Olga Chieffi
Prosegue questa sera, alle ore 20, con il concerto Noctambule, diretto da Raphaël Pichon, bacchetta leader di uno dei più innovativi ensemble europei specializzati nell’esecuzione filologica, Pygmalion si è imposto sulla scena internazionale grazie a progetti originali che intrecciano ricerca musicologica e intensità teatrale, collaborando con le principali istituzioni musicali europee. In palcoscenico anche il baritono francese Stéphane Degout, interprete di riferimento del repertorio Liederistico. La serata verrà inaugurata da Der Doppelgänger, penultimo brano della raccolta pubblicata dopo la morte del compositore col titolo Der Schwanengesang. Come sappiamo, l’ editore Tobias Haslinger pubblicò questa serie di composizioni liederistiche, le ultime scritte da Schubert, pochi mesi dopo la morte del musicista. Nell’ autografo i tredici brani si susseguono nell’ ordine rispettato per la pubblicazione, ma non esistono indicazioni che facciano pensare a un ciclo unitario come nel caso di Die Winterreise e Die schöne Müllerin. Alcune lettere del musicista ipotizzano anzi l’ intenzione di pubblicare separatamente la serie di Lieder su testo di Heinrich Heine della quale Der Doppelgänger è il brano conclusivo. Il titolo “Canto del cigno” fu scelto dall’ editore pensando al fatto che si tratta delle ultime pagine composte da Schubert.L’impostazione di ogni strofa Der Doppelgänger” è diversa, ma non del tutto: la canzone è una sorta di passacaglia sul tema delle prime quattro battute. Questa ambigua progressione armonica è composta da accordi che mancano di una nota, lasciando poco chiaro quale sia l’armonia. Il primo accordo manca di una terza, quindi potrebbe essere si maggiore o si minore. La seconda ha solo l’intervallo di una terza, quindi non è chiaro se si tratti della seconda inversione di un accordo di re diesis minore o della prima inversione di fa diesis maggiore. Questa ambiguità si risolve solo con l’ingresso della voce, quando si stabilisce l’armonia di si minore. A seguire il primo movimento dell’ Incompiuta di Franz Schubert l’Allegro Moderato. Un alone di mistero avvolge ancora la genesi e la composizione del capolavoro sinfonico di Schubert, la Sinfonia n. 8 “Incompiuta”, chiamata così perché priva degli ultimi due movimenti rispetto ai quattro complessivi che tradizionalmente costituivano, nel periodo classico, questa forma. L’unica certezza è la data di composizione, 30 ottobre 1822, apposta da Schubert sull’autografo che egli stesso inviò all’amico Hans Hüttenbrenner, esponente della Società Musicale Stiriana di Graz, in segno di gratitudine per la nomina a membro onorario. Su questa sinfonia, eseguita per la prima volta postuma ben 43 anni dopo la sua composizione, il 17 dicembre 1865 a Vienna sono state formulate diverse ipotesi, delle quali alcune, per quanto suggestive, sono del tutto destituite di fondamento. La tesi, sostenuta, tra gli altri, da Alfred Einstein, secondo il quale Schubert avrebbe considerato la sinfonia un lavoro perfettamente compiuto soltanto con due movimenti, è smentita dall’esistenza della versione pianistica quasi completa di uno Scherzo, del quale il compositore portò a termine l’orchestrazione delle prime due pagine. Sul primo movimento, Allegro moderato, che della forma-sonata conserva solo l’apparenza esteriore, dal momento che i due temi si sviluppano in modo libero, il critico musicale Eduard Hanslick così si è espresso: “Quando dopo le battute di introduzione, il clarinetto e l’oboe all’unisono elevano il loro dolce canto [primo tema] sul quieto mormorare dei violini, anche un bambino sente di quale compositore si tratta e la sala intera sussurra il nome: Schubert! Non è ancora entrato ma è come lo si conoscesse al passo, al suo modo di aprire la serratura. Su quella modulazione in minore contrasta il tema in sol maggiore del violoncello [secondo tema], un magnifico canto di Lied di piacevolezza quasi agreste, e allora ogni cuore ha un palpito come se Schubert dopo una lunga assenza comparisse in persona in mezzo a noi. Tutta questa parte è un dolce torrente di melodie chiaro come cristallo che lascia vedere ogni pietruzza sul fondo. E dappertutto un raggio di sole caldo, dorato filtra attraverso il fogliame!”