Alla vigilia del congresso regionale, di questi temi si parla pochissimo. Il confronto sembra concentrarsi soprattutto su candidature, tessere, regolamenti, numeri e schieramenti interni, mentre Forza Italia in Campania appare profondamente divisa.
«Il rischio esiste, e sarebbe un errore non riconoscerlo. Un congresso regionale non può trasformarsi in una semplice conta di tessere, delegati e candidature. Se alla fine del congresso avremo soltanto stabilito chi ha vinto e chi ha perso, avremo probabilmente perso tutti. Il congresso deve servire a ricostruire una comunità politica. E questo significa certamente confrontarsi sulle regole, sulle candidature e sugli assetti, ma significa soprattutto tornare a parlare di politica. I cittadini campani non sono interessati alle nostre dinamiche interne: vogliono sapere cosa pensiamo sulla sanità, sul lavoro, sulle infrastrutture, sulla sicurezza, sulle aree interne e sul futuro economico della regione. Non dobbiamo neppure nascondere le difficoltà. Quando un partito attraversa una fase di forte contrapposizione interna, le responsabilità non possono essere attribuite sempre e soltanto agli altri. Bisogna avere il coraggio dell’autocritica. Ma l’autocritica deve servire a voltare pagina, non a riaprire continuamente le ferite. Io credo che dopo uno scontro così profondo la prima necessità sia ricostruire un rapporto di fiducia. E la fiducia non si ricostruisce con una mediazione sulle poltrone, ma attraverso regole condivise, rispetto reciproco e soprattutto una nuova stagione politica. Chiunque uscirà con un ruolo di responsabilità dal congresso dovrà avere la forza di rappresentare tutti, non soltanto la propria parte. E chi non avrà un ruolo apicale dovrà avere la garanzia di poter contribuire alla vita del partito. Questo vale per i dirigenti, per gli amministratori, per i militanti e per tutti coloro che in questi anni hanno lavorato per Forza Italia. Personalmente penso che il congresso debba chiudere la stagione delle contrapposizioni personali e aprire quella del confronto sulle idee. Dobbiamo passare dalla domanda “chi sta con chi?” alla domanda “che cosa vogliamo fare per la Campania?”. C’è poi un elemento che considero fondamentale: il rapporto tra il partito regionale e i territori. Forza Italia non può essere percepita come un partito che si riunisce soltanto in occasione dei congressi o delle elezioni. Deve tornare nei comuni, nelle province, tra gli amministratori, nelle categorie produttive, nelle professioni e nella società civile. La ricostruzione passa anche da qui: da un partito più aperto, più meritocratico e più capace di valorizzare le competenze. Io non credo che le divisioni siano necessariamente una condanna. Possono diventare persino un’occasione di ripartenza, se abbiamo l’intelligenza politica di trasformare il conflitto in un confronto e il confronto in una sintesi. Il congresso, quindi, non dovrebbe essere il momento in cui una parte sconfigge l’altra. Dovrebbe essere il momento in cui Forza Italia decide di tornare a essere più forte delle proprie divisioni. E la misura del successo non sarà il numero di tessere di una componente rispetto all’altra. Sarà capire se, il giorno dopo il congresso, saremo nuovamente capaci di parlare ai campani con una voce politica credibile, autorevole e riconoscibile. Perché un partito che discute soltanto di se stesso rischia di diventare irrilevante. Un partito che torna a parlare dei problemi delle persone può invece tornare a essere protagonista».
Lei è stato il primo a sostenere e a presentare politicamente la candidatura di Alessandro Carrazza alla segreteria regionale. Ora è esplosa anche la vicenda del suo tesseramento, con Carrazza che sostiene di essere da sempre iscritto e che la documentazione relativa al 2025 sia stata consegnata attraverso gli organismi provinciali del partito…
«Io credo che una questione amministrativa, quale che sia la sua origine e quale che sia l’esito delle verifiche, non debba mai diventare un pretesto per impedire un confronto politico. Ho sostenuto la candidatura di Alessandro Carrazza perché ritengo che rappresenti una proposta politica e non una semplice candidatura personale. Proprio per questo penso che debba essere messa nelle condizioni di confrontarsi democraticamente con le altre proposte. Sulla vicenda del tesseramento non spetta a me sostituirmi agli organi competenti. Ci sono organismi del partito che devono verificare la documentazione, ricostruire correttamente i passaggi amministrativi e assumere una decisione sulla base delle regole. È giusto che questo avvenga con rigore e trasparenza. Ma proprio perché si tratta di una questione amministrativa, chiedo che venga affrontata come tale e che non si trasformi in una valutazione politica sulla persona o sulla candidatura di Carrazza. Se esiste un problema documentale, lo si chiarisca. Se la documentazione è stata regolarmente presentata attraverso gli organismi provinciali, come sostiene Carrazza, venga verificata e si accerti con precisione che cosa è accaduto. Quello che non sarebbe accettabile è che una vicenda ancora da chiarire produca automaticamente l’esclusione di una proposta politica dal