di Antonio Manzo
Ora tutti vogliono salvare Capaccio-Paestum dallo scioglimento anticipato del Comune, già al centro di una inchiesta con l’arresto del sindaco, di consiglieri comunali e imprenditori locali. Fatto è che il successore di Franco Alfieri, l’avvocato amministrativista Gaetano Paolino rischia di essere investivo da una frana che da ben 25 anni, con il passar degli anni, è stata lasciata lentamente smottare. E che ora finisce sulle spalle di un sindaco già pericolante che vorrebbe tentare di definire la controversia con un accordo transattivo. Cioè chiudere il ventennale caso giudiziario per le aree occupate per la realizzazione delle case popolari zona Rettifilo riconoscendo ai proprietari circa 8 milioni di euro (secondo quanto si apprende) riducendo così dall’originario debito di 14 milioni (più interessi) ad una pur ragguardevole cifra ma ampiamente decurtata. Ora si tratterebbe di versare immediatamente due milioni di euro e poi rateizzare l’indennizzo per 1 milione l’anno nei futuri esercizi finanziari. Questo è ancora nel libro dei sogni che non potrà diventare realtà, dato che il consiglio comunale non è neppure in grado di deliberare sul riequilibrio finanziario secondo i tempi prescritti dalla legge per evitare lo scioglimento. La situazione è incandescente. La politica si ribella ai tecnici. Strappa il libro dei sogni la consigliera “pentita” Adele Renna, esperta agente di viaggio che, dopo 14 mesi, consiglia da esperta del turismo a Paolino un cambio di passo. Adele Renna potrebbe tornare in consiglio se Paolino dovesse nominarla assessore in quota Pd ma a lei dovrebbe subentrare l’aspirante consigliere Giovanni Cirone. Giova ricordare che Renna conosce bene la pratica delle aree oggetto di esproprio in quanto il marito architetto Eugenio Guglielmotti fu protagonista,15 anni fa di quella stagione e delle clamorose denunce sui conflitti di interessi secondo il redigendo PUC firmato da Francesco Forte. È la frana di un maxi esproprio di terreni privati per la costruzione di case popolari Iacp Futura solo occupati di urgenza e mai pagati ai legittimi proprietari, solo un primo acconto nel 2010 che dopo un anno finì in un contenzioso civile promosso dai privati contro il Comune. Tira oggi, passa domani, tra incarichi professionali agli avvocati del Comune assoldati per far valere le ragioni dell’ente e commissioni consiliari speciali inutilmente convocate e un commissario ad acta nel 2019 dal TAR al giudice ordinario, fino alla Cassazione per la quantificazione dell’indennizzo oggetto dell’attuale transazione. Debito finito poi tra i contenziosi ereditati dalla Iacp Futura fallita miseramente grazie a giochi politici e imprenditoriali. Naturalmente il commissario ad acta non poteva che rimettere ordine nelle carte nella vertenza al tempo promossa da Guido, Gennaro, Amelia e Maria D’Alessio. I primi tre proprietari successori in contenzioso contro Comune e Iacp; la quarta, Maria D’Alessio, proprietaria di un terzo dei terreni espropriati non pagati, ricorre al Tar. Risulta difficile comprendere come si sia arrivati all’attuale indennizzo in considerazione del fatto che nel fu riconosciuto un valore per i terreni di 541.727,31 che Iacp Futura avrebbe pagato solo 480mila euro. Ma la mancata definizione della vertenza, il trascorre del tempo, procura evidentemente legittime pretese economiche più elevate rispetto al saldo originariamente previsto. Questa è, in fondo, una storia italiana, nella quale diventa doveroso al termine individuare e attribuire con certezza responsabilità politico-amministrative dopo oltre vent’anni di atti, contenziosi e passaggi istituzionali. Va detto con chiarezza che procedure di esproprio trascinate per decenni e controversie originate da atti amministrativi incerti o incompleti non rappresentano un’eccezione nel panorama degli enti locali italiani. E in casi come questo resta persino il dubbio che, alla fine, il costo delle cause, degli indennizzi e delle transazioni possa arrivare a pesare sulle casse pubbliche quanto, se non più, dell’opera che su quelle aree doveva essere realizzata. A Capaccio Paestum il tema assume oggi un significato politico ancora più ampio. Espropri e accordi transattivi incidono inevitabilmente sulla gestione finanziaria di un Comune chiamato contemporaneamente ad affrontare scelte decisive sul futuro del territorio. Su tutte il PUC, uno strumento atteso da decenni e passato nel tempo attraverso il lavoro e le impostazioni dei tecnici Ayraldi, Forte e, da ultimo, Carrozza. È qui che una vicenda iniziata nei primi anni Duemila incontra l’attualità: chiudere le partite lasciate aperte dal passato senza consentire che continuino a sottrarre risorse e capacità decisionale e finanziarie alle scelte urbanistiche che Capaccio Paestum deve ancora compiere. Sarà ora compito dell’Ing. Renato Carrozza rendicontare tutti i presunti conflitti d’interesse insieme all’Ing. Responsabile dell’Ufficio Tecnico Roberta Scovotto riferendo al sindaco tutte le eventuali anomalie incontrate nella redazione del PUC.
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