Di Antonio Manzo
Lui si chiama don Damiano Modena. Da qualche fiorno è parroco ad Agropoli alla chiesa Maria Immacolata. Lui è un personaggio, ma ama schernirsi, quasi volersi annullare per passare inosservato. Ma il vescovo di Vallo della Lucania, monsignor Vincenzo Calvosa, ha deciso di fargli continuare il tour sacerdotale nel Cilento per nominarlo ad Agropoli dopo una lunghissima serie di impegni nelle parrocchie cilentane di Campora, Laurino, Stio, Gorga, Centola, Foria, San Severino, Palinuro, Laurito, Alfano, Montano Antilia, Capaccio, Massa ed Ogliastro Cilento dove, dal settembre 2016, è stato titolare di Santa Croce e di San Nazario nella frazione Finocchito. Ma lui è don Damiano Modena? Basta chiedere ad un parrocchiano per avere una labile conferma , su una storia ma mai del tutto raccontata per la sua straordinaria esperienza di vita e sacerdotale: è l’uomo che ha accompagnato il cardinale Carlo Maria Martini da settembre 2003 a dicembre 2012, fino al giorno della morte. Inutile fare la posta del cronista all’ingresso della Chiesa di Agropoli. Lui fugge, non intende parlare. Ma, stavolta, non potrà più farlo perché lui è uno dei segretari particolari intervistati per raccontare Martini da vicino. Il docente teologo Marco Vergottini ha messo insieme dieci voci per un ritratto in controluce del famoso prelato finito ad un passo dal papato quando fu eletto Benedetto XIV il cardinale Joseph Ratingzer. Il volto del cardinale Martini fu ripreso dalle telecamere il giorno dei funerali mentre il vento sfogliava il Vangelo posto sulla bara del Papa. Per lui quelle folate furono il silenzio della parola. A Benedetto XVI presentò don Damiano come amava fare con tutti, con affetto: «Questo è don Damiano, il nostro pagliaccio». Ben sapendo che il giovane confratello è molto di più. Il bastone della sua vecchiaia da malato cronico. Il segretario fidato. L’autista. Il chierichetto nella messa celebrata in camera. Il badante che lo solleva dal letto al mattino e lo aiuta a coricarsi la sera. L’inserviente che lo assiste durante la doccia e lo veste, l’infermiere che gli posiziona l’Urocontrol, un catetere esterno applicato a chi non può più alzarsi in piedi. Per lunghi 35 mesi fu vicino al cardinale Carlo Maria Martini, nei suoi ultimi tre anni di vita, all’Aloisianum, Istituto di studi filosofici dei Gesuiti a Gallarate. Comincia così la storia breve ma intensa di don Damiano Modena che lascia la natia Bussolengo per il Cilento dove, lontano dalla sua terra veronese, a 26 anni, il 13 agosto 1994, Damiano Modena viene ordinato sacerdote nella cattedrale diocesana di Vallo della Lucania. Lui ricorda il cardinale Martini, affettuosamente, come <un bambinone che, a volte, consentiva giochi e battute>. Pochi mesi prima, nel luglio del 2009, don Damiano passa insieme al cardinale Martini le vacanze nella Val Formazza, al confine fra Piemonte e Svizzera. Al termine della loro ultima passeggiata serale, l’ex arcivescovo di Milano, colpito 13 anni prima dal morbo di Parkinson, chiede a bruciapelo a don Modena: «Te la sentiresti di accompagnarmi fino alla morte?». Don Damiano risponde «Padre, se pensa che io possa essere la persona giusta, sì, anche oltre!». Con lo slancio dei suoi 40 (ne compirà 54 il 17 ottobre), il sacerdote veronese accetta di seguire il grande biblista anche nella morte: «I miei genitori manco sapevano chi fosse». Da uomo di studi, il cardinale Martini non ha alcuna simpatia per la tv. «Lo convinco ad accettarne una in camera. La mattina, appena sveglio, dopo aver ingoiato la prima pastiglia di dopamina e ascoltato a tutto volume Mozart che gli da l’energia per ricominciare, guarda Heidi, il cartone animato. Un pomeriggio vede insieme Batman. Il cardinale commenta sorpreso: “Incredibile, mai visto evoluzioni simili, neppure al circo». Don Damiano ha avuto docenti bravi e eccellenti. Il suo preside a Napoli è Bruno Forte, raffinato e apprezzato teologo mondiale, arcivescovo di Chieti-Vasto verso la pensione E’ proprio don Bruno che lo porta dal cardinale con il quale c’è un’amicizia forte e radicata, al punto che si danno del tu. Don Damiano si laurea con 110 e lode. Poi la sua grande storia di sacerdote che lui vuole fuggire per non raccontarla. Ad Agropoli è già sera. Da oggi Agropoli saprà del dono del vescovo Vincenzo Calvosa. .
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