congresso. Agli organismi nazionali di Forza Italia chiedo una cosa molto semplice: garantire a tutti gli iscritti e a tutti i candidati le medesime condizioni, applicando le regole con rigore ma anche con trasparenza e buon senso. Il congresso deve essere contendibile. Chi ha i requisiti deve poter partecipare; chi non li ha deve ricevere una motivazione chiara e verificabile. Non possono esistere zone grigie, né decisioni che possano essere interpretate come il risultato di una contrapposizione tra gruppi. E soprattutto chiedo che ogni decisione venga assunta prima che il confronto politico sia condizionato irreversibilmente. Perché il punto non è tutelare Carrazza o una singola candidatura: il punto è tutelare la credibilità di Forza Italia. Ho sostenuto Carrazza e continuerò a sostenere il diritto della sua proposta politica a essere valutata dagli iscritti. Ma proprio per questo non chiedo favoritismi. Chiedo regole uguali per tutti. Se vogliamo ricostruire Forza Italia in Campania, dobbiamo partire anche da qui: dalla certezza delle regole, dalla trasparenza delle procedure e dal rispetto del pluralismo interno. Il congresso non deve essere organizzato per certificare un risultato già deciso. Deve essere un vero momento di partecipazione, nel quale le diverse proposte possano confrontarsi e gli iscritti possano scegliere liberamente. È questa, a mio avviso, la garanzia più importante che il livello nazionale può offrire alla Campania: non scegliere il vincitore, ma garantire che siano gli iscritti, nel rispetto delle regole, a scegliere il proprio gruppo dirigente».
Al di là di Carrazza e Martusciello, qual è allora la vera posta in gioco di questo congresso?
«La vera posta in gioco di questo congresso va ben oltre la scelta del prossimo segretario regionale. Il segretario è importante, naturalmente, ma la questione decisiva è quale Forza Italia vogliamo costruire in Campania. Non vorrei che il congresso venisse letto soltanto come una contrapposizione tra Carrazza e Martusciello. Il confronto tra candidature è la conseguenza di un confronto politico più ampio: da una parte l’esigenza di un partito più aperto, più partecipato, più radicato nei territori e capace di valorizzare nuove energie; dall’altra il rischio di continuare a concepire il partito prevalentemente attraverso gli equilibri interni e la gestione delle strutture. Io credo fermamente nella prima prospettiva. La Forza Italia che immagino per la Campania deve essere un partito con una classe dirigente autorevole, ma anche capace di rinnovarsi. Un partito nel quale contino il consenso, le competenze, il lavoro sul territorio e la capacità di rappresentare i cittadini, non soltanto l’appartenenza a una corrente. Dobbiamo tornare a costruire una comunità politica. E una comunità politica non può vivere soltanto di congressi, candidature e tessere. Deve essere presente nei territori ogni giorno, ascoltare amministratori e cittadini, parlare con il mondo produttivo, con i professionisti, con i giovani, con il volontariato e con la società civile. Soprattutto, deve tornare a parlare di Campania. Il prossimo gruppo dirigente regionale dovrà avere una visione precisa: una sanità più efficiente, infrastrutture moderne, trasporti realmente integrati, una politica industriale capace di attrarre investimenti, sostegno alle piccole e medie imprese, valorizzazione delle aree interne, energia, innovazione e formazione. E dovrà avere il coraggio di affrontare anche il tema dello spopolamento e della fuga dei giovani, che rappresentano una delle grandi emergenze del nostro territorio. Forza Italia deve tornare a essere riconoscibile proprio perché ha una propria idea di sviluppo: liberale, riformista, europeista, attenta all’impresa e al lavoro, ma allo stesso tempo profondamente radicata nei valori della tradizione popolare. E c’è un’altra questione fondamentale: l’unità. Ma attenzione: unità non significa uniformità. Un partito sano può avere posizioni diverse, candidati diversi e anche un confronto duro. L’unità arriva dopo il confronto, quando tutti riconoscono le regole e accettano il risultato democraticamente espresso. Per questo il messaggio che dovrebbe uscire dal congresso è molto semplice: da domani non ci saranno più “carrazziani” o “martuscielliani”. Ci saranno soltanto donne e uomini di Forza Italia chiamati a lavorare insieme per rafforzare il partito e la coalizione di centrodestra. Chi vincerà avrà la responsabilità di rappresentare tutti. Chi perderà avrà il diritto e, direi, il dovere di contribuire alla costruzione del nuovo percorso. Se riusciremo a fare questo, il congresso non sarà una resa dei conti. Sarà una ripartenza. E credo che sia proprio questa la sfida più importante: dimostrare ai campani che Forza Italia non è interessata soltanto a decidere chi deve guidare il partito, ma vuole tornare a discutere di chi deve guidare la Campania verso una nuova stagione di sviluppo. La vera vittoria, alla fine, non sarà quella di una candidatura sull’altra. Sarà avere un partito più forte, più unito, più credibile e soprattutto nuovamente capace di parlare al futuro della Campania».
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