La campagna di ResQ per riprendere le attività di soccorso nel Mediterraneo

I gravi danni causati dal ciclone Harry in Sicilia a inizio anno hanno reso inutilizzabile la nave dell’organizzazione umanitaria ResQ – People Saving People, costringendo l’ong a interrompere le proprie missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Per riprendere le sue importante attività (da 2021 ha salvato 496 persone), ResQ ha lanciato la campagna “Insieme torniamo in mare“, volta a raccogliere fondi per una nuova imbarcazione.

La campagna di ResQ per riprendere le attività di soccorso nel Mediterraneo
La nave dell’organizzazione umanitaria ResQ – People Saving People.

La raccolta fondi e la social challenge

La campagna si sviluppa attraverso una serie di iniziative, tra cui una raccolta fondi e la social challenge “Mille barchette, una nave”, che invita i sostenitori di ResQ a postare sui social un video in cui viene realizzata – appunto – una barchetta di carta. Diversi i volti noti della cultura e dello spettacolo che hanno già scelto di sostenere la campagna: da Gad Lerner a Paolo Fresu, fino Stefania Rocca, Alessandro Bergonzoni e Ferdinando Vicentini Orgnani.

L’asta solidale con gli oggetti della ResQ People

La raccolta fondi è stata affiancata anche da un’asta solidale sulla piattaforma online Charity Stars, che ha messo in vendita oggetti simbolici appartenuti alla nave ResQ People e strumenti di bordo utilizzati durante le missioni di ricerca e soccorso: dai salvagenti alla bussola, dalle carte nautiche al termometro di bordo, dall’amperometro fino ai manometri della sala macchine. Alcuni di questi oggetti sono stati montati su supporti in legno recuperato dai barconi naufragati sulle coste siciliane, lavorato dalla cooperativa sociale Rò La Formichina (Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII).

La campagna di ResQ per riprendere le attività di soccorso nel Mediterraneo
Soccorso in mare da parte di ResQ.

Il presidente: «Abbiamo perso un’imbarcazione, non la ragione per cui l’avevamo messa in mare»

«ResQ è nata dalla convinzione che salvare una vita non sia una scelta politica, ma un dovere umano e un obbligo sancito dal diritto del mare. Per questo, nel 2020, abbiamo deciso di fare la nostra parte: mettere in mare una nave della società civile per soccorrere chi è in pericolo e testimoniare ciò che accade lungo una delle frontiere più drammatiche del nostro tempo. Oggi quella nave non c’è più. Il ciclone Harry l’ha distrutta, ma non ha cancellato la responsabilità che sentiamo verso le persone che continuano ad attraversare il Mediterraneo rischiando la vita», ha dichiarato Luciano Scalettari, cofondatore e presidente di ResQ – People Saving People. «Abbiamo perso un’imbarcazione, non la ragione per cui l’avevamo messa in mare. Ogni giorno in cui ResQ non è presente nel Mediterraneo è un giorno in cui manca una presenza civile capace di soccorrere, testimoniare e affermare un principio semplice: nessuna persona dovrebbe morire perché non ha trovato qualcuno disposto a tenderle una mano. Per questo lanciamo la campagna “Insieme, torniamo in mare”. Chiediamo a tutti di aiutarci a ripartire, perché nel Mediterraneo anche poche ore, talvolta pochi minuti, possono fare la differenza tra un salvataggio e una strage e noi vogliamo tornare al più presto a fare la differenza».