A New York la Spagna ha vinto la Coppa del Mondo. In Italia l’hanno guardata milioni di persone, e tra queste ci sono ragazzi di vent’anni che ne avevano otto l’ultima volta che gli Azzurri hanno giocato un Mondiale. Cioè Brasile 2014 (un fallimento, usciti ai gironi). Poi sono arrivati i disastri contro Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia ai rigori a Zenica. Se l’appuntamento buono sarà il 2030, quei giovani avranno attraversato l’intera adolescenza senza un giugno Azzurro. Il direttore tecnico della Figc e presidente del Club Italia Paolo Maldini e l’advisor strategico Leonardo hanno passato a Barcellona il fine settimana in cui finiva il Mondiale, per offrire a Pep Guardiola la panchina della Nazionale. Tre giorni di lavoro, un piano quadriennale, pieni poteri tecnici. In attesa della risposta, nella short list restano Roberto Mancini e Andrea Pirlo. Come finirà?
Va riconosciuto: il tentativo per l’allenatore catalano è il più ambizioso che la Federazione potesse fare e smentisce chi ha letto la nuova area tecnica come un esercizio di potere interno. Ma il dettaglio che conta è un altro, e lo ha riferito Sky Sport. Per Guardiola l’ostacolo non è tanto l’ingaggio, quanto le prospettive del progetto, lo stato del movimento italiano e le riforme che servirebbero per farne nascere uno nuovo. Il miglior tecnico del mondo, a cui i soldi in questo momento interessano poco, sta esitando sul prodotto. È la diagnosi più autorevole disponibile e arriva da qualcuno che non ha alcun interesse in gioco.
I conti piangono: un danno diretto da oltre 50 milioni
Un po’ di numeri. Il contratto con Adidas, sponsor tecnico dal 2023, vale circa 30 milioni e conteneva un malus da 9,6 milioni per la mancata qualificazione. Telepass non ha rinnovato. Nel budget 2026 la Figc aveva già iscritto una riduzione dei corrispettivi commerciali di 9,5 milioni e un risultato negativo per 6,6, costruito ipotizzando esattamente ciò che è poi accaduto. Tra premio Fifa, malus, merchandising e accordi mai firmati, Unimpresa stima un danno diretto oltre i 50 milioni.

Poi c’è il danno che non entra in nessuna riga di bilancio. La fedeltà sportiva di un ragazzino si forma tra i 10 e i 16 anni, e in quella fascia c’è una fetta intera di italiani che ha allocato altrove tempo, abbonamenti e magliette. Ogni ciclo perso brucia clienti futuri, probabilmente per sempre.
La data che non si può bucare: l’Europeo 2032 in casa
C’è una scadenza che molti dimenticano o sottovalutano: nel 2032 l’Europeo si gioca in Italia, che organizza l’evento assieme alla Turchia, e il presidente federale Giovanni Malagò l’ha già indicato come priorità. Da Paese ospitante l’Italia sarà qualificata di diritto (almeno quello).

Qui sta la trappola. Gli Azzurri scenderanno in campo davanti al proprio pubblico, con la massima esposizione internazionale e i massimi ricavi potenziali, a prescindere da quanto saranno forti. Se arriveranno a quell’appuntamento senza aver giocato un Mondiale dal 2014, il torneo di casa diventerà la certificazione del declino, trasmessa in 80 Paesi. Sei anni sono il tempo che serve a una riforma dei vivai per dare i primi effetti. E sono anche il tempo che resta a quella fatidica data.
Il cv di Pirlo non convince: una scelta al risparmio
Se Guardiola dice no, la scelta si restringe. Il curriculum di Pirlo piange. A Dubai ha ottenuto la promozione dalla First Division con lo United FC, club fondato nel 2022. La First Division è la seconda serie di un Paese che schiera 14 squadre nel massimo campionato e 14 in quello immediatamente sotto: 28 club professionistici in tutto, contro i 100 che l’Italia mette in campo tra A, B e C. Il professionismo emiratino esiste da 18 stagioni, e nella divisione da cui Pirlo è salito ogni club può registrare due soli stranieri con contratto professionistico, mentre tutti gli altri tesseramenti possono essere non professionistici.