. A seguire, il “Gruppe aus dem Tartarus”, un celebre Lied composto da Franz Schubert su testo dell’omonima poesia di Friedrich von Schiller, che descrive l’angoscia e i tormenti delle anime dannate nel Tartaro, l’inferno della mitologia greca. Schubert affrontò questo testo drammatico in due momenti diversi, la prima versione (D. 396), abbozzata nel marzo del 1816 e rimasta incompiuta e la seconda versione (D. 583, Op. 24 N. 1), composta nel settembre 1817 e pubblicata nel 1823. Il brano si distingue per una straordinaria modernità armonica e una forte carica espressiva. È un Lied durchkomponiert, in cui la musica segue fedelmente l’evoluzione psicologica del testo. La tensione vocale e strumentale cresce fino al culmine drammatico sulla parola “Ewigkeit” (Eternità), dove il tempo musicale sembra fermarsi per descrivere la condanna senza fine.
La stessa purezza melodica del primo, tempo dell’ “Incompiuta”, contraddistingue il secondo movimento, Andante con moto, che, ascolteremo in seguito. Dal punto di vista formale, è strutturato con la giustapposizione di due episodi dei quali il primo presenta un carattere pastorale venato da una certa tristezza, mentre il secondo è pieno di pathos nella melodia esposta dal clarinetto su un accompagnamento sincopato dei violini e delle viole. Anche il percorso armonico è più tortuoso con modulazioni continue che esprimono perfettamente l’inquietudine tipica del Romanticismo. Stéphane Degout si congederà dal pubblico del Ravello Festival con “Nacht und Träume” op. 43 n. 2 D 827, di Franz Schubert, un Lied per voce e pianoforte composto nel giugno 1823 su testo di Matthäus von Collin. È una gemma del romanticismo caratterizzata da una melodia sospesa e un accompagnamento arpeggiato che evoca un’atmosfera notturna e lunare: il testo poetico esplora la quiete della notte, dove i sogni scendono nel cuore degli uomini proprio come i raggi di luna. La seconda parte della serata sarà interamente dedicata alla esecuzione della Sinfonia n°1 di Johannes Brahms, datata 1876. Nell’ottobre di quell’anno Clara Schumann scriveva sul suo diario: «per me [nella Prima Sinfonia] manca lo slancio melodico anche se l’elaborazione è geniale». Ma in realtà l’opera non può essere definita in maniera così monolitica: è un percorso orientato che attraversa fasi molto diverse, passando dalle sguscianti idee dell’introduzione all’espansione cantabile del finale. È come se le tensioni dell’apertura, con i loro contrasti tematici nervosi, si distendessero in un squarcio di solarità, che getta una luce improvvisamente abbagliante sull’intera sinfonia. C’è il lirismo sognante del secondo movimento, dove l’eroe canta un tema teso tra i più incantevoli di tutta la storia della musica. Il terzo movimento è una pagina sfuggente, che si muove strisciante un po’ come accade nello Scherzo della Quinta Sinfonia di Beethoven. Ma la sintesi dell’intera composizione è racchiusa nel finale, il racconto di un viaggio dall’oscurità alla luce, che prende spunto da un’introduzione buia, fatta di materiale ampiamente tratto dal primo movimento. Poi, il corno introduce un messaggio rappacificante, prima che i violoncelli si abbandonino a una corale, chiaramente imparentato con il tema dell’inno Alla gioia della Nona Sinfonia di Beethoven. È l’avvento di un luminoso canto di ringraziamento, che disintegra le tensioni accumulate portando a compimento il complesso percorso della sinfonia.
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