unpli di bandire i comici, magari mandandoli a Ventotene.
Chiederei a questi geni il loro apporto alla causa della sanità, giusto per dirne una. Chiederei loro se hanno scritto all’Asl chiedendo un pronto soccorso degno di tale nome. Non lo faccio, perché con la recente uscita si sono ben qualificati. La parodia dei Villa PerBene ha permesso a tanti paladini del Cilento di poter dire la propria, di uscire un po’ dall’anonimato, di avere un passatempo nella loro lenta estate, di trovare il quarto d’ora di celebrità teorizzato da Warhol. Insomma, il Cilento può essere violentato, tradito, barattato sul tavolo degli interessi, ma guai a prendere in giro una mulignana ‘mbuttunata o gli scauratielli. Da sempre inneggio alla libertà di stampa, e non potrebbe essere diversamente, ma libertà vuol dire anche prendere in giro, “sfottere”, ridere, soprattutto di sé stessi.
Sono cilentano nel sangue, nel Dna, onorato e orgoglioso di esserlo. Mi sento ferito quando leggo di lottizzazione abusiva, di frane, di morti di malasanità, non perché chi fa comicità scherza sulla melanzana. Gli indignati selettivi hanno già stuprato questa parte di Italia e continuano a farlo. Viva, dunque, i Villa PerBene, viva l’ironia, viva la satira. Viva il Cilento e il suo dialetto strano.
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