“L’Europa brucia”: l’allarme lanciato da The Lancet riguarda anche Salerno

di Elio Giusto*

«Europe is burning». Con queste parole, semplici e drammatiche, The Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, apre il suo editoriale dell’8 agosto dedicato agli incendi che stanno devastando diverse aree dell’Europa. Non è soltanto un titolo ad effetto. È un avvertimento rivolto ai governi e ai sistemi sanitari: incendi, temperature estreme e cambiamento climatico sono ormai una vera emergenza di sanità pubblica. Le immagini che arrivano dalla Francia e dalla Spagna mostrano territori devastati, abitazioni distrutte e centinaia di migliaia di persone costrette ad allontanarsi dalle proprie case. Ma The Lancet richiama l’attenzione soprattutto su ciò che spesso resta fuori dalle immagini televisive: le conseguenze sulla salute delle popolazioni. Il problema non è infatti rappresentato soltanto dalle ustioni o dai traumi provocati direttamente dagli incendi. Il fumo trasporta particolato fine e sostanze irritanti per chilometri, con possibili ripercussioni sull’apparato respiratorio e cardiovascolare. I più esposti sono anziani, bambini, persone affette da asma, BPCO, cardiopatie e altre patologie croniche. A tutto questo si somma il caldo estremo. Il Lancet Countdown Europe 2026 documenta un progressivo aumento degli effetti sanitari negativi dell’esposizione al calore nel continente europeo. Un’altra analisi pubblicata quest’anno sottolinea che il tasso di mortalità correlata al caldo in Europa è aumentato significativamente confrontando il periodo 2015-2024 con il decennio 1991-2000. Salerno non è fuori da questa emergenza Non possiamo leggere queste evidenze pensando che riguardino esclusivamente altri Paesi. La provincia di Salerno, per caratteristiche climatiche, demografiche e territoriali, presenta diversi elementi di vulnerabilità. Nelle ultime settimane la Protezione Civile della Regione Campania ha emanato ripetuti avvisi per ondate di calore, con temperature previste 4-6 °C superiori alle medie stagionali e livelli di umidità che nelle ore diurne hanno potuto superare il 60-70%, arrivando durante la notte fino all’80%. Quando le temperature restano elevate anche nelle ore notturne, l’organismo perde parte della possibilità di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno. Per un giovane sano può rappresentare un disagio; per un anziano cardiopatico, un paziente con insufficienza renale, diabete, BPCO o in politerapia può diventare un problema clinico importante. Ed è proprio negli studi dei medici di famiglia che questi effetti si manifestano per primi: ipotensione, disidratazione, astenia, alterazioni elettrolitiche, riacutizzazioni respiratorie, peggioramento dello scompenso cardiaco e della funzione renale. La Regione Campania ha espressamente raccomandato particolare attenzione a cardiopatici, anziani, bambini e soggetti fragili, invitando le autorità locali a mantenere attivi i sistemi di vigilanza rivolti alle popolazioni maggiormente a rischio. Una provincia complessa richiede una risposta territoriale La provincia di Salerno, tuttavia, ha una peculiarità ulteriore: è un territorio vastissimo e molto diversificato. Accanto all’area urbana di Salerno e alle zone densamente popolate dell’Agro Nocerino-Sarnese e della Piana del Sele vi sono il Cilento, il Vallo di Diano e numerosi piccoli comuni delle aree interne. In queste realtà vivono molti anziani, spesso soli e talvolta lontani dai principali servizi sanitari. È qui che un’ondata di calore prolungata può diventare particolarmente pericolosa. Per questo non è sufficiente diffondere genericamente il consiglio di bere molto e non uscire nelle ore più calde. Serve una strategia sanitaria territoriale organizzata, capace di individuare preventivamente le persone fragili e di raggiungerle prima che arrivino al Pronto Soccorso. Il medico di medicina generale possiede una caratteristica che nessun algoritmo e nessuna struttura ospedaliera possono sostituire: