Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco

Poco meno di due settimane. È il tempo che le forze di maggioranza hanno a disposizione per riuscire a trovare l’intesa sul tema delle preferenze, prima che la proposta di legge elettorale passi all’esame della Camera.

Il centrodestra ancora diviso sulle preferenze

La data da cerchiare sul calendario è quella del 14 luglio, una settimana dopo rispetto all’iniziale ipotesi del 7 luglio prevista per l’avvio delle votazioni. Un rinvio che dai banchi del centrodestra dicono essere logistico, dovuto alle difficoltà nel raggiungere il Parlamento a causa dei lavori sulla tratta ferroviaria verso Roma, ha ribadito il ministro meloniano Luca Ciriani, ma che in realtà appare come un tentativo di guadagnare ancora qualche giorno per riuscire a sciogliere il nodo dell’accordo. E infatti Matteo Salvini ha messo in chiaro, piccato, che non ci sono cantieri programmati e che i deputati e i senatori non avranno difficoltà a raggiungere la capitale. La verità è che il vertice degli sherpa di questa settimana non ha prodotto i risultati sperati. Fratelli d’Italia punta i piedi sulle preferenze, Forza Italia e Lega sono contrari a modificare un testo già frutto di compromessi. Nonostante le divergenze ancora non appianate, «non c’è alcuna intenzione da parte nostra di spaccare il centrodestra», assicurano dalle file del partito di Meloni. Anche in questo caso «un punto di equilibrio si troverà», con l’obiettivo di arrivare all’approvazione della proposta alla Camera entro la fine del mese. 

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco
Matteo Salvini (foto Ansa).

Il muro delle opposizioni contro lo spettro del premierato

Non ci stanno le opposizioni, per le quali anche se venissero inserite le preferenze non si risolverebbe l’impianto di una legge considerata sbagliata nel principio, a partire dal punto che andrebbe a sancire l’indicazione del nome del premier sulla scheda. Il presidente del M5s Giuseppe Conte lo ha detto a chiare lettere: «La loro proposta nasconde un premierato, siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale». Dello stesso avviso il leader di Avs Nicola Fratoianni, che in una recente intervista televisiva ha parlato di tentativo di «introdurre in Italia il premierato senza fare la riforma della Costituzione». E così anche i dem, con la capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera Simona Bonafè che in una nota ha rimarcato: «Non hanno avuto il coraggio di portare avanti il premierato perché erano consapevoli che i cittadini l’avrebbero bocciato e ora tentano di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso una legge ordinaria, modificando la legge elettorale».

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Lo spettro della batosta referendaria

«Qualsiasi riforma non c’entra con le elezioni dell’anno prossimo, una cosa non nega l’altra», tiene a precisare a Lettera43 un senatore di Fratelli d’Italia, convinto che «la riforma si farà». Quando? Ancora presto per dirlo. Dopo l’approvazione in Senato nel giugno 2024, il disegno di legge sul premierato è attualmente assegnato in commissione Affari costituzionali alla Camera. Di un’ipotesi di calendarizzazione nemmeno l’ombra. La frenata, secondo l’opinione diffusa tra i partiti di minoranza, sarebbe dovuta al colpo politico subito dal governo con la sconfitta al referendum sulla giustizia dello scorso marzo. Motivo per cui, ha spiegato la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga in un’intervista a La Repubblica, «il disegno di riforme istituzionali della destra è fallito» e si tenta ora di «far passare un premierato di fatto». Una narrazione, questa, respinta dai meloniani. «Se c’è una cosa che non ci spaventa è il confronto con l’elettorato», ha spiegato ancora il parlamentare FdI, pur ammettendo che sulla cosiddetta madre di tutte le riforme «c’è un iter complesso, soprattutto se i tempi sono quelli che abbiamo visto per la riforma della giustizia dove abbiamo dovuto affrontare un ostruzionismo pesantissimo». Il ragionamento da fare per il centrodestra, comunque, è un altro: se è vero che l’esito del referendum sulla giustizia «ha dimostrato che il centrosinistra è competitivo», allora «non si capisce perché non si appoggi questa proposta di legge elettorale. Siamo a fine legislatura e ci poniamo il tema di garantire alla futura legislatura altrettanti anni di governo». Insomma, le priorità sono evidenti: prima si cambiano le regole del gioco, poi si fa il resto. Sempre che ce ne sia il tempo.