di Erika Noschese
Giovani e imprenditoria: un binomio tutt’altro che semplice, ma certamente non impossibile. In un’epoca in cui si parla sempre più spesso di fuga dei cervelli e di ragazzi che scelgono di cercare opportunità professionali lontano dall’Italia, o che faticano a trovare la propria strada nel mondo del lavoro, c’è anche chi decide di investire sul proprio territorio, trasformando impegno, sacrificio e determinazione in una concreta realtà imprenditoriale. Tra questi c’è Gennaro Marzullo, giovane imprenditore salernitano che rappresenta l’esempio di come fare impresa oggi sia una sfida complessa, ma non irrealizzabile. Con competenza, dedizione, spirito di sacrificio e una forte passione per il proprio lavoro, è riuscito a costruire un percorso di crescita costante, dimostrando che la perseveranza può fare la differenza. Oggi Gennaro Marzullo è tra i protagonisti della gestione della rete di supermercati del Gruppo Marzullo, presente con numerosi punti vendita in diversi comuni della provincia di Salerno. Un percorso imprenditoriale che testimonia come, nonostante le difficoltà economiche e le sfide del mercato, sia ancora possibile creare valore, generare occupazione e guardare al futuro con fiducia, puntando su professionalità, innovazione e radicamento nel territorio. Giovane imprenditore salernitano, cosa significa oggi essere imprenditore e, soprattutto, un giovane? «Essere imprenditore oggi significa prima di tutto assumersi una grande responsabilità verso le persone: i dipendenti, le loro famiglie e i clienti che ogni giorno varcano la soglia dei nostri supermercati. Farlo da “giovane” aggiunge una sfida in più, quella di doversi guadagnare il rispetto sul campo ogni singolo giorno, dimostrando concretezza e cercando di imparare sempre di più per poter contribuire in prima persona alla crescita della propria azienda. Ma al di là della gestione quotidiana, significa avere il coraggio di credere al massimo in un progetto. L’imprenditoria vera non nasce dall’ossessione per il guadagno economico, ma dalla passione viscerale per quello che si fa. Quando ami davvero il tuo lavoro, la dedizione diventa naturale: metti la testa, il cuore e il tempo in un’idea, spingendola fino in fondo anche nei momenti di difficoltà. Se alla base c’è questo tipo di amore e di rispetto per quello che costruisci, i risultati economici arrivano di conseguenza, ma la vera soddisfazione resta aver dato forma a un sogno con le proprie mani e aver fatto la differenza per il proprio territorio». Quali sono oggi i principali ostacoli che un giovane imprenditore deve affrontare a Salerno? «I principali ostacoli sono legati alla velocità e alla sostenibilità economica dell’impresa. Da un lato c’è la burocrazia, i cui tempi spesso rallentano la realizzazione dei progetti e gli investimenti sul territorio. Dall’altro lato c’è una pressione costante sui costi di gestione aziendale. Oggi fare impresa significa fare i conti quotidianamente con spese energetiche elevate, costi della logistica, forniture, adempimenti strutturali e la gestione del personale. La vera sfida per un giovane imprenditore è riuscire a bilanciare questa complessa struttura dei costi con l’efficienza operativa, mantenendo sempre alti gli standard di qualità del servizio senza trasferire i rincari sul cliente finale. A questo si aggiunge un tema delicatissimo: la ricerca di personale. Oggi è sempre più difficile trovare giovani disposti a mettersi in gioco con costanza e visione a lungo termine, ma al tempo stesso c’è una forte mancanza di percorsi formativi sul territorio che preparino davvero al mondo del lavoro. Per noi la squadra è tutto: il valore della nostra azienda passa dalle mani e dai sorrisi di chi sta al banco o alle casse. Per questo, la vera scommessa oggi non è solo trovare talenti, ma saperli motivare, formarli e farli sentire parte di un progetto comune, dimostrando che anche qui al Sud si può costruire una carriera solida e dignitosa». Salerno, così come la provincia, sostiene davvero chi vuole fare impresa? «La risposta sta nell’incredibile potenziale di questa terra. Da un lato c’è la risposta della gente: i salernitani hanno un cuore enorme, riconoscono il valore del lavoro ben fatto e sanno premiarlo con una lealtà straordinaria. Da questo punto di