conosce i pazienti, le loro patologie, le terapie che assumono e spesso anche il loro contesto familiare e sociale. In una popolazione anziana e affetta frequentemente da più patologie, questo patrimonio di conoscenza rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione. Durante le ondate di calore può essere necessario verificare l’idratazione, controllare pressione arteriosa e funzione renale e, sempre sulla base della valutazione clinica individuale, rivalutare terapie potenzialmente critiche in condizioni di disidratazione. È altrettanto importante identificare gli anziani soli e i pazienti che vivono in abitazioni non adeguatamente climatizzate. AFT e Case di Comunità devono diventare strumenti reali di prevenzione La riorganizzazione dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 e dall’Accordo Integrativo Regionale della Medicina Generale deve essere utilizzata anche per affrontare queste nuove emergenze. Le Aggregazioni Funzionali Territoriali, le Case di Comunità, gli infermieri e i servizi sociali dei Comuni possono costituire una rete straordinariamente efficace, ma occorrono organizzazione, personale e risorse. La risposta al caldo non può consistere soltanto nell’allungare gli orari di apertura delle strutture. Occorre utilizzare il territorio per fare medicina di iniziativa: individuare i fragili, contattarli, monitorarli e intervenire prima della comparsa delle complicanze. Per questo FIMMG Salerno ritiene necessario che l’ASL e le istituzioni locali prevedano protocolli condivisi per le ondate di calore, con collegamento tra Medicina Generale, distretti sanitari, servizi sociali e Protezione Civile. Il cambiamento climatico entra negli ambulatori Per molti anni il cambiamento climatico è stato considerato soprattutto un problema ambientale. Oggi non è più possibile farlo. Le temperature estreme incidono sulle malattie cardiovascolari e respiratorie; gli incendi peggiorano la qualità dell’aria; siccità ed eventi estremi possono influenzare disponibilità di acqua, agricoltura e sicurezza alimentare. La stessa The Lancet insiste da anni sul concetto che politiche climatiche e politiche sanitarie sono ormai inseparabili. Per la Medicina Generale questo significa anche modificare progressivamente il modo di lavorare. Nel prossimo futuro dovremo probabilmente considerare le ondate di calore come oggi consideriamo l’influenza stagionale: eventi prevedibili sui quali costruire programmi preventivi rivolti alle persone più vulnerabili. Potremmo immaginare, ad esempio, che all’arrivo di un’allerta meteo i sistemi informativi della Medicina Generale consentano di individuare automaticamente i pazienti ultraottantenni, quelli affetti da scompenso cardiaco, insufficienza renale, BPCO o sottoposti a determinate terapie, permettendo al medico e al personale di studio di contattare prioritariamente chi è maggiormente a rischio. Questa sarebbe vera innovazione: utilizzare organizzazione, tecnologia e conoscenza clinica per prevenire le emergenze invece di rincorrerle. Non aspettiamo la prossima emergenza L’editoriale di The Lancet deve essere letto anche a Salerno come un avvertimento. Non possiamo impedire da soli l’aumento delle temperature globali, ma possiamo certamente ridurre le conseguenze sanitarie sulla nostra popolazione. Occorre rafforzare la Medicina Generale, rendere pienamente operative le AFT, integrare medici, infermieri, distretti e servizi sociali e costruire registri territoriali dinamici della fragilità. La Regione, l’ASL Salerno e i Comuni devono considerare le ondate di calore non più eventi eccezionali, ma una componente prevedibile della programmazione sanitaria estiva. Perché quando The Lancet scrive che «l’Europa brucia», non sta parlando soltanto degli incendi di Francia e Spagna. Sta descrivendo un cambiamento che interessa già anche noi. E la Sanità territoriale deve essere pronta ad affrontarlo. *Segretario Provinciale Generale FIMMG Salerno

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