Carte di credito aziendali utilizzate per spese personali con un presunto danno erariale di oltre 314mila euro. È quanto viene contestato in un invito a dedurre notificato dai finanzieri del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Napoli, su delega della Procura regionale per la Campania della Corte dei conti, nell’ambito di un’indagine sulla gestione di un ente sanitario pubblico.
L’attività di polizia erariale avrebbe fatto emergere “plurimi profili di irregolarità”. In particolare, dagli accertamenti sarebbe emerso l’utilizzo di credito aziendali per il pagamento di spese di ristorazione, vitto, alloggio, gioielleria, abbigliamento, agenzie di viaggio, carburante e di altri esborsi risultati privi della documentazione giustificativa e degli elementi necessari a dimostrarne l’effettiva riconducibilità alle finalità istituzionali.
L’INDAGINE
Inoltre, spiegano le Fiamme gialle sarebbe stata riscontrata la pressoché totale assenza di note spese, relazioni di missione, documentazione fiscale, indicazione dei beneficiari delle prestazioni e delle motivazioni delle trasferte, con conseguente impossibilità di verificarne l’inerenza all’attività istituzionale.
Gli accertamenti hanno riguardato anche l’utilizzo delle auto di servizio dell’ente. Dall’analisi dei diari di bordo, dei contratti di noleggio, dei registri di utilizzo e dei dati telepass sarebbe emerso un impiego continuativo (talvolta anche notturno) dei veicoli per gli spostamenti tra il luogo di residenza e la sede di servizio, nonché il sostenimento di spese di carburante effettuate prevalentemente in distributori ubicati in prossimità della residenza dell’utilizzatore.
Secondo quanto emerso dalle indagini, tali costi sarebbero risultati estranei alle esigenze istituzionali dell’ente e, pertanto, non rimborsabili. All’esito dell’istruttoria è stato contestato un presunto danno erariale derivante da spese ritenute prive del requisito dell’inerenza alle finalità istituzionali, per un importo complessivo di oltre 314mila euro.
IL DESTINATARIO DELL’INVITO A DEDURRE
È Antonio Limone, all’epoca dei fatti contestati prima commissario e poi direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Izsm) di Portici, il destinatario dell’invito a dedurre da oltre 314mila euro.
L’Izsm è un ente pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero della Salute che ha sede principale a Portici e che, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, svolge il ruolo di organismo tecnico-scientifico per le Regioni Campania e Calabria.
Limone, 64 anni, dal 9 agosto 2025 direttore generale dell’Asl di Caserta.
LIMONE: «CHIARIRÒ LA MIA POSIZIONE»
«In riferimento alle notizie d’informazione diffuse in queste ore, preciso che quanto notificato dalla Procura regionale della Corte dei Conti è un invito a fornire deduzioni e come tale un atto previsto dall’ordinamento che mi consentirà, entro i prossimi 45 giorni, di fornire chiarimenti e documentazione a pieno sostegno della mia posizione». Lo dichiara in una nota il direttore generale dell’Asl di Caserta, Antonio Limone.
«Pienamente fiducioso nella Magistratura, – conclude il dirigente – sono certo che ogni giudizio venga espresso esclusivamente all’esito del contraddittorio, nel pieno rispetto dell’imparzialità, del diritto di difesa e della presunzione di non colpevolezza, così come dimostrato linearmente in altre sedi».
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