vista, la comunità è il nostro primo e più forte sostegno. Dall’altro lato, c’è un tessuto istituzionale ed economico con cui il dialogo è aperto, ma che vive le tipiche complessità dei tempi moderni. Non parlerei di mancanza di sostegno, ma di una grande opportunità ancora da cogliere: quella di fare sempre più sistema. Salerno ha le carte in regola per diventare un punto di riferimento per l’intero Mezzogiorno; per riuscirci serve un’alleanza ancora più stretta e snella tra la visione delle istituzioni e il coraggio di chi fa impresa sul campo. Ognuno deve fare la propria parte con senso di responsabilità, perché quando un’azienda cresce sul territorio, cresce la qualità della vita di tutta la comunità». Le istituzioni locali ascoltano le esigenze degli imprenditori? «Il dialogo c’è e la disponibilità ad ascoltare non manca. La vera differenza, però, la fanno i tempi. Nel mondo del commercio di oggi bisogna prendere decisioni veloci, perché i problemi delle famiglie e delle aziende si ripercuotono nel quotidiano. La burocrazia, per sua natura, ha invece tempi molto più lunghi. Non chiediamo corsie preferenziali o favori, ma solo strumenti più semplici e risposte più rapide per poter lavorare bene. Quando un’azienda investe sul territorio crea lavoro e servizi per tutti: se riusciamo a snellire i tempi concreti, a beneficiarne è l’intera città». Molti giovani scelgono di andare via. Lei perché ha deciso di restare? «Chi parte per inseguire un sogno o un’aspirazione diversa ha tutto il mio rispetto: lasciare casa richiede coraggio e non va mai giudicato. Per me e per la mia famiglia, la scelta è stata diversa, ma altrettanto profonda. Abbiamo deciso di restare per dare continuità a quello che con tanta dedizione è stato costruito negli anni, guidati da un amore viscerale per la nostra terra e dalla convinzione sincera che Salerno e la Campania abbiano un valore inestimabile. Per noi non si tratta solo di fare impresa, ma di custodire e far crescere un legame con la comunità in cui siamo nati. Restare è stata una scelta di cuore, ma anche di responsabilità: crediamo in questo territorio e vogliamo fare la nostra parte per far sì che un domani un giovane salernitano possa scegliere di rimanere qui, non per necessità, ma perché trova un’opportunità concreta in cui realizzare il proprio futuro». Cosa direbbe a un suo coetaneo che vorrebbe aprire un’attività ma ha paura di fallire? «Gli direi prima di tutto che la paura non è un difetto o un problema, ma è qualcosa che ci metti in guardia e ci fa agire. Oggi viviamo in un’epoca che corre a una velocità mai vista, dove l’incertezza è un aspetto quotidiano da affrontare e la tentazione di restare fermi per non rischiare è fortissima. Ma c’è una verità che dobbiamo ricordarci: restare fermi fa molti più danni rispetto al fallimento. Fallire non significa essere un fallito, significa aver avuto il coraggio di testare le proprie idee sul campo e imparare dai propri errori. In un mondo in continua trasformazione, l’unico vero errore è restare spettatori della propria vita. A un mio coetaneo direi: non guidare d’istinto, guida con la testa, ma fai battere il cuore. Servono studio, preparazione, umiltà nell’imparare dagli errori e la capacità di adattarsi ogni singolo giorno. Se dentro hai una visione solida, la disciplina per portarla avanti e la passione per quello che fai, la paura deve diventare il tuo carburante, non il tuo freno. Meglio costruire qualcosa di tuo con rispetto e criterio, affrontando gli ostacoli a testa alta, che vivere un domani con il peso del “chissà come sarebbe andata”. Il futuro non si aspetta, si costruisce». Crede che oggi fare impresa sia più difficile rispetto a dieci anni fa? «Non so se sia più difficile o più facile, sicuramente è del tutto diverso, anche perché ero solo un ragazzino. Credo però che dieci anni fa il mercato era più prevedibile. Oggi tutto corre a una velocità quadruplicata: i consumi cambiano rapidamente, le esigenze cambiano quotidianamente, la digitalizzazione è indispensabile, e tutto ciò comporta un impatto immediato sui carrelli della spesa. È un’epoca che perdona meno gli errori, ma che premia enormemente chi sa adattarsi rapidamente e sa rimanere vicino alle esigenze reali della gente».
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