Prima, nella carriera di Pirlo c’è stata una stagione alla Juventus con vittoria di Coppa Italia, Supercoppa e quarto posto. Quindi l’esonero al Karagümrük, in Turchia (squadra lasciata al nono posto in classifica), e quello alla Sampdoria dopo un punto in tre giornate, in Serie B. Non si intravede nulla di ciò che serve a un commissario tecnico: gestire giocatori forti, visti 40 giorni l’anno, in partite secche sotto pressione totale.
Sul piano economico il ragionamento è impietoso. Un ct con questo profilo produce zero riprezzamento commerciale il giorno dell’annuncio. Nessun partner ritocca una voce di listino per il vincitore della cadetteria emiratina. Il ritorno, ammesso arrivi, matura solo a risultato conseguito, nel 2028 nell’ipotesi migliore.
L’intervento di Puma che servì per portare Conte in Azzurro
In cambio, la Federazione risparmia qualche milione. Gennaro Gattuso, il volto del tracollo ai playoff 2026, guadagnava 800 mila euro, prima di lui Luciano Spalletti 2,8 milioni. Antonio Conte al Napoli percepiva tra gli 8 e i 9 netti e oggi fa sapere che sotto i 4 non è disposto ad aprire la trattativa. Nel 2014, per portarlo in azzurro la prima volta, servì l’intervento di Puma, allora sponsor tecnico, che coprì circa metà di un ingaggio intorno ai 3,5 milioni.
Sull’altro ex ct Roberto Mancini pesa un precedente che riguarda proprio la tenuta di un progetto lungo: lasciò la Nazionale a ciclo aperto, nell’agosto 2023, per la ricca panchina dell’Arabia Saudita.

Quindi l’opzione Pirlo porterebbe a un risparmio di tre o quattro milioni, scegliendo però di non investire proprio quando l’asset costa meno rilanciarlo.
Il nodo del sostegno economico da parte della Lega Serie A
Giovedì 23 luglio l’assemblea della Lega Serie A discute la proposta annunciata dal presidente e amministratore delegato dell’Inter Beppe Marotta: i club cercheranno una forma di sostegno alle finalità di alto livello della Federazione, in pratica un contributo all’ingaggio del ct. Allo stesso tavolo Malagò, Maldini e Leonardo presenteranno il progetto tecnico.

L’obiezione va affrontata prima che la sollevino gli altri. Un ct pagato dai club che gli forniscono i giocatori è un ct catturato, e le clausole di indipendenza sulle convocazioni non valgono niente: la pressione arriverebbe comunque, via telefono.
Uno sponsor non indirizza la scelta di un allenatore piuttosto che di un altro
Malagò ha però indicato lui stesso la via d’uscita, spiegando che uno sponsor non indirizza un sostegno per prendere un allenatore piuttosto che un altro, mentre può dire alla Federazione dove indirizzare il proprio investimento. E sui conti ha aggiunto una frase che vale come metodo: «Prima devi impegnarti e poi trovare le soluzioni».

La soluzione può essere questa: club e sponsor conferiscono risorse a una fondazione di partecipazione, il cui scopo statutario è vincolato alle scuole calcio e ai settori giovanili. Il denaro dunque non sfiora la Nazionale maggiore. La Figc vede liberarsi le risorse proprie oggi impegnate su quelle voci e le rialloca dove crede, allenatore compreso. Il precedente contabile esiste: nel 2022 la Federazione destinò 4,9 milioni, il 20 per cento degli utili commerciali, a un fondo vincolato per impianti e vivai.
Perché regga servono tre cose. I conferenti stanno fuori dagli organi di governo, altrimenti si è solo aggiunto un passaggio al problema. Il conferimento è irrevocabile, così nessuno chiude il rubinetto a metà ciclo. La dotazione dura 10 anni contro i due o quattro del contratto dell’allenatore: se il finanziamento sopravvive al ct, non stava pagando il ct, e lo si verifica leggendo due bilanci.
Organizzazione e metodologia: l’esempio Luis de la Fuente
Malagò ha portato l’esempio giusto. Luis de la Fuente, che ha vinto il Mondiale, viene dal settore giovanile spagnolo e quei giocatori li allenava già nelle Under. Il collega argentino Lionel Scaloni ha avuto una carriera modesta da calciatore ed è arrivato alla guida dell’Albiceleste dopo i rifiuti dei grandi nomi. Il presidente federale italiano ne trae dunque la conclusione corretta: prima si sistemano organizzazione e metodologia, poi si discute della persona.

Vale anche al contrario, e spiega perché il nome grosso serve comunque. Una riforma dei vivai produce i primi effetti nel 2032. Fino ad allora qualcuno deve tenere in piedi il negozio, qualificare la squadra a Euro 2028 e riaprire il mercato pubblicitario. Le due leve vanno mosse insieme, e la fondazione è ciò che permette di muoverle senza che la seconda comprometta la prima.
Guardiola serve a “comprare” il tempo che ci serve
Se Guardiola accetta, la Federazione avrà “comprato” il tempo che le serve. Se rifiuta, avrà almeno ricevuto gratis la diagnosi che le mancava, dalla fonte più autorevole del mestiere: il problema del calcio italiano non è chi siede in panchina. L’assemblea è giovedì. L’Italia torna in campo il 25 settembre a Roma contro il Belgio. E ci sono ragazzi di 20 anni che ancora aspettano.











